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L’IRREDENTISMO A MALTA (PARTE V) 1927-1928: LORD STRICKLAND E LA LOTTA ALL’ITALIANITÀ

Lord Gerald Strickland in un fotogramma d’epoca

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La rinascita del PN nel 1926 fu un fattore che non si rivelò alla prova dei fatti sufficiente per i nazionalisti maltesi: la vittoria delle elezioni parlamentari a Malta, tenutesi tra il 7 e il 9 agosto 1927, arrise al Constitutional Party di Lord Gerald Strickland. Aspetto davvero caratteristico di queste elezioni fu sicuramente la impossibilità di definire la vittoria dei costituzionalisti come anche solo “di misura”, dal momento che le percentuali dei voti favorevoli per il CP e per il PN unito furono esattamente pari: 41,5%. La vittoria venne assegnata al CP dal momento che ottenne 15 seggi, contro i 14 dei nazionalisti: questi ultimi tuttavia avrebbero dovuto in ogni caso accontentarsi di un ruolo all’opposizione, poiché il Labour Party riuscì, coi suoi 5000 voti, ad ottenere tre seggi di cui beneficiò Strickland, stante l’instaurazione della coalizione tra i due partiti anglofili, basata su di una politica comune improntata alle promesse di riforme economiche e sociali per i ceti più umili, alla definitiva rinuncia alla lingua italiana considerata come una zavorra che impediva a Malta e ai maltesi di elevarsi materialmente e spiritualmente (cosa che poteva secondo Strickland essere fatta solo mediante la piena accettazione e assimilazione della lingua e della cultura anglosassone), alla lotta senza quartiere contro coloro i quali – tuonavano gli stricklandiani in campagna elettorale – celavano dietro il loro sbandierato amore per l’Italia e la cultura italiana una segreta qualità personale di spie e sabotatori prezzolati dall’Italia Fascista. Si aggiungeva a ciò il persistere da parte dello Strickland nel considerare i Maltesi ultimi discendenti dei Fenici, Malta l’estremo lembo del Nord Africa (invece che l’estremo Sud dell’Europa), la lingua maltese l’ultimo residuo della lingua di Annibale Barca: teoria contraria non solo alle ragioni etniche, storiche, linguistiche, culturali che ho già esposto, ma anche a quelle più banalmente geografiche, dato che l’appartenenza alla regione geografica italiana delle isole Calipsee (altro modo per definire l’Arcipelago Maltese) è più che Continua a leggere

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L’IRREDENTISMO A MALTA (PARTE IV) 1919-1926: IL RITORNO DEL P.N.

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In seguito agli avvenimenti del Sette Giugno i britannici si dichiararono finalmente disposti a concedere l’autogoverno all’Arcipelago maltese riguardo “i loro affari strettamente locali” (Pall Mall Gazette del 13 giugno 1919), cosicché Malta a decorrere dal 1921 sarebbe stata dotata di una nuova Costituzione. Con essa, l’Arcipelago avrebbe avuto un Gabinetto che sarebbe stato presieduto da un Primo Ministro; una Assemblea Legislativa che avrebbe nominato un portavoce degli interessi della popolazione locale concernenti nuove leggi e disposizioni di cui venisse proposta l’introduzione; un Senato (ente corporativo che rappresentasse le classi sociali dell’isola); un Governo Maltese competente per gli affari puramente locali e un Governo Imperiale Maltese che aveva competenza residuale, per le materie connesse alle attività della Corona e le materie che non potessero configurarsi come di esclusivo carattere locale (in pratica, le questioni relative al diritto pubblico, alle relazioni dell’isola con l’estero e con la Potenza colonizzatrice, ovverosia le più rilevanti per quanto riguarda un eventuale maggior grado di autonomia maltese, sarebbero state comunque sotto il controllo e la gestione della Corona Britannica).

Concessa la Costituzione, si procedette ad Continua a leggere

QUANDO NIZZA INSORSE PER TORNARE ITALIANA

In seguito alla cessione alla Francia della contea di Nizza, avvenuta nel 1861 dopo la ratifica dell’infausto Trattato di Torino firmato l’anno precedente, parte della popolazione scelse di emigrare nel Regno d’Italia dando vita alla prima fase del rinomato “esodo nizzardo”: su un totale di 44.000 abitanti, emigrarono in Italia oltre 11.000 nizzardi.

I nizzardi rimasti dovettero affrontare i severi colpi della politica snazionalizzatrice francese, la quale provocò Continua a leggere

LA VOCE IRREDENTISTA N.40

Pubblichiamo il 40° numero de “La Voce Irredentista”, bollettino informativo del Movimento Irredentista Italiano.

Gli articoli all’interno:
– Gli sciancati della storia
– Malta e l’Irredentismo (Parte III) 1917-1919
– Da Caporetto a Vittorio Veneto (Parte I)
– La Redenzione di Pisino
– 10 Novembre 1975: 42 anni fa la vergogna del       Trattato di Osimo
– Filippo Corridoni: Apostolo del lavoro, Eroe della Patria
– I Fatti di Innsbruck del 1904
– Trieste e la caduta dell’Austria
– Esodo istriano e memoria storica: Riflessioni nel LXXI anniversario della strage di Vergarolla

All’interno, oltre all’editoriale, anche l’abituale rubrica “Il lavoro del Movimento” e “Stoccata finale”.

Clicca qui sotto per leggere la Voce.

La Voce Irredentista n. 40

Buona lettura.

Il Consiglio Direttivo del Movimento Irredentista Italiano

L’IRREDENTISMO A MALTA PARTE III (1917-1919): IL SETTE GIUGNO

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Come per gli altri Paesi europei, la Grande Guerra non mancò di produrre evidenti conseguenze per “l’infermiera del Mediterraneo”, come Malta fu soprannominata durante la guerra (e ancora prima, in occasione della Guerra di Crimea), allorquando servì da base per gli ospedali in cui erano dispensate le cure necessarie ai combattenti feriti. Date le ridotte dimensioni dell’Arcipelago e la sua limitata estensione di terre coltivabili, l’importazione di generi alimentari era vitale per il popolo maltese. Fin da subito ci fu una scarsità di cibo che negli ultimi due anni della guerra, e, in particolar modo, nei mesi seguenti la cessazione delle ostilità, andò sempre più aggravandosi. In particolar modo durante il 1918 si sfiorò la carestia, con un Governo Coloniale britannico totalmente incapace di assicurare la quantità di cibo corrispondente al fabbisogno della popolazione maltese. Le importazioni erano state drasticamente limitate in stato di guerra, e rimasero ad un livello non sufficiente anche successivamente, allorché tanto il settore primario quanto quello industriale erano stati azzerati nel Vecchio Continente. I prezzi del pane conobbero continui aumenti; si sviluppò un fiorente mercato nero gestito da pochi profittatori (i quali, insieme agli importatori cui era stato affidato il monopolio delle limitate importazioni e ai mercanti beneficiari dei proventi di guerra, si arricchirono a dismisura); la censura delle autorità coloniali fu inasprita; proseguì la linea di ostracismo ad oltranza nei riguardi dei rappresentanti del popolo maltese (ricordiamo che Enrico Mizzi conquistò 560 voti alle elezioni generali dell’ottobre 1917, unitamente ad un posto come membro dell’esecutivo che poi fu, con sentenza, assegnato a Francesco Azzopardi, il quale ne aveva contestato la legalità); non ci si curò delle proteste, attuate prima dai lavoratori portuali nel 1917 e poi dalla polizia civile il 14 ottobre 1918, a causa dei salari troppo bassi per poter compensare l’elevato costo dei beni di prima necessità; infine, si mantenne la discriminazione stipendiale tra inglesi e maltesi a parità di mansione. La tensione del popolo, stante questa situazione, salì esponenzialmente, anche per via dei “Quattordici Punti” espressi da Woodrow Wilson, Presidente degli Stati Uniti d’America, nel discorso al Senato americano l’8 gennaio 1918: in questo discorso, al punto 5, era stato Continua a leggere