QUANDO NIZZA INSORSE PER TORNARE ITALIANA

In seguito alla cessione alla Francia della contea di Nizza, avvenuta nel 1861 dopo la ratifica dell’infausto Trattato di Torino firmato l’anno precedente, parte della popolazione scelse di emigrare nel Regno d’Italia dando vita alla prima fase del rinomato “esodo nizzardo”: su un totale di 44.000 abitanti, emigrarono in Italia oltre 11.000 nizzardi.

I nizzardi rimasti dovettero affrontare i severi colpi della politica snazionalizzatrice francese, la quale provocò astio e risentimento verso la nuova autorità. Dal 1861 in avanti, furono numerose le proteste e le manifestazioni di italianità da parte della popolazione la quale, infine, decise di affidarsi al più nobile figlio di Nizza: Giuseppe Garibaldi.

Nonostante 10 anni di propaganda francese, repressione e vessazioni, che si inquadravano in un preciso disegno di vero e proprio genocidio culturale, il popolo nizzardo riuscì a resistere alla francesizzazione forzata perseguita dall’impero francese. Dopo la sconfitta di Sedan e la proclamazione della Terza Repubblica, approfittando del leggero momento di sbandamento statale e dell’allentarsi della morsa repressiva, la popolazione prese coraggio ed il sentimento italiano di Nizza riesplose prepotentemente. Alle elezioni dell’8 Febbraio 1871 le liste filo-italiane ebbero 26.534 voti su 29.428 voti espressi. Giuseppe Garibaldi venne eletto all’Assemblea Nazionale di Bordeaux, insieme ai nizzardi Luigi Piccon e Costantino Bergondi, con il preciso mandato di far abrogare il Trattato di Torino del 1860 con cui la Contea di Nizza era stata ceduta a Napoleone III. Le manifestazioni di giubilo dei cittadini scoppiarono spontaneamente in ogni angolo della città e, tra la folla inneggiante all’Italia spuntò una bandiera con la scritta INRI, a significare: “I Nizzardi Ritorneranno Italiani”.

Al grido “Abbasso la Francia! Viva l’Italia!”, la popolazione, forte del successo elettorale, testimoniò apertamente la repressione subita in 10 anni di dominio francese e rivendicò prepotentemente la propria identità e la propria appartenenza alla vera Madrepatria, l’Italia. In tutta risposta, il governo francese inviò 10.000 soldati che, dopo iniziali difficoltà nel disperdere la folla che andava aumentando gridando “Viva l’Italia” e “Viva Garibaldi”, soffocarono con la violenza gli entusiasmi popolari. Nei 3 giorni seguenti, passati alla storia come “Vespri Nizzardi”, vennero chiusi gli ultimi giornali in lingua italiana rimasti (come la rinomata “La Voce di Nizza”) e la maggioranza degli irredentisti venne incarcerata o espulsa, ultimando quell’esodo e quella repressione iniziati nel 1861 con l’applicazione di una violenta politica snazionalizzatrice, con l’eliminazione dell’italiano dalle scuole e dagli atti pubblici e con la completa francesizzazione dei cognomi e dei toponimi del Nizzardo.

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