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GIORNO DEL RICORDO 2018

Nel Giorno del Ricordo dei Martiri delle Foibe e dell’Esodo Giuliano-Dalmata, essendo stati sempre contrari, sin dall’inizio del nostro lavoro, alle parole retoriche, al ricordo ad orologeria (caratteristica di molti) e a strumentalizzazioni di qualsiasi tipo, inviamo il nostro silenzioso pensiero agli italiani torturati, fucilati, annegati, che trovarono la morte nelle foibe e nei campi di concentramento jugoslavi.

Una tragedia nazionale che, per sessanta anni, non ha trovato posto nel libro della millenaria storia d’Italia, un posto che molti vorrebbero negarle ancora oggi. Ad essere uccisi infatti non furono solo giuliani e dalmati ma anche soldati accorsi da tutta Italia a difendere il confine orientale d’Italia. Vogliamo oggi rendere onore a tutti coloro che si immolarono per la difesa della Venezia Giulia e della Dalmazia italiane, diventando col proprio martirio testimoni dell’italianità di queste terre.

Alla stessa maniera il nostro pensiero va alle centinaia di migliaia di giuliano-dalmati che scelsero la via dell’esodo per restare italiani, sopportando anni di campo profughi unitamente all’emarginazione, alle umiliazioni ed alle offese subite da parte dei propri connazionali.

Lasciamo ad altri lo sterile esercizio di ripetere, come ogni 10 Febbraio, il solito copione di vuote parole di circostanza.

Noi, in silenzio, ricordiamo.

Il Consiglio Direttivo del Movimento Irredentista Italiano

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NO ALLA PULIZIA ETNICO-CULTURALE DELLA COMUNITÀ ITALIANA DELL’ALTO ADIGE

Non passa giorno che la comunità italiana dell’Alto Adige non si veda mortificata. L’attacco alla toponomastica italiana tramite il voto di scambio tra governo ed SVP (Sì al referendum del 4 Dicembre in cambio della cancellazione di migliaia di toponimi italiani), il “depotenziamento” dei monumenti, l’eliminazione di qualsiasi simbolo che in qualche modo richiami all’italianità e, per ultimo, l’ipotesi di acquisto del quotidiano “Alto Adige” da parte dell’Athesia (leggasi Svp), mirano alla cancellazione di ogni traccia della presenza culturale italiana nella provincia di Bolzano.

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Il Monumento alla Vittoria di Bolzano deturpato dall'”anello luminoso”.

Dopo l’”inanellamento” di una colonna dell’Arco piacentiniano, è arrivato l’annuncio che a breve sarà “depotenziato” anche il bassorilievo di piazza del Tribunale, raffigurante Mussolini a cavallo, su cui sarà fatta campeggiare la scritta “nessuno ha il diritto di obbedire”. A tal proposito non si può non chiosare che asserire che nessuno abbia il diritto di obbedire sia come affermare che tutti hanno il dovere di non obbedire, e ciò sembra abbastanza antidemocratico. Inoltre, tale frase, per una sorta di eterogenesi dei fini, non contrasta assolutamente con l’altra che si vorrebbe criticare. Infatti, se analizziamo la frase “inquisita”, “credere, obbedire, combattere”, si evince facilmente che il presupposto per l’”obbedire” e il “combattere” è il “credere”, senza il quale non è richiesto né obbedire, né combattere. Sarebbe come dire che un sacerdote cattolico non debba obbedire ai comandamenti e alle gerarchie ecclesiastiche anche se ha fede, cioè crede, nella propria religione e nella Chiesa di Roma.

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L’ultima novità è la proposta della Svp di sostituire i «simboli fascisti» che troneggiavano sopra i pennoni di piazza della Vittoria, prospiciente l’omonimo Monumento, cioè la lupa capitolina ed il leone di San Marco, con delle colombe.

Non si capisce invece perché gli italiani dovrebbero continuare ad allietarsi della presenza di relitti asburgici, come il monumento a Walther von der Vogelweide o quello a Teodorico, situato nella piazza prospiciente “Palazzo Widmann”, che rappresentano una provocazione ancor maggiore di quella presunta dei cosiddetti “relitti fascisti”. Difatti, se i monumenti “italiani” sono una testimonianza storica in quanto contestuali all’epoca in cui vennero costruiti, quelli “tedeschi” rappresentano una vera provocazione, giacché edificati in un’epoca decisamente posteriore ai fatti storici descritti e sorti al fine di promuovere un’azione di propaganda filo asburgica, esclusivamente per dimostrare una superiorità della “stirpe” germanica. Non si capisce nemmeno perché gli italiani dovrebbero inebriarsi della presenza di nomi di strade intitolate a terroristi separatisti e della continua celebrazione di dinamitardi che mettevano bombe nelle case degli italiani, o deliziarsi della vista del “pollo” asburgico quale emblema della Provincia bolzanese, mentre di converso i tirolesi non possono convivere nemmeno con i tricolori sui rifugi alpini o con i toponimi italiani.

Come ha detto qualcuno, a furia di tirarla la corda si spezza e, di conseguenza, da parte italiana sarebbe il caso di denunciare finalmente il nefasto ”Accordo Degasperi-Gruber”, a maggior ragione considerando il fatto che quest’ultimo, nel tempo, è stato sempre eluso e ripetutamente interpretato a senso unico a danno della comunità italofona.

Il Consiglio Direttivo del Movimento Irredentista Italiano

“SUDTIROLO”: LA MISTIFICAZIONE

14193643_325878411096599_1617570711_nIl cosiddetto “Südtiroler Heimatbund” (“lega della patria altoatesina”) ha annunciato che a novembre farà affiggere a Roma un migliaio di manifesti recanti la scritta “Il Sudtirolo non è Italia”, per ribadire che la maggior parte degli altoatesini tedescofoni vogliono l’autodeterminazione e la secessione dell’Alto Adige dall’Italia.

A parte la bizzarria dell’affermazione, c’è da dire che il termine “Südtirol”, indicato per definire il territorio compreso tra il crinale alpino e Salorno, è completamente inventato perché storicamente non è mai esistito un tal territorio, con una propria autonomia politica o amministrativa, prima del 1927 quando l’Italia creò la provincia di Bolzano separata da quella di Trento. Infatti, il termine “Südtirol” fu usato per definire il trentino e per ribadirne la tirolesità dopo che i trentini, nel 1848, guidati dalla loro borghesia urbana, proclamarono il “Los von Innsbruck”, per staccarsi dal Tirolo ed essere annessi al Lombardo-Veneto.

Facciamo un passo indietro e riportiamo brevemente, ad uso e consumo degli austriacanti de noantri, la storia dell’Alto Adige, chiamato sin dall’antichità “La terra lungo l’Adige e tra i monti”.

Inizialmente, l’odierno Alto Adige Continua a leggere

Il mirabile podestà di Spalato: Antonio Bajamonti

Antonio Bajamonti Spalato, 18 settembre 1822 – 13 gennaio 1891 (2)Fra le figure più ingiustamente dimenticate della politica italiana dell’800 si deve sicuramente annoverare quella del dalmata Antonio Bajamonti, podestà di Spalato dal 1860 al 1882 (eccetto per il biennio 1864-1865), in un periodo in cui la città era soggetta al dominio dell’Austria.

Ultimo italiano a ricoprire tale carica, Bajamonti seppe segnalarsi dapprima per un costante impegno alla modernizzazione della sua città e alla pace tra slavi e italiani, e successivamente – al mutare in peggio delle condizioni dei propri connazionali – per la strenua e orgogliosa difesa dei diritti della minoranza italiana della Dalmazia contro le prevaricazioni dei nazionalisti croati appoggiate dal Continua a leggere

Pasqua 1916 – Pasqua 2015: per la Resurrezione della Patria

23 Aprile 1916 - Artiglieri italiani celebrano la Pasqua inviando singolari auguri agli austriaciIl Movimento Irredentista Italiano, nel giorno della Pasqua di Resurrezione, augura a tutti i patrioti una serena giornata nel segno della tradizione e dell’amor di Patria.

Esattamente, amor di Patria. Quel sentimento che anima noi ed il nostro lavoro, quell’ideale che non conosce interruzioni né soste festive.
Per questo, simbolicamente, vogliamo rivolgere il pensiero a tutti gli italiani che, nel giorno di Pasqua, si trovarono al fronte durante le guerre combattute per l’Unità e l’Indipendenza della Patria. A questo proposito, vogliamo proporre un estratto dal diario di Pasquale Attilio Gagliani, comandante d’artiglieria, nel quale quest’ultimo descrisse con efficacia gli eventi a cui prese parte nonché il ruolo assunto dall’artiglieria nell’economia del conflitto, così come gli effetti terribili che i bombardamenti provocarono nel fisico e nel morale dei soldati.
Gagliani partecipò alla Grande Guerra dall’inizio alla fine, comandando vari reparti d’artiglieria sul fronte del Carso e, in seguito alla rotta di Caporetto, sulla linea del Piave. Oltre a nutrire sentimenti monachici, Gagliani era un convinto assertore della guerra contro il mortale nemico austriaco e, nel corso del conflitto, si guadagnò la Medaglia d’Argento al Valor Militare e la promozione a colonnello. Morì dopo l’armistizio a Udine, nel settembre del 1923, in seguito allo scoppio di un ordigno che stava disinnescando.
Affidiamo alle parole del Colonnello Gagliani il messaggio che, in questa Pasqua del 2015, vogliamo trasmettere a tutti i patrioti: la necessità del sacrificio, il dovere dell’impegno costante, la splendente purezza del donarsi in tutto e per tutto alla Patria, oggi come allora anelante alla liberazione, richiamo racchiuso nel lugubre suono delle campane abbattute dall’artiglieria austriaca, descritto in questo passo del diario di Gagliani. Un invito, quindi, a non disperare ma, piuttosto, a seguirci nel nostro percorso. Difatti, meno di un anno e mezzo dopo questo episodio, le campane di tutta Italia suoneranno, stavolta festose, per celebrare la Vittoria e la liberazione delle terre irredente. Nulla è perduto per sempre. Spesso, l’unico ostacolo che incontriamo, è solamente la mancanza di volontà. Avanti per la nostra strada con fede incrollabile nella Resurrezione della Patria.
Ad maiora!

San Pier d’Isonzo (GO) – 16 aprile 1916, Domenica delle Palme

“Alle ore 8,30 incomincia un bombardamento sulla Chiesa di S.Pietro: fin dai primi colpi, da 152, si capisce che il tiro è diretto al campanile che fin dal principio della campagna è stato un ottimo osservatorio; attualmente era ancora usato come tale dall’artiglieria da fortezza. Nei giorni scorsi il nemico si è limitato ad eseguire per qualche ora al giorno dei colpi a shrapnels, con scoppi molto alti, per disturbare il personale che trovavasi sul campanile. Oggi però il tiro evidentemente aveva propositi più decisi, perché, con opportune correzioni, i colpi sono stati gradatamente condotti sul campanile, tanto che tre di essi hanno scalfita la base. Data la solidità della costruzione, nessuno però prevedeva la possibilità che si riuscisse a farlo crollare.

Dopo una breve sosta del fuoco, il tiro è stato ripreso verso le 10,30 con proietti di grosso calibro (da 240 o da 280); alcuni di questi però cadevano nei campi antistanti al campanile, altri sulle case vicine, fortunatamente vuote.
Verso le 11, sono incominciati a cadere colpi di grosso calibro, ad alto esplosivo. Noi osservavamo i risultati dall’argine che è presso la strada S. Pietro-Fogliano.
Alle 11,30 si sono succeduti, uno dopo l’altro, tre colpi da 305 che sono scoppiati sulle immediate vicinanze del campanile. Dal nostro posto abbiamo osservato che le campane si muovevano; ad un tratto abbiamo visto piegarsi da un lato tutta la parte superiore alla cella campanaria, il resto del corpo del campanile spezzarsi a metà e precipitare verso i campi. Durante la caduta si è inteso distintamente il suono delle campane, estremo saluto dei sacri bronzi, creati per le preghiere di pace e morti gloriosamente in guerra.

Ho provato come una stratta al cuore, come se avessi visto cadere un amico: dall’alto di quel campanile in alcuni giorni sereni ho ammirato lo splendido panorama del golfo di Trieste, con la bianca città in fondo, meta dei nostri sogni!”.

Dal diario di Pasquale Attilio Gagliani

In foto: Artiglieri italiani al fronte “celebrano”, a modo loro, la Pasqua del 1916 (23 Aprile), inviando dei singolari auguri agli austriaci.