A difesa di Trieste italiana

Furlanic liberazione TriesteNon è di certo storia nuova che nel 2014 ci siano ancora vaste aree dell’opinione pubblica italiana, se tale si può definire, che hanno il coraggio di affermare che Trieste venne liberata il 1 maggio 1945, il giorno in cui le avanguardie delle bande partigiane comuniste jugoslave entrarono in città. Stavolta però l’affermazione, peraltro reiterata nel tempo, viene direttamente dal Presidente del Consiglio Comunale di Trieste, tale Iztok Furlanic, primo sloveno nella storia a ricoprire questa carica, proveniente dalle file del partito di rifondazione comunista.

Le parole da lui pronunciate e comparse su “Il Piccolo” dello scorso 16 ottobre, quindi, non sorprendono di certo coloro che ben conoscono il personaggio in questione, già noto in passato per esternazioni simili. È bene dunque fare una breve analisi per sbugiardare quanto da lui affermato nell’intervista e rendere noto a tutti chi è il personaggio in questione che, ricordiamo, ricopre una carica istituzionale italiana.

1 – Nell’intervista Furlanic parla della sua volontà di introdurre la possibilità per i consiglieri di intervenire in consiglio in lingua slovena, con la traduzione simultanea. Lo definisce “costo della democrazia” che va sostenuto, come già fatto in quel di Gorizia. In realtà si tratta solo dell’ennesimo affondo sul tema del bilinguismo, sempreverde cavallo di battaglia della minoranza slovena per continuare a battere sul tasto della “slovenità” triestina, al fine di permettere una sempre maggiore avanzata della stessa che, ricordiamo, gli sloveni volevano far trionfare sull’italianità della città già dalla prima metà del 1800. E ancora, solo per citare uno dei casi più rinomati, il 7 gennaio 1911, sul loro giornale Edinost, gli sloveni pubblicarono il programma per la soluzione finale del problema degli italiani di Trieste: “Non abbandoneremo la nostra lotta fino a quando non avremo sotto i piedi, ridotta in polvere, l’italianità di Trieste. Fin ora la nostra lotta era per l’uguaglianza, domani diremo agli italiani che la nostra lotta è per il dominio. Non cesseremo finché non comanderemo noi. L’italianità di Trieste, che si trova agli sgoccioli, festeggia la sua ultima orgia prima della morte. Noi sloveni inviteremo domani questi votati alla morte a recitare il confiteor”.

Eloquente il passaggio (attualissimo) sul cambiamento di rotta politica da “uguaglianza” (più volte citata da Furlanic) a “dominio”. A più di 100 anni di distanza, il programma e l’obiettivo finale degli sloveni non sono di certo mutati.

2 – Furlanic si è sempre espresso contro l’apposizione di targhe e le celebrazioni per ricordare un evento per lui inesistente, ossia l’anniversario del 12 giugno 1945, data nella quale i partigiani jugoslavi dovettero arretrare ad oriente della linea Morgan rinunciando all’occupazione di Gorizia, Trieste e Pola in Istria, facenti parte della Zona A del Governo Militare Alleato. Dei 40 giorni di occupazione rimase il terrore per quanto compiuto dai comunisti jugoslavi: arresti, torture, deportazioni, infoibamenti. Tutto questo ovviamente per Furlanic (che, come si vede in foto, hafurlanic 3 avuto pieno appoggio dai partiti di rifondazione comunista e dei comunisti italiani) non è importante, dato che per il presidente del consiglio comunale la data della liberazione della città è una sola, il 1 maggio 1945, quando mentre ancora si combatteva con i tedeschi ben asserragliati in alcuni punti strategici della città, i partigiani iniziarono immediatamente gli arresti e le deportazioni degli elementi più in vista della comunità italiana. Per essere ancora più precisi, i tedeschi si arresero non ai partigiani slavi ma ai neozelandesi del generale Freyberg, che giunsero in città il giorno dopo, il 2 maggio, mentre il Corpo Volontari della Libertà aveva già proclamato l’insurrezione generale ed occupato i principali edifici pubblici della città tra il 29 ed il 30 aprile, innalzando su di essi il tricolore. La verità storica è quindi ben diversa da quella della vulgata partigiana slovena, dato che come detto Trieste non venne di certo liberata dai comunisti jugoslavi, i quali non ottennero la resa dei tedeschi ed arrivarono quando quasi tutti i quartieri e gli edifici pubblici erano già stati occupati dal CLN triestino. Quella dei partigiani slavi fu una vera e propria occupazione straniera, segnata da crimini, deportazioni e migliaia di omicidi ed infoibamenti con il solo fine di decapitare i vertici della comunità italiana ed annettere Trieste alla nascente Jugoslavia comunista. Non a caso già il 3 Maggio, il Comando d’Occupazione jugoslavo di Trieste annunciava con il suo primo proclama l’annessione della città alla Jugoslavia, mentre i rapporti tra i comandi angloamericani e jugoslavi avevano raggiunto livelli di tensione inauditi in merito alla gestione del territorio. I comunisti jugoslavi decretarono inoltre la legge marziale, il coprifuoco di 19 ore, l’abolizione della legislazione italiana e lo spostamento dell’ora legale su quella di Belgrado per uniformare la città “al resto della Jugoslavia”. Si può definire tale operazione come una “liberazione” della città? Il 12 Giugno è quindi molto più di una ricorrenza inesistente, come sostiene Furlanic, ma l’anniversario della fine del terrore, delle persecuzioni, dei massacri compiuti da un esercito straniero in una città italiana. Le date che segnano le liberazioni di Trieste sono tre: il 3 Novembre 1918, quando i Bersaglieri sbarcarono dall’Audace prendendo possesso delfurlanic 2la città in nome del Re d’Italia al termine della vittoriosa Battaglia di Vittorio Veneto; il 12 Giugno 1945 quando gli jugoslavi, in seguito agli accordi di Belgrado, dovettero abbandonare la città, cosa che pose fine alle persecuzioni dei 40 giorni di terrore; il 26 Ottobre 1954, quando la città, con la firma del Memorandum di Londra, vide terminare il governo militare alleato e passo sotto l’amministrazione italiana, diventata poi sovranità definitiva con la firma del Trattato di Osimo del 1975. Il resto sono invenzioni propagandistiche che, a quanto pare, vanno ancora molto di moda alla facoltà di storia contemporanea dell’Università di Lubiana, dove moltisedicenti storici sloveni pare abbiano svolto i propri “studi”, Furlanic in primis. Come si legge in foto, Furlanic è pronto a saltare la ricorrenza del 60° anniversario del ritorno di Trieste sotto l’amministrazione italiana. Non ne sentiremo certo la mancanza, ma è un’ulteriore prova dell’inadeguatezza del personaggio a ricoprire incarichi istituzionali in Italia, in particolar modo a Trieste.

3 – In merito all’introduzione del bilinguismo, e stuzzicato dal giornalista, Furlanic afferma di pensare al cosiddetto “modello Capodistria”: “A Capodistria tutti capiscono entrambe le lingue. La gente non ha idea di quello che succede oltreconfine. I diritti della minoranza italiana sono tutelati in modo molto ampio e dettagliato non da 20 ma da 60 anni. A me basterebbe che la tutela della minoranza slovena in Italia fosse uguale a quella della minoranza italiana in Slovenia e Croazia. Ben venga l’equiparazione. Ne guadagneremmo come sloveni”.

Ancora una volta Furlanic dimentica alcuni passaggi fondamentali. A Capodistria, con l’arrivo dei partigiani comunisti nel settembre 1943 e nel maggio 1945, vennero arrestate, deportate ed infoibate centinaia di persone. Con il successivo esodo 14.000 abitanti su un totale di 15.000 presero la via dell’Italia. Un autentico sconvolgimento che lasciò profondi vuoti in ogni campo, dall’amministrazione all’artigianato, dalle attività portuali all’agricoltura e che il regime jugoslavo tentò di colmare, così come in tutta l’Istria, inviando slavi ed elementi di altre nazionalità dall’interno della nazione. La città che il Ministero del turismo sloveno ha il coraggio di presentare oggi come “la più antica città della Slovenia”, dovrebbe quindi essere presa come esempio dato che ai pochi italiani che rimasero in città dopo la guerra furono riconosciuti alcuni diritti come “minoranza”, quando tale non erano e non erano mai stata. Se proprio volessimo fare un’equiparazione, come dice Furlanic, potremmo inviare l’esercito italiano sul Carso e fino alle Alpi Giulie, espellere la quasi totalità degli sloveni, ripopolare le città con persone provenienti dal resto d’Italia, inviare funzionari ed amministratori dai luoghi più remoti della penisola MA riconoscendo alle piccola minoranza slovena rimasta ad Idria o Postumia il bilinguismo nella toponomastica e la possibilità di imparare lo sloveno nelle scuole. Sicuramente Furlanic non avrebbe niente da ridire riguardo questa equiparazione ed applicazione del “modello Capodistria” anche all’altopiano carsico. Mettendo momentaneamente da parte l’ironia, è bene evidenziare come in tutta la Venezia Giulia, tra il 1918 ed il 1943, nonostante alcune migliaia di profughi nei periodi immediatamente successivi alla fine della Grande Guerra (perlopiù funzionari pubblici, militari di stanza con famiglie al seguito), non ci fu un esodo di massa di sloveni e croati verso il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, e se vessazioni vi furono, si trattò nella stragrande maggioranza dei casi di molto fumo e poco arrosto, perlopiù realizzate dai medesimi slavi aderenti al regime fascista. Pochi sanno infatti che venne formato un partito fascista degli sloveni della Venezia Giulia nel 1923 (Vladna Stranka, partito governativo), confluito poi nel 1925 all’interno del PNF. Al contrario, l’esodo fu il destino che i comunisti jugoslavi riservarono alla popolazione italiana dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia (qui già al termine della Grande Guerra, esclusa Zara), indotta ad andarsene con il terrore, massacri e persecuzioni.

furlanic 4Chiudiamo con alcune citazioni del signor Furlanic e qualche stralcio di giornale, dai quali appare chiaro come quest’ultimo sia una persona del tutto incompatibile con qualsiasi incarico istituzionale italiano. Ricordiamo anche che, in seguito a questa intervista e alle ennesime provocazioni, da più parti sono state chieste le dimissioni.Ci auguriamo di non dover più rivedere tale elemento nel Consiglio comunale di Trieste.

 

“La Giornata del Ricordo è diventata giornata della propaganda fascista che di storico non ha nulla”.

Iztok Furlanic, 19 febbraio 2010

Gennaio 2009: Iztok Furlanic aderisce al gruppo su Facebook “Trst je nas.

“…provengo da una famiglia slovena, con alcuni parenti che hanno fatto parte dei corpi partigiani che il primo maggio sono entrati a Trieste per LIBERARLA dai nazifascisti. Come sloveno io non posso non considerare il 1° maggio 1945 come liberazione di Trieste”.

Iztok Furlanic su Facebook, anno 2009

 

“(Trst je nas) Era il motto del IX Corpus e, date le mie posizioni, non nascondo che quella è l’unica data della Liberazione. Non sarà una posizione maggioritaria, ma chiedo di rispettarla in virtù delle sofferenze patite dalla minoranza slovena in queste terre”.

Iztok Furlanic su Il Piccolo, 7 gennaio 2009

“«Chiedo al Consiglio comunale di commemorare il maresciallo Tito a trent’anni dalla morte» ha scrittoIztok Furlanic, segretario provinciale di Rifondazione comunista. La proposta è stata cassata in maniera bipartisan. Categorico il no del centro destra, che ha parlato di «vergognosa e inquietante nostalgia».” 
Il Giornale, 8 maggio 2010

“…a suscitare critiche feroci era stato il look poco “consigliare” sfoggiato per l’occasione dall’esponente di Rifondazione Iztok Furlanic: cappellone da cow-boy e arma giocattolo inserita nel cinturone bene in vista attorno alla vita.”

Il Piccolo, 20 aprile 2010

 FurlanicDal profilo Facebook di Iztok Furlanic:

Orientamento religioso: Atheist

Orientamento politico: Komunist – Comunista

Email: tito_sfrj@*****.com (SFRJ, che compare nell’indirizzo email del signor Furlanic e sulla maglietta da lui indossata in foto, è l’acronimo della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, denominazione ufficiale della Jugoslavia comunista tra il 1945 ed il 1992).

Il Consiglio Direttivo del Movimento Irredentista Italiano

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