L’AUSTRIA PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO: LA QUESTIONE DEL DOPPIO PASSAPORTO

passaportoGli ultimi scampoli del 2017 hanno visto, nelle delicate faccende altoatesine, un’entrata a gamba tesa da parte del nuovo governo austriaco di centrodestra, guidato dal popolare Sebastian Kurz. Infatti Vienna ha manifestato l’intenzione di concedere la cittadinanza austriaca agli altoatesini di lingua tedesca e ladina. Tale iniziativa era stata sollecitata con una lettera, inviata al nuovo Governo danubiano, da 19 consiglieri provinciali altoatesini, in maggioranza della Südtiroler Volkspartei, contenente la richiesta di concessione ai cittadini altoatesini di lingua tedesca e ladina anche del passaporto austriaco.

L’annuncio ha provocato l’esultanza dei secessionisti altoatesini dell’estrema destra locale, come pure dell’”Obmann” della Svp, Philipp Achammer, che ha affermato come la richiesta di doppia cittadinanza: «È da sempre stata avanzata dalla Svp». Per decidere i tempi e i modi di tale concessione, è stata prevista l’istituzione di una commissione, che dovrebbe essere guidata dall’ex presidente della giunta provinciale altoatesina, Luis Durnwalder.

Roma ha subito dimostrato il proprio scetticismo, anche per la palese discriminazione degli altoatesini di lingua italiana, esclusi da tale provvedimento, e per le ripercussioni che un simile provvedimento potrebbe avere. Il sottosegretario agli Affari Esteri, Benedetto Della Vedova, infatti, ha dichiarato che: «Sdoganare la cittadinanza su base etnica avrebbe effetti gravissimi, ad esempio in tutti i Balcani, minando la convivenza nei Paesi, anche nell’Ue, caratterizzati dalla presenza di cittadini di molteplici culture. La storia europea insegna che i nazionalisti prima si intendono e poi, inevitabilmente, si combattono; col protezionismo prima e con la forza poi. È Il tono che fa la musica, e quella che si sente da Vienna non è oggi musica europeista ma di chiusura nazionalista». Da Strasburgo gli ha fatto eco il presidente del parlamento europeo, Antonio Tajani, che ha affermato: «L’idea di concedere il passaporto austriaco agli italiani di madrelingua tedesca o ladina sarebbe “una mossa velleitaria, non una mossa distensiva. L’Europa ha tanti difetti ma ha chiuso la stagione dei nazionalismi». Anche a livello locale, al di là delle prese di posizione politiche di Svp ed estremisti di destra “sudtirolesi”, le reazioni sono state molto tiepide. Sono andate dalla presa di posizione del vescovo Muser, che si è chiesto: «A cosa serve? La risposta è a nulla. Se non a creare nuove spaccature e a far alzare i toni nazionalistici: cosa di cui non c’è assolutamente bisogno; la discussione che si è aperta sul doppio passaporto italiano e austriaco per i cittadini di madrelingua tedesca e ladina dell’Alto Adige rischia di essere molto pericolosa per la convivenza», fino alla dichiarazione dell’alpinista Reinhold Messner che si è detto «fiero di essere altoatesino con passaporto italiano».

Già un paio di giorni dopo l’annuncio, però, vista l’accoglienza negativa che ha avuto la proposta, il capo del governo austriaco ha fatto una sorta di retromarcia, dichiarando che la questione del doppio passaporto è: «Qualcosa che ovviamente intendiamo realizzare soltanto in stretta cooperazione con l’Italia e con il governo di Roma».

In ogni caso, questa iniziativa fa parte della volontà austro-tirolese, di superare l’”Accordo De Gasperi-Gruber” e di arrivare, prima o poi, alla secessione dell’Alto Adige dall’Italia attraverso l’autodeterminazione, così come sancito dall’art. 1 dello statuto della Südtiroler Volkspartei, che, tra l’altro, recita: «La Svp protegge le minoranze etniche sia a livello statale interno sia a livello internazionale e persegue l’ampliamento continuo dell’autonomia dell’Alto Adige sottolineando l’irrinunciabilità del diritto all’autodeterminazione dei sudtirolesi».

Da ciò si evince chiaramente come l’obiettivo volksparteista sia quello di fare sempre nuove richieste di ulteriori competenze autonomistiche fino ad arrivare all’autodeterminazione vera e propria.

Tale intenzione fu palesata già subito dopo il “Patto di Parigi”. Austria e Svp iniziarono ad accusare l’Italia di non averlo ottemperato, proprio con lo scopo di superarlo. Tale intenzione fu resa manifesta anche nel primo ricorso austriaco all’Onu, quando, nel 1960, Vienna propose alle Nazioni Unite di discutere: «Il problema della minoranza austriaca in Italia». Ma come? Vienna accusa l’Italia di non rispettare il “Patto De Gasperi-Gruber” e poi chiede di rivedere tutta la questione degli altoatesini di lingua tedesca? Chiaro dunque il tentativo di superare lo stesso accordo. Questo tentativo fu naturalmente respinto e l’ordine del giorno fu così modificato: «Lo status dell’elemento di lingua tedesca nella provincia di Bolzano. Applicazione dell’“Accordo di Parigi” del 5 settembre 1946».

Da allora ad oggi, dunque, la stessa strategia, nonostante che l’Austria, con il rilascio della quietanza liberatoria nel 1992, abbia sancito che l’Italia aveva completamente ottemperato all’”Accordo De Gasperi Gruber” e dichiarato quindi chiusa la “questione altoatesina”.

Vienna quindi, secondo gli accordi stipulati con Roma e comunicati all’Onu, può intervenire, quale Nazione tutrice, esclusivamente nel caso che nuovi provvedimenti italiani siano presi in violazione del “Patto di Parigi” e solo rivolgendosi alla “Corte di Giustizia internazionale” dell’Aja.

L’attuale azione austriaca è quindi in manifesta violazione degli accordi, sia perché riapre una questione da Vienna stessa dichiarata chiusa sia perché la doppia cittadinanza, solo per gli altoatesini di lingua tedesca e ladina, crea una discriminazione di tipo etnico nei confronti degli italofoni, trasgredendo così sia quanto definito dall’”Accordo Degasperi-Gruber” sia quanto sancito dall’attuale Statuto di Autonomia.

Infatti, il primo punto del “Patto di Parigi” afferma l’uguaglianza di diritti dei cittadini tedescofoni rispetto a quelli di lingua italiana, e quindi viceversa, mentre l’art. 2 dello statuto di autonomia recita che: «Nella regione è riconosciuta parità di diritti ai cittadini, qualunque sia il gruppo linguistico al quale appartengono, e sono salvaguardate le rispettive caratteristiche etniche e culturali».

Se dovesse essere posto in essere questo ulteriore passo della lunga marcia austro-tirolese verso la secessione dell’Alto Adige dall’Italia, Roma avrebbe il diritto di adire la Corte dell’Aja e chiedere la condanna del governo di Vienna, per la violazione sia dell’”Accordo De Gasperi-Gruber” sia dello Statuto di autonomia della regione Trentino Alto Adige.

Giovanni dalle Bande Nere

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2 pensieri su “L’AUSTRIA PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO: LA QUESTIONE DEL DOPPIO PASSAPORTO

  1. grillofab

    Purtroppo siamo oramai una minoranza, abbandonata e bistrattata, degli esuli in patria, bilingui o non bilingui ma sempre italiani e come tali considerati .. e tutto per setti voti ..

    Rispondi

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