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50° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI CIMA VALLONA


Il 25 Giugno 2017 ricorre il cinquantesimo anniversario della strage di Cima Vallona (1967), nella quale persero la vita quattro militari italiani, uccisi da mine antiuomo piazzate da terroristi separatisti pantirolesi.

Il primo a cadere fu l’Alpino Armando Piva, ventiduenne di Valdobbiadene, ucciso nella notte, tra il 24 e il 25 Giugno 1967, mentre assieme ad altri suoi commilitoni, componenti una pattuglia formata da 13 finanzieri e 6 Alpini, stava perlustrando la zona attorno ad un traliccio fatto saltare dai terroristi qualche ora prima come esca per attirare i militari. Infatti, i dinamitardi avevano disseminato il terreno di trappole esplosive, una delle quali, calpestata da Piva, esplose dilaniandolo (morirà alcune ore dopo in ospedale in conseguenza delle mutilazioni riportate).

Gli altri a cadere furono il Capitano dei Carabinieri Francesco Gentile, comandante del Reparto speciale di rinforzo per l’Alto Adige (istituito il 15 Ottobre 1966 dallo Stato Maggiore dell’Esercito nell’ambito del 7° Battaglione Carabinieri di Laives – per osteggiare l’azione dei terroristi pantirolesi – e composto di elementi dell’allora Compagnia Carabinieri Paracadutisti Tuscania, da incursori del 9° Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin”, da Guardie di Finanza e da Alpini), il Sottotenente Paracadutista  Mario Di Lecce ed il Sergente Olivo Dordi, giunti sul posto assieme al Sergente Marcello Fagnani (rimasto gravemente ferito) con il compito di bonificare la zona.

I quattro, dopo aver compiuto la loro missione ed aver scoperto e disinnescato altre quattro mine antiuomo, si incamminarono lungo una mulattiera, unico sentiero disponibile, che conduceva ad un distaccamento della Guardia di Finanza in località Sega Digon di Comelico Superiore. Lungo il percorso, alle 14.30 del 25 Giugno, a trecento metri dal confine, uno di loro attivò involontariamente una trappola esplosiva sistemata dai terroristi. Il Capitano dell’Arma Francesco Gentile , il sottotenente paracadutista Mario Di Lecce ed il Sergente Olivo Dordi (anch’egli parà) morirono sul colpo, mentre il Sergente Maggiore della Folgore Marcello Magnani riuscì a salvarsi, rimanendo però terribilmente sfigurato.

Per questa terribile strage (e per altri attentati compiuti tra l’agosto 1966 e l’agosto 1967) la Corte d’assise di Firenze, il 14 Maggio 1970, condannò in contumacia:
– Norbert Burger (ergastolo per strage continuata pluriaggravata, vilipendio di cadaveri, danneggiamento aggravato e banda armata)
– Peter Kienesberger (ergastolo per strage, vilipendio di cadaveri, banda armata, danneggiamento ed attentati)
– Erhard Hartung (ergastolo per strage e banda armata)
– Egon Kufner (24 anni per strage e banda armata).

I responsabili ripararono in Austria dove, dopo pressioni diplomatiche, vennero processati ed assolti, non scontando mai la pena per gli omicidi commessi.

Nel cinquantesimo anniversario di quell’atroce strage, nel ricordare il sacrificio dei Caduti di Cima Vallona, intendiamo ricordare anche tutti gli altri servitori dello Stato, vilmente assassinati in quegli anni dai terroristi separatisti pantirolesi, morti per far sì che le mire secessioniste dei terroristi non si realizzassero e per riaffermare e salvaguardare l’integrità territoriale della Patria.

Il Consiglio Direttivo del Movimento Irredentista Italiano

“SUDTIROLO”: LA MISTIFICAZIONE

14193643_325878411096599_1617570711_nIl cosiddetto “Südtiroler Heimatbund” (“lega della patria altoatesina”) ha annunciato che a novembre farà affiggere a Roma un migliaio di manifesti recanti la scritta “Il Sudtirolo non è Italia”, per ribadire che la maggior parte degli altoatesini tedescofoni vogliono l’autodeterminazione e la secessione dell’Alto Adige dall’Italia.

A parte la bizzarria dell’affermazione, c’è da dire che il termine “Südtirol”, indicato per definire il territorio compreso tra il crinale alpino e Salorno, è completamente inventato perché storicamente non è mai esistito un tal territorio, con una propria autonomia politica o amministrativa, prima del 1927 quando l’Italia creò la provincia di Bolzano separata da quella di Trento. Infatti, il termine “Südtirol” fu usato per definire il trentino e per ribadirne la tirolesità dopo che i trentini, nel 1848, guidati dalla loro borghesia urbana, proclamarono il “Los von Innsbruck”, per staccarsi dal Tirolo ed essere annessi al Lombardo-Veneto.

Facciamo un passo indietro e riportiamo brevemente, ad uso e consumo degli austriacanti de noantri, la storia dell’Alto Adige, chiamato sin dall’antichità “La terra lungo l’Adige e tra i monti”.

Inizialmente, l’odierno Alto Adige Continua a leggere

La Voce Irredentista n.36

Simbolo MIRI definitivoPubblichiamo il 36° numero de “La Voce Irredentista”, bollettino informativo del Movimento Irredentista Italiano.

Gli articoli all’interno:
– Sudtirolo: la mistificazione
– In memoria dei caduti di Malga Sasso
– Ombre rosse sulla Dalmazia: l’invasione titina di Spalato
– Il bolscevico del Littorio: Asvero Gravelli

All’interno, oltre all’editoriale, anche le abituali rubriche “Il lavoro del Movimento” e “Stoccata finale”.

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La Voce Irredentista n.36

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Buona lettura.

Il Consiglio Direttivo del Movimento Irredentista Italiano