“Mia nonna Licia era…”. Intervista alla nipote di Licia Cossetto

licia-cossetto-2Lo scorso ottobre la nipote di Licia Cossetto, nell’anniversario della scomparsa della propria nonna, ha gentilmente accettato di dedicarci un po’ del proprio tempo per rispondere ad alcune nostre domande. Ringraziamo pubblicamente la signora per la cortesia e la gentilezza, nonché per la preziosa testimonianza relativa alla figura ed agli insegnamenti di una tra i principali ed instancabili custodi della memoria della tragedia delle foibe e dell’esodo, simbolo purissimo dell’italianità istriana.

1 – Lei è nipote di Licia Cossetto, sorella della Medaglia d’Oro al merito civile alla memoria Norma, diventata simbolo della tragedia dei massacri delle foibe. Tutti noi abbiamo imparato a conoscerla durante gli incontri commemorativi e le interviste televisive. Cosa può raccontarci di sua nonna al di fuori dei teleschermi? Che persona era?

Mia nonna Licia era una roccia, il punto di riferimento per tutti noi. Una donna forte ma gentile e altruista allo stesso tempo, che ha impiegato tutta la sua vita nel ricordo della sorella senza mai far sentire la sua mancanza ai nipoti. Una donna con grande disciplina che a volte poteva sembrare dura, ma nella vita e col senno di poi la ringrazio per aver ricevuto un’educazione rigorosa da lei, mi ha aiutato ad affrontare la vita a testa alta. Personalmente mi ha permesso di realizzare molti dei miei progetti, mi è sempre stata vicino e incoraggiata a non mollare mai.

2 – Cosa le ha trasmesso sua nonna e come ha influito nella sua formazione personale? A livello familiare cosa vi ha lasciato?

Mi ha insegnato a lottare per quello a cui tengo, a non aver paura a esprimere il mio pensiero e le mie opinioni, a rispettare il prossimo sempre rimanendo coerenti con se stessi. Ecco, il coraggio, la coerenza e l’importanza della famiglia. Non c’è cosa più importante della famiglia, è lo specchio della società. E ci vuole tanto impegno, forza e responsabilità per rimanere uniti anche di fronte alla difficoltà che la vita ti palesa. Ci ha lasciato un vuoto quando è venuta a mancare. Le persone così carismatiche lasciano davvero un segno nei cuori di chi le ha conosciute.

3 – Che cosa ha significato per lei essere nipote di una testimone così importante, oltre che coraggiosa, di una delle più tragiche pagine di storia italiana?

Nonna non mi ha mai obbligata a seguirla né mi ha mai forzata a studiare questa terribile pagina di storia. Piano piano si è sviluppato dentro di me un senso di giustizia storica e di curiosità che mi hanno spinta ad avvicinarmi alla sua battaglia e esserle al fianco gli ultimi anni. Ci sono arrivata da sola a capire chi era e per cosa stava combattendo, non mi ha mai indottrinata. E quando da essere per me una “semplice” nonna si è rivelata per la combattente quale era, per me è stato motivo di enorme orgoglio e ammirazione.

4 – Sua nonna si è sempre spesa in prima persona per difendere la memoria dell’italianità istriana e della memoria di sua sorella Norma. Come avete vissuto in famiglia questo impegno?

Ne siamo sempre stati orgogliosi e l’abbiamo sempre appoggiata, anche vedendola soffrire enormemente nel ricordare quei terribili momenti. Ma è giusto, è il prezzo da pagare per mantenere fede alla promessa di non dimenticare.

5 – Lei avrà sicuramente seguito sua nonna nei suoi impegni commemorativi. Come avete affrontato l’essere investiti, vostro malgrado, della responsabilità di difendere la storia di chi, solo perché italiano, come Norma, trovò la morte durante quei tragici anni?

La verità va difesa e basta, senza se e senza ma. La guerra è terribile e tutto ciò che succede come concausa lo è ancora di più, ma la storia andrebbe studiata, e a fondo, proprio per imparare dai nostri errori: non è uno strumento di rivalsa, dovrebbe essere uno strumento per aiutarci a non commettere più gli stessi errori.

6 – Sua nonna se n’è andata lo stesso giorno di sua sorella. Un segno del destino, o forse una casualità. Ora che molti dei testimoni di quei tragici eventi se ne stanno andando, cosa pensa si dovrebbe fare maggiormente, a livello associazionistico ma anche individuale, per mantenere vivo il ricordo e difendere l’italianità giuliano-dalmata?

Nel nostro piccolo continuare a mantenere vivo il ricordo di chi è morto in quei terribili eventi e di chi ha combattuto in vita per non dimenticarli. Bisogna continuare a parlarne, scriverne, sempre, anche a chi non vuole sentire. L’informazione è uno strumento per la democrazia, anche quella intellettuale.

7 – Una sua riflessione sul crescente clima di odio fomentato dal negazionismo dei soliti ignoti (alcuni dei quali sono persino arrivati a mettere in dubbio la storia sulla fine di Norma) che, negli ultimi anni, ha portato al moltiplicarsi dei vilipendi ai monumenti, alle lapidi, alle vie intitolate ai Martiri delle foibe ed addirittura all’organizzazione di “contromanifestazioni” durante le commemorazioni del 10 febbraio.

Purtroppo io sono molto meno diplomatica di mia nonna Licia. Penso che siano dei poveri ignoranti, che non impareranno mai niente dal passato e non insegneranno mai niente alle generazioni future. Tranne forse che rovinare i monumenti sia cosa buona e giusta. Fare finta che non sia successo niente o addirittura negare l’evidenza è sintomo di una forte carenza di logica e pensiero, degna degli ottusi. E questo discorso vale per
tutti i vilipendi storci, dalle foibe all’olocausto. Chi oltraggia i propri morti non è degno di essere italiano, perchè a mio avviso prima di qualsiasi ideologia ci dovrebbe essere un’identità culturale e storica che unisce il popolo. Non mi ci arrabbio, penso siano solo persone inutili se non dannose alla comunità, dato che rovinare i monumenti è come sputare sulla propria storia e non avere rispetto di chi in guerra c’è morto.

8 – La scomparsa di sua nonna ha lasciato un vuoto incolmabile in tutti noi. Secondo lei, cosa ha voluto lasciarci con il suo impegno e la sua vita? Cosa dobbiamo, tutti noi, fare nostro delle sue parole e del suo esempio?

A me ha lasciato il coraggio di affrontare la vita a testa alta e tenere sempre fede a me stessa. Poi proteggere la propria famiglia e tutti quelli a cui si vuole bene. Se si fa questo, lottare per il proprio paese è un passo automatico, ti viene spontaneo, perchè sempre di famiglia si parla. Si dovrebbe condividere e aiutarsi a superare le difficoltà insieme. Ma purtroppo credo che questo rimarrà un’utopia, in un paese dove l’indifferenza fa da padrona. E anche l’identità ha perso qualsiasi valore. L’identità è un valore inestimabile. L’identità di un popolo racchiude tutti i suoi valori, la sua storia, la sua evoluzione, le sue caratteristiche. Andrebbe conservata gelosamente e continuamente alimentata. Questo argomento è estremamente attuale, perché credo che le ondate migratorie cui siamo sottoposti possano essere viste in un’ottica positiva e di arricchimento solo se vengono assorbite in una cultura già esistente e fortemente radicata. Ma nel nostro paese io vedo un processo inverso irreversibile, di perdita di valori e di umanità crescente che non unifica, ma divide. E certo non farà di noi un popolo guida. Dovremmo ritrovarci, tutto qui. Ma poi, noi italiani, storicamente, siamo mai stati davvero uniti?

Intervista originariamente pubblicata nel 33° numero de “La Voce Irredentista”

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