BOLZANO: COMMEMORAZIONE DEL TERRORISTA AMPLATZ. NOI RICORDIAMO I NOSTRI CADUTI: LA STRAGE DI MALGA SASSO (9 SETTEMBRE 1966)

Domani, 10 settembre, a Bolzano, avrà luogo una commemorazione dedicata ad Alois Amplatz, uno dei più noti terroristi altoatesini e responsabile, tra i tanti crimini, della tristemente nota “Notte dei fuochi” del 1961, durante la quale vennero compiuti 33 attentati, in uno dei quali perse la vita il lavoratore dell’ANAS Giovanni Postal. Saranno presenti sicuramente gli Schutzen ma, probabilmente, anche noti personaggi politici locali.

Oggi, 9 settembre 2016, ricorre il cinquantesimo anniversario della strage di Malga Sasso, una tra le più sanguinose compiute dai terroristi altoatesini. Cogliamo quindi l’occasione per ricordare a tutti chi furono i terroristi che insanguinarono l’Alto Adige negli anni ’60 e a cui, ancora oggi, come visto, molti inneggiano.

La casermetta di Malga Sasso sorgeva sulle pendici del Monte del Sasso, posto sulla destra orografica del fiume Isarco, a 1745 metri d’altezza, in mezzo ad un esteso prato circondato da boschi di conifere, poco distante dal passo del Brennero.

Secondo quanto si evince dalla sentenza n. 7/70 R. G., emessa dalla seconda Corte d’Assise d’Appello di Milano il 12 febbraio 1976, l’attacco terroristico fu ideato, organizzato e posto in essere da Georg Klotz con la complicità di Richard Kofler, Alois Rainer e Alois Larch. Secondo la Corte, nel corso della notte dell’otto settembre 1967, Georg Klotz sarebbe penetrato all’interno della casermetta della Guardia di Finanza di Malga Sasso e vi avrebbe introdotto una carica esplosiva innescata con un congegno ad orologeria, mentre i suoi complici lo avrebbero atteso poco distante dall’edificio militare.

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La caserma dopo l’esplosione dell’ordigno

Alle 11 del mattino del 9 settembre 1966, l’ordigno deflagrò. La terribile esplosione fece completamente crollare il muro maestro, spesso 60 cm, del lato esposto a nord/ovest in corrispondenza dell’ufficio e abbatté la parete divisoria fra l’ufficio e la cucina. Il tetto, eretto in lastre d’ardesia, volò via in corrispondenza della cucina, dell’ufficio e di una camerata. La soglia e la mazzetta della finestra dell’ufficio furono polverizzate, mentre l’inferriata fu scagliata a 18 metri di distanza. Le brande della camerata furono torte e scaraventate via. Alcuni detriti furono lanciati fino a 50 metri di distanza.

Nell’attentato perirono la guardia di finanza Martino Cossu, ventenne sardo di Lugosante in provincia di Sassari, Il vicebrigadiere altoatesino di lingua tedesca, Herbert Volgger, e il sottotenente Franco Petrucci.

Herbert Volgger fu investito in pieno dalla violenza dello scoppio e massacrato. Il sottufficiale fu trasformato in una torcia umana e proiettato dall’ufficio alla cucina attraverso il varco costituito dal divisorio abbattuto. Indosso gli erano rimasti, intorno all’inguine, solamente alcuni brandelli di tessuto dei suoi indumenti e il suo corpo, completamente carbonizzato, mostrava nella parte anteriore estesi crateri contenenti miriadi di schegge.

Cossu fu travolto dalla parete interna dell’ufficio che era piombata in cucina, rimanendo incassato fra il muro e la radio.

Il tenente Pertrucci fu avviluppato dalla fiammata ed abbattuto da un subisso di frantumi. Oltre la metà del suo corpo fu ricoperta da gravissime ustioni. Inoltre, riportò la perforazione centrale del timpano sinistro e la distruzione di quello destro. Fu portato immediatamente all’ospedale civile di Vipiteno, ma morì il 23 settembre, dopo due settimane di atroci sofferenze.

Per la strage furono condannati: Richard Kofler, alla pena di 23 anni e 6 mesi di reclusione per strage aggravata, detenzione di materie esplodenti e per calunnia aggravata; Alois Rainer a 23 anni e 6 mesi di reclusione per strage aggravata, detenzione di materie esplodenti e cospirazione politica; Alois Larch a 28 anni di reclusione per strage aggravata e detenzione di materie esplodenti. Klotz non fu condannato perché morì nelle more del processo, il 24 gennaio del 1976, stroncato da un attacco cardiaco mentre era latitante in Austria.

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Uno dei tralicci distrutto durante la “Notte dei fuochi” per la quale fu condannato il terrorista Amplatz

Per quanto riguarda la celebrazione di domani del terrorista Alois Amplatz è bene ricordare che costui fu uno dei più famigerati e spietati terroristi altoatesini degli anni sessanta. Capo della cellula terroristica bolzanina, Amplatz fu tra i responsabili della “Notte dei fuochi”, cioè la notte tra l’undici e il dodici giugno 1961, quando i dinamitardi compirono ben 33 attentati, tra i quali quello in cui morì dilaniato il lavoratore dell’ANAS Giovanni Postal.

Tra le miriadi di attentati compiuti da Amplatz, menzioniamo quelli compiuti contro case popolari a Bolzano i primi di agosto del 1963. Il terrorista, nella notte tra il tre e il quattro agosto, minò una gru all’interno di un cantiere in via Sassari. L’esplosione ne scagliò lontano il portello, pesante quaranta chili, che piombò come un missile contro il muro di una casa, sventrò una finestra e andò a schiantarsi all’interno dell’abitazione, con il rischio di uccidere alcuni degli inquilini. Non contento, andò in via Druso, dove piazzò una bomba all’interno del giro scale di un condominio in costruzione. L’ordigno, deflagrando, distrusse il giro scale, abbatté tre delle quattro colonne centrali dell’edificio e sbriciolò il solaio, posto tra le cantine e il piano terra. La staccionata delimitante il cantiere fu distrutta e i pezzi di legno mandarono in frantumi le vetrine dei negozi che si trovavano sull’altro lato della strada. Contemporaneamente, i cinque operai che stavano dormendo sulle loro brande all’interno del fabbricato in costruzione, furono sbalzati a terra dall’onda d’urto e ricoperti da calcinacci, pezzi di mattoni e schegge di vetro.

Mentre gli Schutzen commemorano meri terroristi, inviamo il nostro pensiero alle vittime della loro follia sanguinaria. A noi il compito di tutelarne la memoria, vilipesa dalle ricorrenti celebrazioni dei loro assassini, offesa resa possibile da uno Stato ignavo ed assente, al quale invece spetterebbe il compito di difendere la storia della nostra Nazione ed i nostri caduti.

Uno Stato che permette celebrazioni di terroristi separatisti, nonché l’intitolazione di vie agli stessi, è uno Stato destinato a morire.

A chi celebra dei comuni terroristi noi rispondiamo ricordando ed onorando i nostri caduti.

Il Consiglio Direttivo del Movimento Irredentista Italiano

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