CENTENARIO DEL MARTIRIO DI NAZARIO SAURO

È una calda notte di mezza estate quella tra il 30 ed il 31 Luglio 1916. A bordo del Sommergibile “Giacinto Pullino”, destinato a compiere un’incursione nella munita base austro-ungarica di Fiume, c’è un irredentista istriano nativo di Capodistria, profondo conoscitore delle coste dell’Adriatico orientale: Nazario Sauro.

Nazario Sauro a 17 anniNazario Sauro nacque il 20 settembre del 1880 a Capodistria. Ragazzino vivace ed allegro, non andò oltre al terzo anno del Ginnasio della sua città e quindi seguì il richiamo di quel mare in riva al quale era nato e che aveva già dato da vivere a suo padre, frequentando con successo l’Istituto Nautico di Trieste. Terminati gli studi, abbandonò la natia Capodistria per imbarcarsi come tantissimi altri istriani della sua età, iniziando a percorrere in lungo e in largo l’Adriatico, che imparò così a conoscere e ad amare, prima quale mozzo e poi come capitano di piccolo cabotaggio.

Sauro abbracciò precocemente gli ideali mazziniani, sviluppando ulteriormente il grande patriottismo che lo aveva sempre animato, insieme alla profonda avversione per l’impero austro-ungarico, da lui ritenuto prevaricatore dell’identità e della cultura italiana del suo popolo.

Pochi anni prima della Grande Guerra, Sauro rientrò stabilmente a Capodistria, essendo diventato capitano dei vapori della Società istriana di navigazione, che facevano la spola tra Trieste e l’Istria. Sposato e padre di 5 figli, si era ormai definitivamente affermato in lui quel turbolento e passionale amor di patria che lo portò ad esporsi alle autorità anche nell’ambito del suo nuovo lavoro. Uno degli episodi più accesi lo vide protagonista mentre era al comando del piroscafo della sua compagnia: Sauro ostacolò l’entrata in porto di un altro mezzo, un vaporetto della ditta Lampo dei Cosulich, che era entrata in competizione con la società per cui lavorava e soprattutto era ritenuta filo-austriaca; il gesto era stato accompagnato da frasi ingiuriose urlate a gran voce contro il comandante e contro il governo, comportamento che gli valse 14 giorni di arresto. Ma in quegli anni, il suo spirito mazziniano e la sensibilità verso i popoli oppressi lo spingevano a guardare anche oltre ai confini italiani; Sauro si appassionò infatti della causa del popolo albanese, che in quegli anni stava cercando di affrancarsi dai turchi, tanto da dare il nome Albania alla sua ultima figlia e da trasportare, sulle navi che comandava, delle armi da consegnare ai patrioti schipetari durante i suoi viaggi nel basso Adriatico.

Allo scoppio della Grande Guerra, il momento della fatale decisione, come per tutti i patrioti trentini, giuliani e dalmati, giunse anche per Sauro. Nazario non ebbe esitazioni: rifiutò l’arruolamento nell’esercito austro-ungarico e partì immediatamente con la famiglia per l’Italia, al fine di sostenere l’entrata in guerra del Regno contro l’odiato nemico asburgico.

Nazario Sauro con alcuni commilitoni istriani a Venezia (1916)Giunto a Venezia, Sauro partecipò alle battaglie interventiste, organizzando l’accoglienza per i volontari giuliani in arrivo, tra cui i noti Giovanni Quarantotto e Pio Riego Gambini, presso il caffè sotto le Procuratie, in piazza San Marco. A questa attività Sauro aggiunse anche opere di solidarietà verso i propri connazionali in difficoltà, guidando un gruppo di volontari giuliani in Marsica, in Abruzzo, per aiutare la popolazione colpita da un catastrofico terremoto che provocò oltre 30.000 vittime.

Pochi giorni prima del fatidico 24 Maggio 1915 il coronamento del proprio sogno: Sauro riuscì ad arruolarsi nella Marina d’Italia come pilota, con il grado di tenente di vascello assimilato.

In Istria, nel frattempo, la situazione si faceva molto critica: dal maggio del ’15, dopo la dichiarazione di guerra dell’Italia, l’Austria aveva gettato la maschera di stato tollerante e civile sotto la quale aveva fomentato, orchestrato e coperto le angherie e le violenze slave contro gli italiani, scatenando una feroce rappresaglia che colpì buona parte della popolazione di lingua e cultura italiana, che non aveva alcuna colpa e responsabilità. Decine di migliaia di italiani vennero deportati nei campi di prigionia (barackenlager) in Austria ed Ungheria, nei quali vennero rinchiusi quanti ritenuti irredentisti o politicamente inaffidabili (“politisch unzuverlässig”), ma anche i parenti dei volontari fuggiti in Italia e soprattutto le intere popolazioni dell’Istria meridionale, dalla linea tra Rovigno e Barbana fino a Pola. Le città di questa zona furono svuotate in massa, ufficialmente per ragioni di sicurezza, vista la presenza della base militare nel porto polesano, in realtà per continuare il processo di cancellazione dell’italianità adriatica orientale iniziato nel 1866. Anche i genitori di Sauro e suo figlio Italo vennero rinchiusi in uno di questi campi.

Il giorno dopo la dichiarazione di guerra italiana all’Austria, all’alba del 24 maggio, il tenente di vascello Nazario Sauro prese subito parte alla sua prima missione, con un’ardita incursione nel lido di porto Buso, presso Grado. In circa 14 mesi di guerra Sauro portò a termine ben 60 missioni, alcune delle quali molto rischiose ed ardite, dimostrando vero sprezzo del pericolo e mettendo al servizio della Patria la profonda conoscenza dei mari, dei fondali e delle coste adriatiche da lui maturata in anni di navigazione. A Parenzo la beffa più rinomata e nota, quando Nazario riuscì ad entrare in porto ingannando tre sentinelle austriache fingendosi un loro superiore, rivolgendosi loro in dialetto veneto, ampiamente usato nella marina austro ungarica. Sauro riuscì a prendere di peso uno dei tre e portarlo a bordo per estorcergli informazioni strategiche.

Per le sue valorose gesta, a coronamento del suo indomito coraggio, nel giugno del 1916 Sauro ricevette la Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Secondo alcune testimonianze, Sauro presentiva il tragico destino al quale stava andando incontro. Iniziò a lasciare alcune lettere di addio alla famiglia e a portare con sé una fiala di veleno, da usare in caso di cattura, ben sapendo che sarebbe stato processato per alto tradimento ed impiccato. Tuttavia, appresa l’eroica fine di Cesare Battisti e Fabio Filzi il 12 Luglio 1916, Sauro gettò via la fiala, consapevole che un suicidio in caso di cattura sarebbe stato un gesto vile, contrariamente all’onorevole e dignitoso coraggio che avrebbe dimostrato nell’affrontare a testa alta il processo e l’impiccagione guardando dritto negli occhi il nemico.

Il presentimento di Sauro era, purtroppo, esatto.
Il 30 Luglio 1916, Sauro ricevette l’ordine di imbarcarsi a bordo del sommergibile “Giacinto Pullino”, per una missione avente l’obiettivo di silurare un piroscafo austriaco nel porto di Fiume. La notte tra il 30 ed il 31 Luglio.
Il 30 luglio del 1916 Nazario Sauro ricevette l’ordine di imbarcarsi sul sommergibile Giacinto Pullino, per una missione che prevedeva il siluramento di un piroscafo austriaco nel porto di Fiume.
Il destino volle che la missione del “Pullino” andasse incontro ad un tragico fallimento. Incagliatosi la notte tra il 30 ed il 31 Luglio 1916 sullo scoglio della Galiola, nel Quarnaro, il sommergibile fu predisposto per l’autoaffondamento. L’equipaggio abbandonò l’unità, mentre Sauro cercò di allontanarsi da solo su una piccola imbarcazione, venendo tuttavia ugualmente intercettato dalla marina austriaca e tradotto nel carcere di Pola.

Nazario Sauro nelle Carceri Militari di Pola il giorno prima dell'impiccagione (9 Agosto 1916)A Pola, nonostante le false generalità con cui tutti i volontari giuliani, dalmati e trentini erano stati arruolati per esigenze di sicurezza, Sauro venne riconosciuto, soprattutto grazie all’identificazione effettuata da suo cognato Luigi Steffè, maresciallo della guardia di finanaza austriaca. Il dibattimento fu drammatico, raggiungendo il picco nel tragico incontro con la madre Anna, prelevata assieme alla sorella di Sauro dal campo di prigionia per essere portata a Pola e messa a confronto con Nazario. I due, con grande coraggio e la morte nel cuore, finsero di non conoscersi. Non servì a nulla. I giudici non cedettero. Sauro venne condannato a morte per impiccagione.

Il 10 Agosto 1916, lo stesso giorno della sentenza ascoltata a testa alta e con fierezza, Sauro andò incontro al proprio destino nelle carceri militari di Pola, gridando, nel tragitto verso il patibolo: “Viva l’Italia, abbasso l’Austria, abbasso il vostro imperatore Francesco Giuseppe, quel mascalzone”.

Significative le ultime lettere lasciate da Sauro a suo figlio maggiore Nino e alla moglie. A quest’ultima scrisse:
“Cara Nina, Non posso che chiederti perdono per averti lasciato coi nostri figli ancora col latte sulle labbra. So quanto dovrai lottare e patire per portarli e conservarli sulla buona strada che li farà procedere su quella di loro padre, ma non mi resta da dire altro che io muoio contento di aver fatto solamente il mio dovere di italiano. Siate pur felici che la mia felicità è soltanto quella che gli italiani hanno saputo e voluto fare il loro dovere. Cara consorte, insegna ai nostri figli che il padre loro fu prima italiano, poi padre, poi cittadino.
Tuo Nazario”.

Al figlio:
“Caro Nino,
tu forse comprendi od altrimenti comprenderai fra qualche anno quale era il mio dovere d’italiano. Diedi a te, a Libero ad Anita a Italo ad Albania nomi di libertà, ma non solo sulla carta; questi nomi avevano bisogno del suggello ed il mio giuramento l’ho mantenuto. Io muoio col solo dispiacere di privare i miei carissimi e buonissimi figli del loro amato padre, ma vi viene in aiuto la Patria che è il plurale di padre, e su questa patria, giura o Nino, e farai giurare ai tuoi fratelli quando avranno l’età per ben comprendere, che sarete sempre, ovunque e prima di tutto italiani! I miei baci e la mia benedizione. Papà. Dà un bacio a mia mamma che è quella che più di tutti soffrirà per me, amate vostra madre! e porta il mio saluto a mio padre”.

Onore eterno a Nazario Sauro, irredentista istriano, purissimo patriota, grande uomo.

TENENTE DI VASCELLO NAZARIO SAURO: PRESENTE!

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