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LA VOCE IRREDENTISTA N.38

Simbolo MIRI definitivo

Pubblichiamo il 38° numero de “La Voce Irredentista”, bollettino informativo del Movimento Irredentista Italiano.

Gli articoli all’interno:
– Viaggio nella Somalia italiana
– Malta e l’irredentismo (Parte I)
– La vicenda Palatucci: possiamo cantar vittoria?
– Fronte greco-albanese: un calabrese c’era

All’interno, oltre all’editoriale, anche l’abituale rubrica “Stoccata finale”.

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La Voce Irredentista n.38

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Buona lettura.

Il Consiglio Direttivo del Movimento Irredentista Italiano

ITALIANI CONTRO AUSTRIACI. I FATTI DI INNSBRUCK DEL 1904

La lotta degli italiani del Trentino e della Venezia Giulia per ottenere l’apertura di un’università italiana a Trieste raggiunse il culmine nel 1904, durante i “Fatti di Innsbruck”.

Sin dal 1848 al Reichstag di Vienna, per bocca di Pietro Kandler, maggiore storico triestino del diciannovesimo secolo, il tema dell’apertura di un’università italiana a Trieste era argomento di discussione. Nel corso del tempo la legittima battaglia per l’università italiana divenne oltretutto questione di principio, in quanto tra le varie nazionalità componenti il multietnico impero asburgico, quella italiana si vide discriminata a fronte delle aperture dell’università croata a Zagabria (1873), dell’università ceca a Praga (1882) e della presenza dell’antica università polacca a Cracovia e di quella più recente a Leopoli. Le cattedre italiane parallele, pure presenti in alcuni casi, non soddisfacevano la crescente esigenza della comunità italiana di una propria università in lingua. La sempre più massiccia presenza di italiani nelle università di Innsbruck, Graz e Vienna venne costantemente sottolineata dagli studenti per richiedere nuovamente l’apertura di un’università a Trieste (sintetizzata nel famoso motto “Trieste o nulla!”) o, perlomeno, una suddivisione linguistica della facoltà della città austriaca, vista come tappa verso il traguardo dell’ateneo nella città giuliana.

Il governo austriaco, temendo che un’università italiana in terra austriaca potesse Continua a leggere

Il mirabile podestà di Spalato: Antonio Bajamonti

Antonio Bajamonti Spalato, 18 settembre 1822 – 13 gennaio 1891 (2)Fra le figure più ingiustamente dimenticate della politica italiana dell’800 si deve sicuramente annoverare quella del dalmata Antonio Bajamonti, podestà di Spalato dal 1860 al 1882 (eccetto per il biennio 1864-1865), in un periodo in cui la città era soggetta al dominio dell’Austria.

Ultimo italiano a ricoprire tale carica, Bajamonti seppe segnalarsi dapprima per un costante impegno alla modernizzazione della sua città e alla pace tra slavi e italiani, e successivamente – al mutare in peggio delle condizioni dei propri connazionali – per la strenua e orgogliosa difesa dei diritti della minoranza italiana della Dalmazia contro le prevaricazioni dei nazionalisti croati appoggiate dal Continua a leggere

Pasqua 1916 – Pasqua 2015: per la Resurrezione della Patria

23 Aprile 1916 - Artiglieri italiani celebrano la Pasqua inviando singolari auguri agli austriaciIl Movimento Irredentista Italiano, nel giorno della Pasqua di Resurrezione, augura a tutti i patrioti una serena giornata nel segno della tradizione e dell’amor di Patria.

Esattamente, amor di Patria. Quel sentimento che anima noi ed il nostro lavoro, quell’ideale che non conosce interruzioni né soste festive.
Per questo, simbolicamente, vogliamo rivolgere il pensiero a tutti gli italiani che, nel giorno di Pasqua, si trovarono al fronte durante le guerre combattute per l’Unità e l’Indipendenza della Patria. A questo proposito, vogliamo proporre un estratto dal diario di Pasquale Attilio Gagliani, comandante d’artiglieria, nel quale quest’ultimo descrisse con efficacia gli eventi a cui prese parte nonché il ruolo assunto dall’artiglieria nell’economia del conflitto, così come gli effetti terribili che i bombardamenti provocarono nel fisico e nel morale dei soldati.
Gagliani partecipò alla Grande Guerra dall’inizio alla fine, comandando vari reparti d’artiglieria sul fronte del Carso e, in seguito alla rotta di Caporetto, sulla linea del Piave. Oltre a nutrire sentimenti monachici, Gagliani era un convinto assertore della guerra contro il mortale nemico austriaco e, nel corso del conflitto, si guadagnò la Medaglia d’Argento al Valor Militare e la promozione a colonnello. Morì dopo l’armistizio a Udine, nel settembre del 1923, in seguito allo scoppio di un ordigno che stava disinnescando.
Affidiamo alle parole del Colonnello Gagliani il messaggio che, in questa Pasqua del 2015, vogliamo trasmettere a tutti i patrioti: la necessità del sacrificio, il dovere dell’impegno costante, la splendente purezza del donarsi in tutto e per tutto alla Patria, oggi come allora anelante alla liberazione, richiamo racchiuso nel lugubre suono delle campane abbattute dall’artiglieria austriaca, descritto in questo passo del diario di Gagliani. Un invito, quindi, a non disperare ma, piuttosto, a seguirci nel nostro percorso. Difatti, meno di un anno e mezzo dopo questo episodio, le campane di tutta Italia suoneranno, stavolta festose, per celebrare la Vittoria e la liberazione delle terre irredente. Nulla è perduto per sempre. Spesso, l’unico ostacolo che incontriamo, è solamente la mancanza di volontà. Avanti per la nostra strada con fede incrollabile nella Resurrezione della Patria.
Ad maiora!

San Pier d’Isonzo (GO) – 16 aprile 1916, Domenica delle Palme

“Alle ore 8,30 incomincia un bombardamento sulla Chiesa di S.Pietro: fin dai primi colpi, da 152, si capisce che il tiro è diretto al campanile che fin dal principio della campagna è stato un ottimo osservatorio; attualmente era ancora usato come tale dall’artiglieria da fortezza. Nei giorni scorsi il nemico si è limitato ad eseguire per qualche ora al giorno dei colpi a shrapnels, con scoppi molto alti, per disturbare il personale che trovavasi sul campanile. Oggi però il tiro evidentemente aveva propositi più decisi, perché, con opportune correzioni, i colpi sono stati gradatamente condotti sul campanile, tanto che tre di essi hanno scalfita la base. Data la solidità della costruzione, nessuno però prevedeva la possibilità che si riuscisse a farlo crollare.

Dopo una breve sosta del fuoco, il tiro è stato ripreso verso le 10,30 con proietti di grosso calibro (da 240 o da 280); alcuni di questi però cadevano nei campi antistanti al campanile, altri sulle case vicine, fortunatamente vuote.
Verso le 11, sono incominciati a cadere colpi di grosso calibro, ad alto esplosivo. Noi osservavamo i risultati dall’argine che è presso la strada S. Pietro-Fogliano.
Alle 11,30 si sono succeduti, uno dopo l’altro, tre colpi da 305 che sono scoppiati sulle immediate vicinanze del campanile. Dal nostro posto abbiamo osservato che le campane si muovevano; ad un tratto abbiamo visto piegarsi da un lato tutta la parte superiore alla cella campanaria, il resto del corpo del campanile spezzarsi a metà e precipitare verso i campi. Durante la caduta si è inteso distintamente il suono delle campane, estremo saluto dei sacri bronzi, creati per le preghiere di pace e morti gloriosamente in guerra.

Ho provato come una stratta al cuore, come se avessi visto cadere un amico: dall’alto di quel campanile in alcuni giorni sereni ho ammirato lo splendido panorama del golfo di Trieste, con la bianca città in fondo, meta dei nostri sogni!”.

Dal diario di Pasquale Attilio Gagliani

In foto: Artiglieri italiani al fronte “celebrano”, a modo loro, la Pasqua del 1916 (23 Aprile), inviando dei singolari auguri agli austriaci.

12 Aprile 2014 – Il Movimento Irredentista Italiano a Bellante (TE) per ricordare e costruire

 

Il 12 Aprile il Movimento Irredentista Italiano sarà a Bellante (TE), per un incontro dal titolo “Trieste 1 Maggio 1945. Arrivarono i “liberatori”. Le stragi delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata”. L’evento si svolgerà alle ore 17, presso la Sala Consiliare del Municipio, col patrocinio del Comune di Bellante e con la collaborazione dell’Associazione Culturale “Nuove Sintesi” e dell’Associazione Aries Officina Nazionalpopolare.

Un silenzio sessantennale, seguito dall’istituzione di una legge per poter tutelare il Ricordo delle stragi delle foibe di cui furono vittime migliaia di italiani innocenti, evidenzia tutta l’ambiguità dimostrata dallo Stato nel coltivare la propria memoria storica dal dopoguerra ad oggi. Assume quindi ancora più importanza sganciare la storia di ciò che accadde al confine orientale d’Italia tra il 1943 ed il 1947, da quel “recinto” istituzionale del “10 Febbraio” nel quale la politica ha voluto confinarla.

L’incontro di Bellante del 12 Aprile va proprio in questa direzione. L’evento sarà occasione per fare una panoramica storica sulla millenaria italianità delle terre dell’Adriatico orientale, sulle violenze asburgiche e slave volte a cancellare la civiltà italiana già dalla prima metà dell’800, sull’irredentismo italiano come risposta ed autodifesa della popolazione italiana fino ad arrivare al tragico epilogo dei massacri delle foibe e dell’esodo, i quali non rappresentano una vendetta slava contro soprusi italiani, bensì l’ultimo atto del processo di cancellazione dell’italianità adriatica orientale perseguita dagli slavi per più di cento anni.

Il riferimento ai “liberatori” nel titolo non è casuale, poiché l’evento sarà occasione anche per sottolineare tutta l’ipocrisia di una propaganda di Stato postbellica volta a santificare gli eserciti e i partigiani di stati stranieri che, sotto il cappello di una occupazione spacciata per “liberazione”, compirono ogni genere di crimine contro il popolo italiano, dai bombardamenti a tappeto sulla popolazione civile indifesa agli stupri di massa e alle uccisioni del corpo di spedizione francese dopo la battaglia di Montecassino, dai massacri delle foibe ai crimini di guerra in Sicilia e nel meridione.

Un appuntamento importante per recuperare la nostra memoria storica, per riappropriarci delle nostre radici e costruire, su questa consapevolezza, una comunità nazionale cosciente e desiderosa di riaffermare i propri diritti e la propria libertà.

Ringraziamo con una menzione speciale l’Associazione Culturale Nuove Sintesi e l’Associazone Aries Officina Nazionalpopolare, per la collaborazione e il continuativo interesse dimostrato verso il nostro lavoro e più in generale verso le terre irredente di Istria, Fiume e Dalmazia e la loro storia millenaria.

Il Consiglio Direttivo del Movimento Irredentista Italiano