IL BUCO NELL’ACQUA

Vista la recente attenzione calamitata dall’informe accozzaglia “politica” capitanata dai secessionisti della Lega Nord con al seguito varie forze, più o meno corpose, di partitini e piccoli movimenti, riteniamo opportuno fare una piccola riflessione. 
Lungi da noi soffiare sul fuoco delle recenti aggressioni subite dal signor Salvini a Bologna per mano dei centri sociali (spesso responsabili di vilipendi a monumenti della storia patria, dei Martiri delle Foibe o rei di negazionismo oltranzista) cui va, oggi come sempre, il nostro più profondo disprezzo. L’articolo che pubblichiamo è stato scritto in seguito alla manifestazione contro l’immigrazione dello scorso 18 ottobre a Milano, ed il tempo lasciato trascorrere è stato solamente funzionale allo smaltimento dell’ubriacatura di massa cui molti hanno preso parte.
Tuttavia è bene mettere in guardia i molti italiani che, sulla scia della comprensibile e legittima protesta antieuropeista e contraria all’immigrazione di massa foraggiata e sostenuta dagli ultimi governi (o meglio, reggenti coloniali) dell’Italia, si sono accodati ad un partito anti-nazionale, secessionista e resosi responsabile, negli ultimi 20 anni in cui per molti è stato al governo, di ruberie e reati di vario tipo.Non è tollerabile subordinare i valori dell’unità della Patria, dell’autentico patriottismo, della difesa della Nazione a ragioni contingenti, di qualunque tipo esse siano. Se molti italiani hanno deciso di rinnegare questi valori mettendosi al seguito di dichiarati secessionisti che a più riprese hanno sputato sul tricolore, insultato l’Italia e la storia patria, NOI abbiamo ancora due principi cui non intendiamo rinunciare: ONORE e DIGNITA’.Il nemico del nostro nemico NON è SEMPRE nostro amico.Noi MAI con i nemici della Patria.

Viva l’Italia

Il Consiglio Direttivo del Movimento Irredentista Italiano

 

Nota dell’autrice: “Considerata la vile e volgare aggressione di cui è stato oggetto l’on.Matteo Salvini a Bologna da parte di giovinastri dei centri sociali, vorrei precisare che l’articolo in questione, in cui esprimo la mia netta opposizione alla Lega, è stato scritto prima di tale accadimento. Pertanto la sua pubblicazione non deve sembrare inopportuna e fuori luogo, nè, tantomeno, intezionalmente irrispettosa, bensì puramente casuale.
La mia opposizione alla Lega resta, naturalmente, come a tutti i movimenti che a qualsiasi titolo e sotto qualsiasi vessillo vogliono dividere o frantumare l’Italia, foss’anche solo con il federalismo: accompagnata però alla doverosa espressione di solidarietà ne confronti di Salvini, vittima di un’aggressione odiosa nel mentre intendeva protestare per la vergognosa e ben nota condiscendenza delle autorità verso i rom, ai quali la cittadinanza con le sue sudate tasse paga suo malgrado fior di bollette. Con buona pace della crisi e degli italiani ridotti sul lastrico.”   

 

Maria Cipriano

 

1Se qualcuno sperava che il 18 ottobre sarebbe stato il giorno della svolta, l’inizio di una nuova stagione costruttiva di ribelli e protestanti per una nuova Italia, secondo me è meglio che si ricreda in fretta.

Diciamoci la verità: il grande corteo organizzato dalla Lega contro l’immigrazione, vale a dire giustamente contro ciò che ora come ora costituisce il primo problema per l’Italia e gli Italiani, una vera e propria emergenza, madre e sentina di tutti gli altri numerosi problemi ad esso collegati, può aver illuso molti, ma non deve ingannare. Non lo dico per astio né tantomeno per antipatia verso Salvini, ma solo perché la realtà parla linguaggi chiari, la logica anche, e qui abbiamo assistito al solito linguaggio di un vecchio partito localista, ansioso di rimettersi sulla piazza, incamerare consensi, e disposto, a questo scopo, a chiamare all’adunata tutti gli italiani di buona volontà, i quali però non si vede perché dovrebbero adunarsi sotto l’emblema del sole celtico padano di bossiana memoria. Non si è riusciti a trovare niente di meglio in tutti questi anni? Questo passa il convento e bisogna accontentarsi? Accettare quindi di barattare il Tricolore con lo straccio padano? Chi si contenta gode, dice il proverbio. E soprattutto il sentirsi con l’acqua alla gola potrebbe giustificare il passo avventato di certi patrioti di bocca buona giunti incautamente a Milano col Tricolore in bellavista e costretti a nasconderlo in tutta fretta. Fosse successo a me gliel’avrei scaraventato sulla testa, ai leghisti padani, ma io provengo da un’altra generazione che non andava tanto per il sottile.

Ma veniamo al sodo: considerando che anche Forza Nuova, nella stessa giornata del 18 ottobre, aveva indetto cinque manifestazioni in cinque città diverse (Napoli, Palermo, Bergamo, Ancona e Bologna) per la medesima lodevole causa, cioè contro l’invasione, e Fratelli d’Italia a Reggio Calabria avevano fatto altrettanto, ce n’era abbastanza per scatenare, se non una bomba mediatica, perlomeno una reazione a catena, una sensibilizzazione di massa, una scossa, un risveglio dal torpore generale, un allarme, un fremito d’orgoglio, chiamatelo come volete. Invece, niente. Niente di nuovo sul fronte occidentale. Anzi, tutte queste manifestazioni, prese insieme o separate, per ragioni diverse possono considerarsi un fiasco. Se le paragoniamo, ad esempio, con la risonanza e le speranze che suscitò la rivolta del 9 dicembre dell’anno scorso, se consideriamo le modalità, nuove e originali, con cui essa si manifestò, il reale fastidio e timore che ingenerò nelle forze al potere, con accorrere di giornalisti innervositi schierati col governo a pontificare sul fenomeno, ammonimenti severi di Alfano, appelli patetici della Boldrini in diretta, accuse isteriche di Vendola, rabbia e dispetto di organismi collaterali al governo come l’Anpi, dichiarazioni preoccupate di Confindustria, trasmissioni televisive, eccetera, possiamo facilmente constatare la differenza abissale che intercorre tra due eventi che, pur accomunati apparentemente da analoghi intendimenti e mossi da identiche cause, hanno suscitato reazioni e contraccolpi ben diversi.

Indipendentemente dalla sua misera fine, infatti, la rivolta del 9 dicembre rappresentò davvero un qualcosa di nuovo e di spontaneo che saliva dal basso, dove, se pur per poco, si respirò la rabbia, la volontà e la presenza di un popolo deciso a farsi valere e rivalere contro una classe politica indegna e infida da cui si sentiva tradito e minacciato nella sua stessa esistenza. Non c’erano politici, non c’erano partiti, non c’erano vecchie facce e vecchie sigle a riproporsi, ma un unico protagonista, il popolo italiano, e un unico stendardo, che è il vero spauracchio del NWO come l’acqua santa per il diavolo: il Tricolore.

Sappiamo purtroppo come quella rivolta finì: per fragilità di capi, furbizia dei politici, stanchezza sopraggiunta, pigrizia e ignavia di molti, affiorare di secessionismi e indipendentismi inutili e dannosi, e quant’altro. Ma, pure, una scossa vi fu. Poco, ma sempre meglio di niente.

Il 18 ottobre, invece, tutto sommato è stata una giornata passata liscia come l’olio, come nulla fosse accaduto. Praticamente un fallimento. Per molti, che speravano in chissà cosa, una delusione.

Il perché è semplice, a mio parere. Inutile infatti continuare a credere e far credere che, senza il Tricolore e senza una chiara progettualità nazionalista, si possa andare da qualche parte. Centomila e più persone radunate a Milano sono un’enormità, potrebbero addirittura rappresentare l’incipit di una rivoluzione, ma senza il Tricolore non servono a niente, non minacciano nessuno, non fanno paura –men che meno all’europa dei banchieri-, e, di fatto, si sono tradotte in una  camminata chilometrica fino a piazza Duomo priva di nerbo, di spessore e di vero pathos. L’occhio della folla di spettatori a casa non vi ha riconosciuto nulla di familiare ed emotivamente coinvolgente, ma solo uno sventolìo anonimo di bandiere e banderuole il cui significato è fin troppo noto, ed evoca un logoro partito già affogato negli scandali, firmatario di molti trattati europei e nelle cui regioni gli immigrati pullulano più dei papaveri nel grano, coccolati da preti, sindaci e forze dell’ordine. Inutile peraltro continuare a battere la grancassa del secessionismo, se perfino gli scozzesi, la cui storia (ben diversamente dalla nostra) è tutta un antagonismo contro gli inglesi, hanno capito che in un mondo globalizzato come questo l’andarsene per i fatti propri si tradurrebbe nel cadere dalla padella nella brace.

Salvini farà la sua strada, s’intende, passando con la sua faccia amichevole e bonaria da un’intervista all’altra, da una fotografia all’altra, in mezzo alle lodi dei simpatizzanti e dei sostenitori, promettendo questo e quello. Ma la strada della Lega è tempo perso, mettiamocelo bene in testa. Le sue marce saranno sempre un insuccesso, non  già per mancanza di partecipanti, ma per mancanza dell’invitato più importante: l’Italia. Fiato sprecato, dunque, da quei palchi. Palchi aridi e vuoti, senz’anima, svuotati di coscienza storica, dove la Storia con la S maiuscola è stata tradita per fare spazio alla storiella dei celti e dei padani, e dove, qualunque cosa Salvini potrà dire, sarà sempre inquinata da un limite insormontabile: la mancanza dell’Italia, appunto. E’ questa e solo questa che fa paura ai poteri forti sovranazionali, non certo la padania, che anzi potrà sempre tornar comoda al momento opportuno, quando gli stessi poteri decideranno di disfarsi degli ex comunisti ed ex cattolici che adesso li riveriscono.

In quanto alle altre manifestazioni indette nella stessa giornata, esse non sono che la riprova che l’Italia sta pagando la mancanza di un serio Partito Nazionale che nessuno si è mai preoccupato di organizzare su vasta scala, a cominciare proprio da Almirante. E gli sconfortanti risultati si vedono.

Ognuno poi è libero di credere che Salvini sia il nuovo Capitano di una nave ambigua che non ha neanche una bandiera, e dunque sbanderà e naufragherà al primo scoglio, in bocca al primo pescecane straniero.

Ognuno è libero di  svendere il Tricolore in cambio di un po’ di ribalta mediatica.

Ognuno è libero di riporre la Storia d’Italia in soffitta. Ognuno è libero di tradire a modo suo il Risorgimento.

Ma la Storia è una maestra severa, e, soprattutto, vendicativa.

In quanto a me, lo ribadisco: il 18 ottobre è stato un buco nell’acqua semplicemente perché la Lega è un buco nell’acqua, e l’ha dimostrato, mi pare, più che a sufficienza in tutti questi anni, e proprio nelle due regioni dove ha sempre avuto maggior seguito di votanti e governanti. Oggi Salvini protesta sul suo facebook per la sporcizia del Naviglio di Milano, come se il presidente della Regione Lombardia non fosse Maroni dal marzo del 2013. I leghisti stanno cercando affannosamente consensi in tutta Italia, fingendo di esser stati su Marte anziché al Governo per ben quattro volte.

E dunque, mi dispiace disilludere i nuovi ingenui fans di Salvini, ma devo avvertirli che aver obliato il Tricolore per essere ammessi a sfilare con chi ha stretto la mano a Eva Klotz che vuol portarci via l’Alto Adige, non fa onore a nessuno e non porta bene, e, prima che il buco nell’acqua si tramuti in un vortice, sarà meglio allontanarsene in tempo. La prudenza non è mai troppa e si rischia di venir risucchiati nel fondo senza possibilità di risalire, date retta a me.

Maria Cipriano

 

6 pensieri su “IL BUCO NELL’ACQUA

  1. Francesco Cipriano

    Senza ombra di dubbio il fenomeno dell’immigrazione clandestina o che dir si voglia dei rifugiati politici sotto la cui dicitura si nascondono fior di criminali costituisce uno dei grossi problemi della nostra società che nessun governo ha mai voluto esaminare ed affrontare nei giusti termini lasciando come sempre ogni forma di discussione a poco lungimiranti alchimie sociali volte a identificare eventuali speculazioni di interessi politici o vantaggi di parte. La giustificata rabbia dei cittadini che ora ribolle con forme di totale rigetto nei confronti di questi immigrati,di cui una buona parte fa sciempio di tutto ciò che è sociale anziché trovare conforto nelle istituzioni che li rappresenta vengono quasi abbandonati

    Rispondi
  2. Francesco Cipriano

    Senza ombra di dubbio il fenomeno dell’immigrazione clandestina o che dir si voglia dei rifugiati politici,sotto la cui dicitura si nascondono spesso fior di criminali,costituisce purtroppo uno dei grossi problemi della nostra società che nessun governo ha mai voluto esaminare ed affrontare nei giusti e dovuti termini lasciando come sempre ogni forma di discussione a fantasiose alchimie sociali volte a identificare più che altro eventuali speculazioni politiche o vantaggi di parte.

    Il commento deve essere completato

    La giustificata rabbia dei cittadini che ora ribolle con forme di totale rigetto nei confronti di questi immigrati,di cui una buona parte fa sciempio di tutto ciò che di buono c’è nel sociale,anziché trovare conforto nelle istituzioni che li rappresenta vengono quasi abbandonati,lasciati a se stessi come se il problema non fosse di pertinenza dello Stato ma dei singoli.
    Tutto questo offre inevitabilmente il fianco a personaggi politici di dubbia linearità o meglio ,detto fuori dai denti, a dei “capi bastone” che cavalcando tale dissenso cercano spazi, tra rigurgiti locali e/o manifestazioni di piazza agguantando il problema solo sotto l’aspetto quantitativo sventolando un cencio di tessuto di nessun significato.
    Ebbene l’articolista si e ci domanda: come mai questo sussulto democratico non poggia su uno sventolio tricolore ma rimane quasi sempre sordo ad un richiamo patrio che sentiamo invece per esempio quando andiamo allo stadio o di fronte ad una manifestazione sportiva?
    Quali le cause di questo oggettivo assenteismo che relega la persona in un abulico silenzio patrio?

    Questi rottami di destra non costituiscono certo un pericolo per la nostra ,seppur monca democrazia,ma

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  3. Francesco Cipriano

    pur sempre trasmettono segnali non certo incoraggianti sui quali é quanto mai utile meditare e prevenire ,nei limiti del possibile,ogni loro iniziativa.
    Più avanti cercherò di analizzare ,secondo il mio parere, le cause di questo senso di abulia patriottica-nazionale. CIP

    Rispondi
  4. Francesco Cipriano

    Viviamo ormai da parecchi lustri in una forma di oscurantismo politico e sociale che trova la sua ragion d’essere in diverse antecedenti sfaccettature della nostra vita quale quella ,prima di tutto, di aver vissuto al di sopra delle nostre reali possibilità pensando di vivere in un esaltante comparto di benessere sociale e culturale che poggiava invece su basi di cartone.
    Quando la situazione é cominciata a peggiorare ed i nodi sono venuti al pettine sono emerse come funghi queste pseudo forme di contestazione politica guidate da persone mediocri sia sul piano formale che sostanziale che hanno trovato ,soprattutto nella Lega,terreno fertile e dove alla ragione prevaleva una stupida e gretta ignoranza nonché un’inerzia quasi bovina.
    D’altronde Johann Wolfgang Goethe diceva che nulla é più terribile di un’ignoranza attiva,foriera di effetti devastanti e difficile da gestire.
    Come poi é noto le scuole e le università italiane gestite ancora da baroni del potere non hanno mai raccolto consensi tra i giovani ne tam poco hanno offerto loro la possibilità di emergere tanto che i nostri migliori giovani sono letteralmente fuggiti all’estero lasciando in Italia quelli che avevano la possibilità di trovare,attraverso solide raccomandazioni un buon posto di lavoro.
    La società consumistica ha poi fatto il resto.
    In altre parole di fronte a questa ed altre abiette situazioni sociali sono rimasti in campo poche menti illuminate che ,anche sotto il profilo storico e politico, hanno cercato in qualche modo di fare del bene per il paese rilanciando tra i giovani lo spirito patrio ma senza alcun successo.
    Mi viene alla mente la fulgida persona del presidente Pertini che in diverse cerimonie ufficiali inneggiava all’amore patrio ,all’amore per la resistenza e quando passava in rassegna di fronte al tricolore si fermava e prendendo un lembo del vessillo baciava la bandiera.
    Oggi dobbiamo purtroppo convivere con la palese stupidità e la manifesta mediocrità di persone incapaci ma forse abbiamo la speranza che l’attuale generazione ,se pur menomata da una cattiva storia, possa,con un perdurante colpo di coda, risorgere e dare una sferzata di fresca energia ed tipi come il signor Salvini scompariranno come il fumo di una sigaretta anche se non é certo non é facile rimediare ad un ..buco nell’acqua! CIP

    Rispondi
  5. Luca

    La “fulgida persona del presidente Pertini” di cui al precedente commento è per caso la stessa di quell’individuo che, oltre ad inneggiare “all’amore per la resistenza”, accarezzò e probabilmente persino baciò la bara avvolta dalla bandiera jugoslava dell’infoibatore ‘Tito’?
    Ragazzi, occhio a quel che viene pubblicato fra i commenti ai vostri articoli! Ne va della credibilità generale dell’appassionato, rigoroso e giustamente intransigente lavoro di risveglio delle coscienze che il Movimento già da un bel po’ di tempo -con sempre rinnovato vigore- porta avanti!

    Quanto alla questione sollevata nell’articolo non ho difficoltà ad ammettere che anch’io sono fra coloro che, pur riconoscendosi pienamente nei nostri comuni valori, sul piano strettamente politico si stanno lasciando affascinare da ciò che sembra potersi prepotentemente coagulare attorno alla figura di Matteo Salvini; sempre tenendo alta, anzi altissima, l’attenzione su ogni rigurgito secessionista e più in generale su ogni divagazione da quell’interesse nazionale che la Lega -costretta altrimenti alla sparizione- pare finalmente stia lentamente iniziando a perseguire [non sapevo ad esempio dell’invito a Pontida rivolto mesi fa ad Eva Klotz, e bene ha fatto Maria Cipriano a segnalarlo], va però detto e scritto che Salvini è il primo da tanti anni a questa parte a riuscire a portare all’attenzione generale alcune delle tematiche che dovrebbero essere proprie di una ‘destra’ autenticamente italiana, che non abbia complessi nell’evidenziare quanto di buono è venuto alla nostra Nazione dal ventennio fascista (per inciso, ultima epoca storica in cui in Italia fu esaltato il concetto di Irredentismo); per cui, anche magari volendo partire solo da un numero particolarmente selezionato di battaglie comuni, sarebbe davvero un peccato veder correre via anche questo treno, oggi forse l’ultimo per far progressivamente tornare in auge valori che da troppo tempo non hanno più trovato un leader che, rivendicandoli ad alta voce, sapesse con essi far breccia (anche elettoralmente) nei cuori dei tanti che ancora sono pronti a riconoscervisi!

    Viva l’ITALIA, con le SUE Terre irredente!
    Viva il MOVIMENTO IRREDENTISTA ITALIANO!

    Rispondi
    1. Francesco Cipriano

      “.. sono fra coloro che .. sul piano strettamente politico si stanno lasciando affascinare da ciò che sembra potersi coagulare attorno alla figura di Matteo Salvini;.. quell’interesse nazionale che la Lega pare finalmente stia lentamente iniziando a perseguire.” ” Ragazzi occhio a quel che viene pubblicato fra i commenti ai vostri articoli !” Bravo 7+

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