Pasqua 1916 – Pasqua 2015: per la Resurrezione della Patria

23 Aprile 1916 - Artiglieri italiani celebrano la Pasqua inviando singolari auguri agli austriaciIl Movimento Irredentista Italiano, nel giorno della Pasqua di Resurrezione, augura a tutti i patrioti una serena giornata nel segno della tradizione e dell’amor di Patria.

Esattamente, amor di Patria. Quel sentimento che anima noi ed il nostro lavoro, quell’ideale che non conosce interruzioni né soste festive.
Per questo, simbolicamente, vogliamo rivolgere il pensiero a tutti gli italiani che, nel giorno di Pasqua, si trovarono al fronte durante le guerre combattute per l’Unità e l’Indipendenza della Patria. A questo proposito, vogliamo proporre un estratto dal diario di Pasquale Attilio Gagliani, comandante d’artiglieria, nel quale quest’ultimo descrisse con efficacia gli eventi a cui prese parte nonché il ruolo assunto dall’artiglieria nell’economia del conflitto, così come gli effetti terribili che i bombardamenti provocarono nel fisico e nel morale dei soldati.
Gagliani partecipò alla Grande Guerra dall’inizio alla fine, comandando vari reparti d’artiglieria sul fronte del Carso e, in seguito alla rotta di Caporetto, sulla linea del Piave. Oltre a nutrire sentimenti monachici, Gagliani era un convinto assertore della guerra contro il mortale nemico austriaco e, nel corso del conflitto, si guadagnò la Medaglia d’Argento al Valor Militare e la promozione a colonnello. Morì dopo l’armistizio a Udine, nel settembre del 1923, in seguito allo scoppio di un ordigno che stava disinnescando.
Affidiamo alle parole del Colonnello Gagliani il messaggio che, in questa Pasqua del 2015, vogliamo trasmettere a tutti i patrioti: la necessità del sacrificio, il dovere dell’impegno costante, la splendente purezza del donarsi in tutto e per tutto alla Patria, oggi come allora anelante alla liberazione, richiamo racchiuso nel lugubre suono delle campane abbattute dall’artiglieria austriaca, descritto in questo passo del diario di Gagliani. Un invito, quindi, a non disperare ma, piuttosto, a seguirci nel nostro percorso. Difatti, meno di un anno e mezzo dopo questo episodio, le campane di tutta Italia suoneranno, stavolta festose, per celebrare la Vittoria e la liberazione delle terre irredente. Nulla è perduto per sempre. Spesso, l’unico ostacolo che incontriamo, è solamente la mancanza di volontà. Avanti per la nostra strada con fede incrollabile nella Resurrezione della Patria.
Ad maiora!

San Pier d’Isonzo (GO) – 16 aprile 1916, Domenica delle Palme

“Alle ore 8,30 incomincia un bombardamento sulla Chiesa di S.Pietro: fin dai primi colpi, da 152, si capisce che il tiro è diretto al campanile che fin dal principio della campagna è stato un ottimo osservatorio; attualmente era ancora usato come tale dall’artiglieria da fortezza. Nei giorni scorsi il nemico si è limitato ad eseguire per qualche ora al giorno dei colpi a shrapnels, con scoppi molto alti, per disturbare il personale che trovavasi sul campanile. Oggi però il tiro evidentemente aveva propositi più decisi, perché, con opportune correzioni, i colpi sono stati gradatamente condotti sul campanile, tanto che tre di essi hanno scalfita la base. Data la solidità della costruzione, nessuno però prevedeva la possibilità che si riuscisse a farlo crollare.

Dopo una breve sosta del fuoco, il tiro è stato ripreso verso le 10,30 con proietti di grosso calibro (da 240 o da 280); alcuni di questi però cadevano nei campi antistanti al campanile, altri sulle case vicine, fortunatamente vuote.
Verso le 11, sono incominciati a cadere colpi di grosso calibro, ad alto esplosivo. Noi osservavamo i risultati dall’argine che è presso la strada S. Pietro-Fogliano.
Alle 11,30 si sono succeduti, uno dopo l’altro, tre colpi da 305 che sono scoppiati sulle immediate vicinanze del campanile. Dal nostro posto abbiamo osservato che le campane si muovevano; ad un tratto abbiamo visto piegarsi da un lato tutta la parte superiore alla cella campanaria, il resto del corpo del campanile spezzarsi a metà e precipitare verso i campi. Durante la caduta si è inteso distintamente il suono delle campane, estremo saluto dei sacri bronzi, creati per le preghiere di pace e morti gloriosamente in guerra.

Ho provato come una stratta al cuore, come se avessi visto cadere un amico: dall’alto di quel campanile in alcuni giorni sereni ho ammirato lo splendido panorama del golfo di Trieste, con la bianca città in fondo, meta dei nostri sogni!”.

Dal diario di Pasquale Attilio Gagliani

In foto: Artiglieri italiani al fronte “celebrano”, a modo loro, la Pasqua del 1916 (23 Aprile), inviando dei singolari auguri agli austriaci.

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