La purezza dell’ideale: Spiro Tipaldo Xydias

spiro xidiasSpiro Tipaldo Xydias era nato a Trieste il 14 settembre 1887. La famiglia, di chiara origine greca, discendeva da una vecchia, nobile casata napoletana, i Tipaldo, trapiantata a Cefalonia nel quattordicesimo secolo e che intorno al 1500, aveva aggiunto ad uno dei suoi rami, a quello da cui discendeva Spiro, il nome di Xydias. Il padre, Dionisio Xydias, stabilitosi a Trieste nel 1867, esperto ed onesto uomo d’affari, era assurto ad una posizione ragguardevole. L’infanzia di Spiro, circondata da agi, in un’atmosfera di affettuosa tenerezza, fu dolce e felice. Nel Ginnasio, l’adolescente diventava rapidamente, precocemente maturo. Nella scuola e fuori della scuola, il suo spirito si plasmava. Con libero arbitrio, con la sua forte volontà, Spiro Xydias si formava, da solo, la sua qualità di italiano che doveva guidarlo in tutti gli atti della sua vita, che doveva portarlo al cosciente, luminoso sacrificio.

Finito il ginnasio, egli si recò prima a Graz, poi a Vienna, per frequentare la facoltà di legge. Da anni, gli italiani soggetti all’Austria chiedevano di ottenere a Trieste la loro Università. L’Austria aveva sempre opposto a tale richiesta un costante rifiuto. Incessantemente, a Trieste, a Trento, nelle città dell’Istria e della Dalmazia, gli italiani affermavano il loro diritto all’università italiana in terra italiana: a Graz, a Vienna, ad Innsbruck, i nostri studenti versavano il proprio sangue in cruente battaglie.

Nonostante la sua esile figura e la delicata costituzione, Spiro sapeva battersi validamente con fredda, inesorabile determinazione. Un esempio per tutti: un giorno del 1907, all’Università di Graz, fu giornata di battaglia. La piccola falange degli studenti italiani attendeva, cantando canzoni patriottiche, l’aggressione degli avversari superiori in numero (inconsapevole strumento di gioco politico nelle mani dei manipolatori asburgici del “divide et impera”). Spiro, sereno e sorridente, armato del suo sottile bastone metallico, si trovava come sempre in prima fila. Ad un tratto la massa ostile si precipitò sul piccolo gruppo, che tenne testa eroicamente. Volteggiavano per l’aria i bastoni, grida ed imprecazioni si confondevano. Improvvisamente un tedesco si lanciò, urlando, su Xydias. Spiro, per arrestarlo, tese il braccio armato di bastone e colpì l’avversario nella bocca spalancata al grido. Insanguinato, il tedesco cadde ferito al suolo. A battaglia finita, Spiro ricercò affannosamente per gli ospedali il “suo” ferito; lo ritrovò, si sedette al suo capezzale e per giorni lo curò fraternamente, fino a guarigione compiuta: luminosa testimonianza della sua anima ardita e generosa, che nel caduto non vede più il nemico contro il quale poco prima aveva lottato.

A Trieste, intorno a Spiro Tipaldo Xydias si formò il primo piccolo nucleo nazionalista e le nuove idee, che venivano da Roma, fecero vibrare le anime in una fede rinvigorita. Spiro Xydias era presente in ogni organizzazione irredentista e di difesa nazionale, a contatto, direttamente e per il tramite di Ruggero Fauro, coi circoli nazionalisti di Roma. Il giovane si era reso conto meglio di altri della necessità di rinsaldare questi rapporti. I contatti con le classi dirigenti italiane divennero più intensi: Spiro Xydias volle essere, della nuova generazione, delle nuove idee, un uomo di collegamento con l’Italia.

La vita di Spiro si svolgeva tra Trieste e Roma. Si recava a Roma, quasi in pellegrinaggio, a ritemprare il suo spirito nel contatto con le vestigia dell’antica grandezza. Nelle lunghe conversazioni con gli amici, infondeva loro nuovo ardore, da loro traeva nuove forze. Ritornando a Trieste nelle ristrette riunioni dei dirigenti, nelle frementi adunate dei giovani, egli portava la parola di speranza e di fede, il consiglio equilibrato e sereno.

Nel 1914 scoppia la guerra. L’Italia proclama la neutralità, che deve preludere all’intervento. Le lettere scritte da Spiro Xydias, in quei giorni, rispecchiano la situazione della città, il tumulto della sua anima. Nei primi giorni d’agosto, subito dopo proclamata la neutralità, egli scrive a Ruggero Fauro: “…qui siamo riusciti ad ottenere una grande rivoluzione nello spirito pubblico. Nonostante il regime più che poliziesco, si è fatta molta propaganda, per quanto i giornali del Regno non si leggano. Quando hanno un rudimento di testa hanno concepito o meglio sono stati capaci di accogliere un po’ di speranza. L’Italia deve voler distrutta l’Austria per gli infiniti motivi noti”.

Spiro Xydias, dopo parecchi viaggi fra Trieste e Roma, si stabilì finalmente nella capitale. La neutralità prolungata metteva negli animi di parecchi irredenti un senso di acuta diffidenza. Temevano la possibilità di una delusione. Alcuni giovani triestini ed istriani, raccolti a Venezia, insofferenti dell’attesa, sfiduciati dalla politica del Governo, avevano deciso di organizzare, nel novembre del 1914, uno sconfinamento nei pressi di Cormons per creare un incidente di frontiera e consacrare col sangue triestino il diritto delle nostre terre alla redenzione. Spiro Xydias, avuto sentore del progetto, si precipitò a Venezia. In un drammatico colloquio con uno dei promotori, a lui legato da stretta amicizia cercò in tutti i modi di dissuaderli dall’azione. Aveva la ferma certezza che la guerra sarebbe arrivata, ma che bisognava saper attendere. L’Italia non era ancora preparata, non si doveva, con un atto inconsulto anche se generoso, minacciare di trascinarla nel conflitto prima che fosse militarmente pronta. L’amico a cui parlò, pur rendendosi intimamente conto che ciò che Spiro diceva potesse essere giusto, non volle arrendersi, non si lasciò persuadere. La discussione divenne violenta, in qualche momento drammatica, si protrasse a lungo nella notte e ciascuno rimase fermo nella propria idea. Allora Spiro, con uno dei suoi scatti generosi, concluse coraggiosamente: “Io spero che tu e gli altri amici ritroviate il necessario equilibrio per riconoscere che le mie ragioni sono fondate e rinunciate a questa azione che considero inutile e dannosa; ma se ciò non fosse, se nonostante tutto, l’azione dovesse aver luogo, io intendo essere, assieme a Ruggero, con voi, nel momento in cui andrete al sacrificio”.

L’azione poi non ebbe luogo, perché il Governo – informato da anonimi – fece intervenire Giovanni Giuriati, che sui giovani irredenti raccolti a Venezia aveva particolare influenza, per sospenderla, facendo intravvedere ai promotori dello sconfinamento la reale situazione del Paese e la necessità di attendere che la preparazione militare fosse compiuta. Più tardi, paradossalmente, fu lo stesso Governo a chiedere che un’azione del genere venisse preparata, per potere, al caso, utilizzarla al momento opportuno. Alla preparazione di quest’azione, affidata a Giuriati, Spiro partecipò attivamente. Ma il “casus belli” non fu necessario. Nel maggio, travolte le resistenze dei neutralisti, l’Italia entrò in guerra. Il 24 maggio Spiro Tipaldo Xydias si arruolò come soldato. “Basterebbe la consolazione d’indossare questa divisa – confidava ad un amico – per dire di avere tutto avuto nella vita e non doversi lamentare di tutto il male che verrà per il compenso del bene che si gode”.

La morte, volle colpirlo in una giornata di vittoria. Visse la presa di Gorizia, vide il nemico in fuga, le nostre truppe avanzare travolgendo ogni ostacolo; pianse di gioia. Gabriele D’Annunzio disse di lui: “Chi di voi, quella sera affannata d’agosto era sul ponte di Mariano, mentre ardeva e fumava il Sabotino e il San Michele si coronava di folgori? S’egli udì lo scoppio di quel pianto, quale altro singhiozzo potrà mai commuovere il suo petto? Piangeva Spiro Xydias, l’eroe triestino, il compagno dei vostri eroi, il nudo spirito del vostro coraggio adunato. Piangeva perché dal fragore e dalla polvere d’un carro in corsa, una voce aveva gridato: è presa Gorizia!”. Con le sue mitragliatrici mosse all’attacco del Nad Logem, ne salì le falde, sostò sulla vetta conquistata. E il Poeta disse ancora: “Sette giorni dopo la presa di Gorizia, la mitragliatrice di Spiro Xydias cantava il suo più chiaro canto. Egli moriva sulla sua arma rovente, versando un sangue meraviglioso come le sue lagrime di gioia”.

Era il 14 Agosto 1916. La Medaglia d’Oro al Valor Militare fu conferita alla sua Memoria.

Di seguito riportiamo la motivazione dell’onorificenza:

Valorosissimo soldato, apostolo di italianità, propugnatore con la parola, con lo scritto, con il braccio, della redenzione del natio suolo triestino, durante l’intera campagna fu primo tra i primi nei pericoli, nei disagi, nella lotta. Cadde eroicamente durante l’avanzata sul Carso, mentre, impavido, incuorando i dipendenti all’assalto, opportunamente appostava, sotto la tempesta dei colpi avversari, le sue mitragliatrici.

Nad Logem, 14 agosto 1916.“

Con queste poche righe vogliamo rendere onore ad un grande patriota, che dedicò la sua breve ma intensa vita, alla causa dell’italianità di Trieste e dell’irredentismo adriatico. Che le sue gesta siano motivo di riflessione e di ispirazione per tutti noi che, a quasi un secolo di distanza, abbiamo disperatamente bisogno di esempi eroici e luminosi come quello di Spiro Tipaldo Xydias.

F.B.

Un pensiero su “La purezza dell’ideale: Spiro Tipaldo Xydias

  1. romano

    mai come oggi Trieste ha bisogno di conoscere le proprie radici italiane iil vostro sito è lo scudo indispensabile ad opporre resistenza alle pressione filo slave caldeggiate da quella pervicace volontà pan germanica di annettere Trieste ai loro disegni espansionistici. Grazie per quanto fate e farete per il popolo giuliano unico rimasto dopo la diaspora Istriana, fiumana e Dalmata.

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