IL MOVIMENTO IRREDENTISTA RENDE OMAGGIO AL COMANDANTE LUDOVICO CENSI

dscf1074Lo scorso 2 Novembre, in occasione della festività dei defunti, una delegazione del Movimento Irredentista Italiano si è recata presso il cimitero comunale di San Severino Marche (MC), cittadina tra l’altro pesantemente colpita dal recente sisma, per deporre un omaggio floreale tricolore ed effettuare una manutenzione alla tomba del leggendario Comandante Ludovico Censi.

Nato a Fermo il 21 maggio 1895, Ludovico Censi combatté nella Grande Guerra come pilota tenente dell’Aviazione Italiana, costituita ufficialmente in Regia Aeronautica nel 1923. Prese parte a numerose missioni nei cieli d’Italia e nel marzo del 1918 venne aggregato all’87° Squadriglia Aeroplani, detta “la Serenissima”, costituita alcune settimane prima e che diventerà leggenda pochi mesi dopo.

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Gli eroi di Vienna. Da sinistra: Giordano Granzarolo, Girolamo Allegri, Antonio Locatelli, Natale Palli, Gabriele D’Annunzio, Pietro Massoni, Aldo Finzi, Ludovico Censi.

Il 9 Agosto 1918, alle ore 5.50, dal campo di aviazione di S.Pelagio decollarono 11 Ansaldo S.V.A. della Squadriglia con destinazione
Vienna. Tra questi un biposto sul quale si trovava il Maggiore Gabriele D’Annunzio.
Tre apparecchi furono costretti al rientro subito dopo il decollo per problemi tecnici mentre un quarto dovette atterrare in territorio nemico. La Squadriglia, rimasta con 7 apparecchi, giungerà a destinazione alle ore 9.20, danzando per venti minuti nei cieli viennesi e lanciando migliaia di volantini tricolori con un messaggio di D’Annunzio ed uno di Ugo Ojetti, prima di prendere la via del ritorno. Tra gli otto eroi di Vienna c’era anche il tenente Ludovico Censi.

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La pioggia di volantini su Vienna la mattina del 9 agosto 1918

Il ritorno a S.Pelagio avvenne alle 12.40, dopo aver percorso in circa sette ore oltre 1.000 km, di cui più di 800 in territorio nemico. L’aereo del pilota marchigiano fu il primo dei sette a toccare terra. Ai commilitoni accorsi a festeggiare il loro ritorno gridò a gran voce: “A settecento metri su Vienna!”.

L’eroico volo colpì al cuore il morale dell’impero austro-ungarico, contribuendo a minare la compattezza dell’esercito asburgico che, di lì a poco, sarebbe stato annientato dal Regio Esercito Italiano nell’ultima vittoriosa Battaglia di Vittorio Veneto. Per le eroiche gesta compiute nella guerra di liberazione delle terre irredente, il tenente Ludovico Censi venne insignito di una Medaglia d’Argento al Valor Militare ed una di Bronzo, a testimonianza del coraggio e dell’eroismo dimostrati. Tuttavia, non era ancora giunto il momento di deporre le armi. L’infame Trattato di pace firmato a Versailles, infatti, aveva impedito all’Italia di riunire a sé parte delle terre promesse nel Patto di Londra dell’Aprile 1915. L’Intesa, rimangiandosi la parola data e forte dell’appoggio del presidente degli Stati Uniti Wilson, non riconobbe i diritti italiani né sulla Dalmazia settentrionale, promessa quattro anni prima, né tantomeno sulla città di Fiume, non contemplata nel Patto ma a schiacciante maggioranza italiana.

Il 12 settembre 1919, in risposta all’insipienza del governo italiano e all’ingiustizia perpetrata dagli alleati traditori, partiva quindi la Marcia di Ronchi, l’epica impresa volta a liberare la città di Fiume dall’occupazione straniera e a riportarla nel ventre della Madrepatria. Alla testa della colonna diretta verso la città quarnerina sempre lui, Gabriele D’Annunzio, l’eroe di Buccari e di Cattaro, di Trieste e di Pola, del Timavo e di Vienna. Insieme al Vate, dopo aver violato fianco a fianco i cieli della capitale austriaca, di nuovo Ludovico Censi, per redimere armi in pugno le sacre terre irredente che le altre potenze non volevano riconoscere all’Italia vittoriosa. I sedici mesi nella “Città di Vita”, disperata lotta per affermare un nuovo modello di ordinamento statale ed economico in una Fiume italiana, si conclusero nel bagno di sangue fratricida del Natale 1920 tra Regio Esercito e legionari fiumani. I sogni irredentisti e nazionali di questi ultimi venivano distrutti dalle cannonate dell’Andrea Doria, volte a concretizzare quanto sancito un mese prima con la firma del rinunciatario Trattato di Rapallo, il quale assegnava l’intera Dalmazia al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, fatta eccezione per Zara che diveniva parte del Regno d’Italia, e costituiva Fiume come Stato Libero sotto tutela internazionale.

Nonostante questa sconfitta, parzialmente riscattata dall’annessione della città di Fiume quattro anni dopo, Ludovico Censi, diventato Comandante, continuò a mettere la propria vita al servizio dell’Italia. Negli anni successivi sarà Console d’Italia in diverse città e capitali del mondo, incarico ricoperto anche durante la seconda guerra mondiale. Cesserà l’attività diplomatica il 5 maggio 1950 e vivrà a San Severino Marche (MC) fino al giorno della morte avvenuta, fatidica coincidenza, il giorno dopo il 44° anniversario dell’entrata dei legionari a Fiume, il 13 Settembre 1964.

Sulla tomba, situata nel 13° colombaio inferiore del cimitero di San Severino Marche, sono incise queste parole:

                                                                 “Ardito pilota da caccia,
                                                                     con magnifico volo
                                                                   affermava su Vienna
                                                               la potenza delle ali d’Italia”.

                                                                         9 Agosto 1918

A lui dedichiamo il saluto che riserviamo agli Uomini d’onore, agli Eroi Nazionali, ai Padri della Patria.

Comandante Ludovico Censi: PRESENTE!

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