NO ALLA PULIZIA ETNICO-CULTURALE DELLA COMUNITÀ ITALIANA DELL’ALTO ADIGE

Non passa giorno che la comunità italiana dell’Alto Adige non si veda mortificata. L’attacco alla toponomastica italiana tramite il voto di scambio tra governo ed SVP (Sì al referendum del 4 Dicembre in cambio della cancellazione di migliaia di toponimi italiani), il “depotenziamento” dei monumenti, l’eliminazione di qualsiasi simbolo che in qualche modo richiami all’italianità e, per ultimo, l’ipotesi di acquisto del quotidiano “Alto Adige” da parte dell’Athesia (leggasi Svp), mirano alla cancellazione di ogni traccia della presenza culturale italiana nella provincia di Bolzano.

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Il Monumento alla Vittoria di Bolzano deturpato dall'”anello luminoso”.

Dopo l’”inanellamento” di una colonna dell’Arco piacentiniano, è arrivato l’annuncio che a breve sarà “depotenziato” anche il bassorilievo di piazza del Tribunale, raffigurante Mussolini a cavallo, su cui sarà fatta campeggiare la scritta “nessuno ha il diritto di obbedire”. A tal proposito non si può non chiosare che asserire che nessuno abbia il diritto di obbedire sia come affermare che tutti hanno il dovere di non obbedire, e ciò sembra abbastanza antidemocratico. Inoltre, tale frase, per una sorta di eterogenesi dei fini, non contrasta assolutamente con l’altra che si vorrebbe criticare. Infatti, se analizziamo la frase “inquisita”, “credere, obbedire, combattere”, si evince facilmente che il presupposto per l’”obbedire” e il “combattere” è il “credere”, senza il quale non è richiesto né obbedire, né combattere. Sarebbe come dire che un sacerdote cattolico non debba obbedire ai comandamenti e alle gerarchie ecclesiastiche anche se ha fede, cioè crede, nella propria religione e nella Chiesa di Roma.

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L’ultima novità è la proposta della Svp di sostituire i «simboli fascisti» che troneggiavano sopra i pennoni di piazza della Vittoria, prospiciente l’omonimo Monumento, cioè la lupa capitolina ed il leone di San Marco, con delle colombe.

Non si capisce invece perché gli italiani dovrebbero continuare ad allietarsi della presenza di relitti asburgici, come il monumento a Walther von der Vogelweide o quello a Teodorico, situato nella piazza prospiciente “Palazzo Widmann”, che rappresentano una provocazione ancor maggiore di quella presunta dei cosiddetti “relitti fascisti”. Difatti, se i monumenti “italiani” sono una testimonianza storica in quanto contestuali all’epoca in cui vennero costruiti, quelli “tedeschi” rappresentano una vera provocazione, giacché edificati in un’epoca decisamente posteriore ai fatti storici descritti e sorti al fine di promuovere un’azione di propaganda filo asburgica, esclusivamente per dimostrare una superiorità della “stirpe” germanica. Non si capisce nemmeno perché gli italiani dovrebbero inebriarsi della presenza di nomi di strade intitolate a terroristi separatisti e della continua celebrazione di dinamitardi che mettevano bombe nelle case degli italiani, o deliziarsi della vista del “pollo” asburgico quale emblema della Provincia bolzanese, mentre di converso i tirolesi non possono convivere nemmeno con i tricolori sui rifugi alpini o con i toponimi italiani.

Come ha detto qualcuno, a furia di tirarla la corda si spezza e, di conseguenza, da parte italiana sarebbe il caso di denunciare finalmente il nefasto ”Accordo Degasperi-Gruber”, a maggior ragione considerando il fatto che quest’ultimo, nel tempo, è stato sempre eluso e ripetutamente interpretato a senso unico a danno della comunità italofona.

Il Consiglio Direttivo del Movimento Irredentista Italiano