In memoria di Carmelo Borg Pisani

28 Novembre 1942 – 28 Novembre 2012

Meno di un mese fa ricorreva il 70esimo anniversario dell’esecuzione, per mano inglese, di Carmelo Borg Pisani, maltese italiano, artista e soldato del Regio Esercito, irredento e martire dell’italianità di Malta, medaglia d’oro al Valor Militare. Questo nostro piccolo contributo è volto a stralciare il velo di omertà e ignoranza, a rimuovere la sua figura dall’oblio nel quale è stata relegata, raccontando brevemente la sua storia. Che ognuno possa ritrovare nel proprio animo i sentimenti che animavano questo eroe dimenticato, morto all’alba del 28 Novembre con il tricolore negli occhi e nel cuore, sognando di veder restituita Malta all’Italia.

“Malta non è inglese che per usurpazione ed io non sono suddito britannico che per effetto di questa usurpazione. La mia vera Patria è l’Italia. È dunque per lei che devo combattere 
Carmelo Borg Pisani

Carmelo Borg Pisani 18Carmelo Borg Pisani nacque a Senglea, un quartiere di La Valletta, il 10 agosto 1915. La famiglia Borg era composta dal padre Gaetano, di origini siciliane, dalla madre Rosina Pisani, e da altri tre figli. I genitori erano fortemente cattolici, tradizione che trasmetteranno a tutti i loro figli, uno dei quali prenderà i voti. A causa della grande diffusione del cognome Borg nell’isola, l’accostamento con quello materno con il quale è noto Carmelo era necessario per rendere più agevole la distinzione tra le tante persone omonime. All’età di 14 anni Carmelo si iscrisse alle Organizzazioni Giovanili Italiane all’Estero (OGIE) di La Valletta, e frequentò il liceo d’arte Umberto I, autentica bandiera di italianità maltese. Un ambiente a lui congeniale, che accrebbe sensibilmente il suo attaccamento all’Italia, già connaturato nella sua persona. L’istituto, diventato nel 1926 Regia Scuola italiana all’estero, divenne in breve tempo molto prestigioso e conosciuto. Carmelo era un allievo che si applicava molto, con ottimi risultati scolastici, e si dimostrò sempre di indole buona e generosa con i compagni. Dimostrò subito un grande interesse per il disegno, per le arti in generale ma anche per il teatro. Si impegnò sempre in tutte le manifestazioni e gli spettacoli della Filodrammatica dell’Umberto I, svolgendo tutti i ruoli, dal più faticoso dietro le quinte al più ambito sul palcoscenico. Essendo sempre buono e umile, era amato da tutti, e sempre ricercato per la sua capacità di saper sbrigare e risolvere tutti i problemi che si presentavano nelle prove e nelle recite. Carmelo si appassionò molto anche allo sport, in particolar modo al canottaggio, ma anche al calcio, prendendo parte alla squadra dell’istituto italiano. Nel corso di queste attività frequentò sempre più assiduamente i ragazzi dell’OGIE, insieme ai quali ebbe i primi attriti con fazioni filoinglesi che sbeffeggiavano l’Italia. Tra tutte queste attività Carmelo passò molto tempo anche nella Casa del Fascio Maltese, dove diceva di sentirsi più a suo agio, anche per la possibilità di poter consultare la fornitissima biblioteca piena di testi di cultura e di storia italiani.

Carmelo Borg Pisani 11Una volta terminati gli studi liceali, Carmelo si trasferì a Roma in pianta stabile, uno spostamento denso di significati simbolici, poiché la capitale italiana, oltre ad essere considerata il centro della cultura dell’epoca, rappresentava il cuore pulsante dell’Italia alla quale lui anelava. Probabilmente l’amore per l’arte e per l’Italia si alimentarono a vicenda, contribuendo alla decisione di spostarsi stabilmente nella Città eterna. Per coronare il suo sogno, Carmelo chiese una borsa di studio al governo, che gli venne negata, ma lungi dal darsi per vinto, come era suo carattere, scrisse al consolato italiano avanzando la medesima richiesta:suo agio, anche per la possibilità di poter consultare la fornitissima biblioteca piena di testi di cultura e di storia italiani. Qui poteva tranquillamente parlare l’italiano, impararlo meglio e approfondire la conoscenza di quella che iniziava sempre più a considerare la sua Patria naturale. All’estero, e in particolar modo a Malta, feudo inglese, la casa del Fascio rappresentava all’epoca un appiglio a cui aggrapparsi per mantenere viva e vegeta la propria italianità, la propria identità. Partecipò a numerose colonie estive con le OGIE, ben consapevole che per questo motivo era sempre più tenuto sotto controllo dalle autorità britanniche. La sua italianità era esplosiva e frenetica, come disse un suo vecchio amico, Camillo Bonanno, da lui conosciuto appunto durante un Campo Dux estivo, al punto da imbarcarsi clandestinamente su una nave nel 1935 durante il conflitto italo-etiopico, per andare a combattere sotto il tricolore, venendo scoperto e rimpatriato.

Il sottoscritto, Borg Carmelo di Gaetano e di Pisani Rosina, nato a Senglea il 10 Agosto 1915, già Capo Centuria delle OGIE di Malta, dalle quali fu cancellato nel 1933 in seguito alle misure restrittive che proibivano l’appartenenza alle OGIE dei giovani di nazionalità maltese, essendo più che mai vivissimi il suo sentimento di italianità ed il suo spirito fascista, fa istanza alla S. V. Ill.ma affinché voglia fargli ottenere una borsa di studio presso la R. Accademia di Belle Arti in Roma”.

Questa volta la risposta fu positiva e a Carmelo venne assegnata la borsa di studio. Tuttavia venne bocciato all’esame di ammissione, al quale gli era stato concesso di partecipare come straniero, qualifica che prevedeva un minor numero di ammissioni. Dopo questa doppia amarezza il giovane maltese non si arrese, ma ne trasse coraggio, e chiese di poter rimanere a Roma per dare l’esame l’anno successivo. Nel frattempo frequentò la Scuola Libera del Nudo dove conobbe il professor Carlo Siviero, con il quale sviluppò un profondo legame e con il quale non interromperà mai i contatti. L’anno successivo venne finalmente ammesso all’Accademia e conseguì ottimi risultati nel corso degli anni, durante i quali migliorò la sua tecnica di pittura e la sua abilità. Nel corso degli studi frequentò molto gli altri giovani ragazzi maltesi che studiavano a Roma, i quali spesso si ritrovavano tutti all’Osteria del Bottaro. L’amore per l’Italia si scontrava anche con la nostalgia che provava per la terra natale, della quale non smetteva mai di parlare. Il regime fascista, che nutriva interesse per le terre irredente, nel 1934 aveva dato vita alla Regia Deputazione per la Storia di Malta, che pubblicava una rivista “Archivio storico di Malta”. Carmelo, che era già attivo nell’associazione studentesca maltese, entrò così in contatto con il gruppo degli irredentisti e degli intellettuali che gravitavano nell’ambiente, e divenne Presidente del Circolo degli amici della Storia di Malta, mediante il quale i giovani maltesi approfondirono lo studio storico del Risorgimento italiano e della cultura italiana. La sua bontà di carattere, la sua umiltà e la sua capacità di farsi benvolere da tutti, si accomunavano anche ad un grande fervore religioso, trasmessogli sicuramente dalla famiglia, ma che lui non mancò mai di coltivare. La fede fu per lui motivo di conforto, aiuto e incoraggiamento in ogni momento della sua vita. Appare chiaro quindi come il giovane maltese riunisse in sé alcune tra le più nobili virtù, condite da un carattere buono e una grande fede religiosa; un giovane puro, dai nobili ideali, così come lo descrissero tutti i suoi amici e conoscenti, ed in particolare il professor Umberto Biscottini, funzionario del Ministero degli Esteri e segretario del Fascio di Malta, che frequentò assiduamente Carmelo nel suo ultimo periodo del soggiorno romano.

In quella fucina di talenti e di idee che era l’associazione studentesca maltese, Carmelo troverà sostegno e conferme del suo pensiero, dei suoi sentimenti, e delle sue esperienze che testimoniavano come i britannici stessero tentando di sradicare con ogni mezzo l’italianità da Malta. Fin dagli ultimi anni dell’800 gli inglesi avevano progressivamente ostacolato l’uso della lingua italiana, boicottando il partito nazionalista maltese che aveva in Fortunato Mizzi il suo più autorevole esponente (assieme al quale vanno sicuramente ricordati Filippo Sceberras e Ugo Misfud). Il lavoro di questo grande personaggio venne ripreso successivamente dal figlio Enrico, vittima di persecuzioni e arresti a causa dell’attività a tutela dell’italianità di Malta, per la quale sosteneva non ci fosse alternativa all’unione all’Italia (affermazione quest’ultima che gli costerà una condanna dalla Corte marziale britannica nel 1917). E’ bene ricordare comunque che l’obiettivo primario per il partito nazionalista maltese, almeno fino agli anni in cui l’oppressione britannica non divenne insostenibile (dal 1919 in poi), non era quello dell’unione all’Italia, ma la preservazione del patrimonio storico, artistico e linguistico della comunità nazionale maltese, di chiara discendenza italiana.

Carmelo Borg Pisani 23A Roma Carmelo aderì anche al “Comitato d’Azione Maltese” (in foto durante una sfilata) sotto la presidenza del prof. Carlo Millia , dell’Università di Malta che, perseguitato dagli inglesi, era stato costretto a lasciare l’isola (successivamente sarà nominato Consigliere Nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni in rappresentanza dell’Arcipelago Maltese). Partecipò anche alla pubblicazione a Roma, del battagliero giornale “Malta”, che era stato soppresso dagli inglesi nell’isola a ridosso della guerra. Questo giornale era stato oggetto di provocazioni anti-italiane, orchestrate da facinorosi filoinglesi, che culminarono nella devastazione della sede del giornale e nell’arresto del direttore Enrico Mizzi, come detto poco fa, figlio del grande Fortunato. Furono arrestati anche altri 49 maltesi filoitaliani, che poi insieme a Mizzi, che era parlamentare, furono deportati in Uganda nel successivo 1942. Tra essi l’altro parlamentare Arturo Mercieca, il prof. Giulio Cortis, mons. Alberto Pantalleresco, professore del Liceo, il Direttore del Museo Vincenzo Bonello, i professionisti Alberto Laferla, Herbert Ganado e Berto Gauci, ma si deve ricordare anche il giovane Alberto Baiona. Dall’internamento nel campo di concentramento ugandese non tutti torneranno alla fine delle ostilità nel 1945.

Carmelo partecipò a molte manifestazioni culturali e patriottiche, che avevano in cuor suo, come fine primo e ultimo, il solo obiettivo di vedere il tricolore sventolare a Malta. Manifestazioni che andavano assumendo un significato e un orientamento ben preciso con il passare del tempo ed il raffreddamento dei rapporti tra Italia e Inghilterra, sempre più tesi dalla guerra di Etiopia e poi di Spagna.

Quando la partecipazione alla guerra divenne sempre più probabile anche per l’Italia, Carmelo scomparve dalla circolazione. Doveva risolvere quell’inevitabile conflitto interiore che ogni irredento ha dovuto affrontare in cuor suo, sin dagli albori dell’epoca risorgimentale. Voleva rimanere in Italia, perché presagiva l’ingresso in guerra, nonostante la non belligeranza dichiarata allo scoppio delle ostilità, ma dall’altra parte era grande il desiderio di tornare nella sua terra, dalla sua famiglia.

Cosa scegliere tra i doveri di suddito di sua maestà e la sua effervescente italianità?

La scelta seguirà il cuore, forte anche della convinzione di essere suddito britannico solamente per effetto di una usurpazione:

Malta non è inglese che per usurpazione ed io non sono suddito britannico che per effetto di questa usurpazione. La mia vera Patria è l’Italia. È dunque per lei che devo combattere”

Carmelo ricomparve proprio alla vigilia della guerra, nello studio del prof. Biscottini, smagrito e con gli occhi umidi di pianto. Erano stati giorni di travaglio interiore, ma i suoi sentimenti avevano vinto. Comunicò al professore che sarebbe rimasto in Italia, pregandolo di consegnare al Duce la famosa lettera che verrà poi pubblicata su tutti i giornali:

“Duce,
in questo momento, in cui l’Italia si apparecchia a scendere in lotta per completare la sua unità, io desidero significarvi che sono ai vostri ordini, pronto a fare tutto quello che posso per dare il mio contributo alla mia vera Patria, l’Italia. Sono Maltese di nascita, ed ho passaporto inglese, ma mi sono sempre sentito italiano ed ho sempre dedicato in Malta tutta la mia attività nella propaganda di opere italiane, quali la scuola Umberto I, le Organizzazioni Giovanili Estere e la Croce Rossa Italiana.
Io risiedo a Roma, Piazza Sallustio n. 3, ed intendo qui restare offrendo l’opera mia per il coronamento del mio grande ideale, quale è di vedere Malta resa all’Italia

Dev.mo
Carmelo Borg”.

Carmelo Borg Pisani 08

Il 7 Giugno 1940, Carmelo Borg Pisani si iscrisse al Partito Nazionale Fascista, sottoscrivendo il famoso giuramento “in nome di Dio e dell’Italia”. La data non era una qualsiasi, ma l’anniversario della famosa rivolta maltese del 7 giugno 1919, durante la quale l’esercito britannico sparò sulla folla disarmata, che protestava per l’aumento del prezzo del pane dovuto all’introduzione di nuove tasse. La circostanza avvicinò molto i maltesi all’Italia, rafforzando i sentimenti filoitaliani ed irredentisti della popolazione.

Solamente tre giorni dopo l’inizio delle ostilità, Carmelo fece domanda di arruolamento nel Regio Esercito, ma venne scartato per la sua forte miopia. Tutt’altro che rassegnato si mosse con ancora più determinazione e il 16 aprile 1941, per l’autorevole intervento della Direzione Generale degli Italiani all’Estero, riuscì ad essere arruolato nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN) ottenendo il grado di “Sotto Capo Manipolo”. Entrò anche a far parte del Servizio Informazioni Militare (SIM). A suggello della sua dichiarazione di amore totale per l’Italia e per l’italianità di Malta, Carmelo aveva già rinunciato alla cittadinanza britannica restituendo nel febbraio del 1941 (due mesi prima dell’arruolamento) il suo passaporto attraverso l’ambasciata statunitense (Paese non ancora belligerante) di Roma che rappresentava il Regno Unito in Italia. Questa la lettera da lui inviata all’ambasciata:

Signor Ambasciatore,
in risposta alla vostra del 14 febbraio, che ad ogni buon fine avete fatto bene ad inviarmi anche nella traduzione italiana perché nativo di Malta e Italiano non regnicolo io non conosco l’inglese, debbo dichiararvi che io appunto perché italiano irredento non ho più nulla a che fare con le sorti dell’Impero britannico che avete avuto l’incarico di tutelare.
Mentre pertanto Vi ringrazio, sig. Ambasciatore, per il vostro squisito interessamento nei miei riguardi, vi prego di prendere nota una volta per sempre che io, come tanti altri maltesi residenti nel Regno, ho il solo desiderio di essere lasciato indisturbato nella mia attività impegnata nella sacrosanta guerra italiana, che considero una vergogna del passato essere stato suddito britannico, e che non desidero essere protetto dagli Stati Uniti d’America.
Vi prego, sig. Ambasciatore, di gradire i sensi della mia altissima considerazione.

Firmato: Carmelo Borg Pisani”

Diventato dunque straniero per gli inglesi, questi lo avevano esonerato dal prestare servizio militare nell’esercito di sua maestà. Dopo essere riuscito ad arruolarsi, il 12 Aprile 1941 Carmelo venne quindi aggregato alla 112° legione Camicie Nere di stanza a Brindisi. In una lettera inviata all’amico Carlo Liberto scrisse: “Parto, sai. Vado via in camicia nera. È bello! So che lavori molto con la penna. Anche quella è un’arma efficace. Io, invece, che potevo fare coi pennelli? Ora ho un moschetto e un bel pugnale. Addio Carlo! Malta ci attende”.

Carmelo Borg Pisani 24Il 16 Aprile verrà trasferito al Centro di mobilitazione della 50° Legione e al comando gruppo CC.NN. Volontario dal 21 nel 60° battaglione da sbarco, con il quale venne inviato in Grecia, e con cui il 4 maggio partecipò all’occupazione italiana di Cefalonia. Non mancò mai di scrivere ai suoi amici e conoscenti in Italia, insieme ai quali aveva sostenuto tante battaglie a supporto dell’italianità di Malta, comunicando il procedere della guerra e la sua personale esperienza. Dai suoi scritti emerge costantemente un profondo amore per il tricolore sotto il quale stava combattendo, e la ferma convinzione della santità di questa guerra che doveva essere un’ennesima guerra di liberazione delle terre italiane ancora in mano straniera.

“Sento di dare troppo poco all’Italia, all’Italia che vuole ridonarmi Malta”.

Come mi sento piccolo fra questi legionari reduci da tante guerre! Ho quasi vergogna di non avere un nastrino al petto”.

Carmelo Borg Pisani 25A Cefalonia si prodigò spesso per aiutare la popolazione, arrivando a cedere il proprio rancio ai bambini e agli anziani dell’isola, che lui sentiva fratelli di stirpe italica, acquistando con propri soldi lo stretto necessario per il proprio sostentamento. Un commilitone scriverà nei suoi ricordi: “Nelle ore di libera uscita andava a passeggio coi suoi amici. Carmelo accusava sempre una fame da lupo per farsi dare molto pane. Uscito dalla Caserma, distribuiva ai poveri il pane così raccolto, mentre egli faceva tacere il suo appetito mangiando mele che acquistava giornalmente ad una bancarella nei pressi della Caserma”.

Ad operazioni concluse, il 13 maggio scrisse al professor Siviero una lettera dalla quale traspare tutta la purezza del personaggio, la bontà di carattere e di intenti, il supremo amore e attaccamento all’Italia per la quale aveva scelto di sacrificarsi, e che qui riportiamo:

“Caro Maestro,

fatto il rastrellamento di questa terra occupata, ci è stato consentito un poco di riposo e ne approfitto per scrivervi. Sono in una terra già italiana, nella quale si trovano monumenti costumi tradizioni della Repubblica Veneta. Abbiamo trovato il popolo affamato da mesi. Mi ha commosso il gesto che ogni legionario, con animo nobile, ha diviso la sua galletta col popolo. Il contegno dei soldati è esemplare e dalle prime ore di occupazione il popolo ci è stato vicino e ha provato coi propri occhi che il soldato italiano è ben diverso da quello dipinto dal nemico.

Caro Maestro, non potete immaginare il mio entusiasmo d’aver preso parte a un’azione vittoriosa di guerra. Adesso rimpiango di non essere stato chiamato prima alle armi. Spesso ricordo la Scuola, e credo, quando riceverete questa mia, saranno già inoltrati gli esami. Ci sarà una sessione per i combattenti? Vorrei avere il tempo per potervi scrivere più spesso e darvi notizie. So che in ogni momento mi seguite con quell’affetto con cui m’avete sorvegliato nei miei studi. Vi prego di porgere i miei saluti a tutti.

Viva l’Italia! Viva Malta italiana!”

Ritornato in Patria, fece subito visita agli amici e anche al professor Mallia. Di lì a poco Carmelo giunse in Sicilia, dove il 12 Settembre 1941 frequentò il 4° Corso Allievi Ufficiali della Scuola della Milizia d’Artiglieria Marittima, corpo predisposto per la difesa costiera, a Messina. Superati con successo tutti gli esami del corso, il 1° Aprile Carmelo venne nominato sottocapo manipolo, grado della MVSN equivalente al grado di sottotenente. Venne messo a disposizione dello stato maggiore della marina, e dietro sua richiesta venne assegnato al comando della squadriglia MAS di Augusta dal 1° maggio 1942.

MaltaFu proprio nei primi mesi del 1942, che in Italia si accelerarono i preparativi dell’operazione C3, che in collaborazione con le forze tedesche, aveva come obiettivo l’occupazione dell’arcipelago maltese, in modo da eliminare questa piazzaforte inglese, autentica spina nel fianco delle forze dell’Asse. Infatti la superiorità navale e aerea degli inglesi, sostenuta anche dal controllo dei tre punti chiave del Mediterraneo quali erano Gibilterra, Malta e Suez, metteva in serio pericolo i convogli di rifornimento per le armate italiane in nord Africa e nei Balcani.

I primi mesi del 1942 saranno quindi destinati alla preparazione dell’operazione C3. Malta, divenuta decisiva per il transito dei convogli verso l’Africa settentrionale, avrebbe dovuto essere conquistata in estate. A tal fine era quindi necessaria una ricognizione per individuare i punti più adatti allo sbarco e ispezionare le difese inglesi. Venne quindi interpellata la X Flottiglia MAS. Nella scelta degli operatori, venne subito preso in considerazione Carmelo Borg Pisani, pur se con diffidenze pregiudiziali nonostante la sua partecipazione alla campagna di Grecia e ai suoi chiarissimi e limpidi sentimenti italiani. Così, durante i preparativi per l’operazione C3, Carmelo si sottopose ad un corso d’addestramento particolare, avente come scopo una difficile e pericolosa missione propedeutica allo sbarco delle forze italiane a Malta. Dedicò tutto se stesso alla preparazione fisica e tecnica (radiotelegrafia, segnalazioni luminose, cifrari, organizzazione clandestina, riconoscimento di mezzi nemici, ecc.). Era consapevole del rischio e della difficoltà dell’operazione, il cui buon successo tuttavia sarebbe stato importante per una vittoriosa campagna di liberazione di Malta, un obiettivo strategicamente e simbolicamente immenso. Chiese in prima persona di poter sbarcare clandestinamente sull’isola, per poter prendere parte da terra alle operazioni. In più avrebbe potuto raccogliere informazioni e riprendere i contatti con i “camerati isolani” e la popolazione di sentimenti italiani. L’addestramento fu particolarmente severo. I volontari che avrebbero preso parte alla missione di sbarco a Malta, vennero preparati con esercitazioni intense presso la base segreta di addestramento degli uomini dei mezzi d’assalto della X Flottiglia MAS, alla foce del fiume Serchio, agli ordini del capitano di fregata Max Ponzo, appartenente ai servizi segreti della Marina. A fine marzo, Carmelo, che avrebbe assunto il nome di copertura di Caio Borghi, venne ritenuto pronto e preparato, e venne dato corso alle pratiche per metterlo in condizione di svolgere la missione. All’inizio della guerra, Malta era scarsamente protetta e fortificata, nonché male armata, e gli inglesi davano per certa una sua immediata occupazione da parte italiana, e nella consapevolezza di non poter tenere l’isola in caso di attacco, inizialmente non vennero inviati in misura significativa né uomini né mezzi, destinati ad altri obiettivi ritenuti prioritari. L’eccessivo temporeggiare italiano si rivelerà tuttavia fatale, poiché nei mesi successivi, nonostante i ripetuti bombardamenti e assalti da parte dei MAS, gli inglesi avranno tutto il tempo di rifornire Malta di uomini e mezzi all’avanguardia, che insieme alla dotazione del radar, renderanno questa piazzaforte pressoché inespugnabile, e autentica piaga per la marina italiana.

Chi lo incontrò in quei giorni dirà in seguito che Carmelo era quasi trasfigurato, il suo viso felice e radioso nonostante il difficile addestramento. Il sogno di veder tornare Malta tra le braccia della Madrepatria italiana e la consapevolezza di poter essere protagonista della redenzione, lo rendevano più solare, anche se tranquillo, ma la segretezza della missione rendeva impossibile ai suoi amici capire a cosa addebitare il perché di questo cambiamento. Il momento fu sicuramente difficilissimo per Carmelo, consapevole che partire, poteva probabilmente significare anche non tornare. Tuttavia la sua fede incrollabile e il desiderio di contribuire, anche con la vita, alla liberazione della propria terra, furono decisive. Una curiosità risiede nel fatto che inizialmente Borg Pisani non era stato prescelto per operazioni di spionaggio, ma era stato assegnato al reparto artisti del Reggimento “San Marco”. Solo in seguito, dietro sua richiesta, venne designato per la pericolosa missione investigativa in territorio maltese. L’obiettivo della missione era di scoprire il movimento di una nave sconosciuta che, eludendo l’accerchiamento dell’Asse, riusciva misteriosamente a portare regolarmente sull’isola una quantità, sebbene minima, di rifornimenti alimentari e di munizioni, permettendo il proseguimento dell’accanita resistenza isolana; avrebbe dovuto procurare informazioni sulla situazione morale della popolazione e dell’esercito britannico, rilevare le postazioni difensive, le installazioni radio su Filfola e Comino e gli obiettivi militari di Gozo.

Prima di partire per la missione, Carmelo Borg Pisani scriverà il proprio testamento spirituale, che affiderà al prof. Umberto Biscottini. Nella lettera, datata Porto Palo 27 Aprile 1942, espresse una volta di più la sua fede nella grazia divina e la speranza che “Malta nostra” potesse tornare alla “grande Madre Italia”. In aggiunta a questo scrisse:

Nel caso che Iddio abbia disposto che non mi sia concesso abbracciarvi il giorno della Vittoria, ed abbia determinato il mio sacrificio, desidero in questo momento solenne dirvi:

Al momento della guerra avrei potuto tornare a Malta se lo avessi voluto, ma rimasi perché sentii la voce della Patria e credetti mio dovere rimanere là dove la Patria vera raccoglieva le forze per liberare anche i miei fratelli, così di mia spontanea volontà volli servire la Patria in armi ed insieme agli altri camerati maltesi volli partecipare come volontario alle operazioni di guerra.
Dovetti superare molti ostacoli perché questo mio desiderio fosse accolto ed ho considerato come  una delle più alte soddisfazioni della mia vita l’aver potuto compiere il mio dovere. Di mia spontanea volontà ho chiesto e ottenuto di poter adempiere la difficile missione che mi è stata affidata. Prego Iddio che essa riesca e che possa anche la mia diretta partecipazione alla più grande impresa affrettare la liberazione dei fratelli che la triste necessità della guerra  sottopone ogni giorno alle più dure e dolorose prove.
Ai camerati volontari, che della Malta di oggi e di domani sono la più alta espressione italiana, il mio pensiero affettuoso ed il mio augurio più fervido.
Ai camerati italiani che mi hanno assistito e particolarmente al prof. Biscottini che mi ha sempre confermato con la sua fede nei sentimenti che i genitori mi avevano instillato e al prof. Siviero che ha dischiuso per me le vie  di quell’arte che è stato un riconoscimento alto e indiretto alla mia italianità, il mio pensiero riconoscente ed affettuoso.
Al Re e al Duce il mio ultimo pensiero, quello che va oltre la Vittoria per la grandezza della Patria immortale.
Viva Malta italiana.

Vostro Carmelo” 

Carmelo Borg Pisani 22Pur nella doverosa riservatezza circa la missione da compiere, alcuni presentimenti della difficoltà della stessa, e persino della possibilità di trovare la morte, sempre più concreta, iniziarono a trapelare da alcune parole pronunciate da Carmelo negli ultimi giorni del soggiorno romano. Passeggiando con un amico nei viali di Villa Borghese disse: “È un peccato non poter morire a Roma”, come se si andasse sempre più convincendo della tragica fine della sua spedizione, suggellata da una decisione volontaria: “Noi irredenti dobbiamo morire così”. Il giorno della partenza Carmelo andò a congedarsi dal professor Carlo Mallia, di fatto il più grande esponente dei maltesi in Italia, il quale, pur ignorando la missione, gli obiettivi e i dettagli, intuì la gravità della situazione, e ad un tentativo di far comprendere al giovane maltese le possibili conseguenze del gesto, questi rispose che aveva meditato e pregato a lungo prima di decidere e che ora era deciso, che non temeva assolutamente la morte, ma anzi, avrebbe gioito se da questa eventualità ne fosse scaturito un briciolo di bene. Infine, fissando negli occhi il professore, con l’abituale sguardo soffusamente malinconico riverberante però una compiuta gratificazione concluse: “Sa, professore, io sono già distaccato dalla vita”.

Il 28 aprile 1942 ebbe inizio la fase iniziale delle operazioni da Porto Palo, in Sicilia, nei pressi di Capo Passero, dove erano state riunite tutte le unità e tutti gli uomini destinati alle due missioni 110 e 111: due mezzi d’assalto si sarebbero portati vicino la costa di Malta, dove in due punti diversi sarebbero stati messi in mare gli operatori Giuseppe Guglielmo, nuotatore d’assalto della X Flottiglia MAS, con compiti di esplorazione, e Carmelo Borg Pisani (sotto il nome di Caio Borghi) che invece avrebbe raggiunto l’isola con una trasmittente ed il materiale per fornire dettagli utili circa la situazione militare, logistica, psicologica di Malta.

La partenza venne tentata il 13 Maggio, ma le avverse condizioni del mare la impedirono. Il 17, vista la situazione ora più favorevole, venne dato il via libera per l’operazione, che iniziava la notte del 18. I due MTSM (Motoscafi Turismo Silurante Modificato) numero 218 e 214, mezzi più piccoli di un MAS, e più silenziosi e manovrabili, entrarono in azione. La missione del 218, mezzo che trasportava Guglielmo, non venne portata a termine poiché il nuotatore, nonostante il regolare svolgimento sia della ricognizione via mare (nuotando su uno zatterino gonfiabile), sia addirittura via terra (cosa non prevista), una volta terminati i rilevamenti non riuscì a rintracciare il motoscafo dal quale era partito. All’alba, per non essere individuato cercò rifugio a terra, dove venne avvistato da un pescatore, e quindi catturato dagli inglesi.

Carmelo Borg Pisani 26L’MTSM 214, eludendo la sorveglianza nemica, arrivò a 150 metri dal punto previsto per lo sbarco, ossia Ras id Dwara. Salito sul piccolo battellino pneumatico, caricato con quattro sacchi contenenti viveri per tre settimane, acqua, medicine, attrezzature per la trasmissione quali radiotrasmittente e ricevente, cifrario, benzina per la cancellazione dei messaggi, pile, batterie, una carta geografica, pistola, bombe a mano e 200 sterline, Carmelo Borg Pisani riuscì a raggiungere la costa, e trovò riparo in una caverna scavata nella roccia. La missione sembrava essere iniziata bene, e segnalato l’avvenuto sbarco, dopo un’ora il MTSM  214 fece di nuovo rotta verso la Sicilia. Al rientro alla base iniziò subito l’ascolto, ma senza rilevare niente. Mentre si attendeva una qualunque notizia, gli eventi presero una brutta e decisiva piega. Il fato volle che Carmelo fosse sbarcato sotto una parete a picco alta 260 metri e non scalabile in alcun modo: lo strapiombo di Had-Dingli. Rimase nascosto nella grotta per due giorni, ed il mare, insolitamente aumentato di forza, gli portò via tutto il materiale che aveva portato con sé. Privo di cibo, acqua e qualunque mezzo di comunicazione, Carmelo capì di non avere più speranze, e si trovò costretto a cercare di attirare l’attenzione. Riuscì a catturare l’attenzione di alcune persone, che tramite un giro di segnalazioni, contattarono il comando di La Valletta, che mandò una lancia della Royal Air Force per recuperare il naufrago. Raggiunta la base di Kalafrana, Carmelo, stremato e in precarie condizioni di salute, venne inviato all’ospedale militare di Mtarfa. Sarà questo suo ultimo viaggio, a segnarne la sorte. Giunto all’ospedale, venne assistito dal dottor Tommy Warrington, che il 20 maggio 1942 avrebbe dovuto essere in ferie, amico di infanzia di Carmelo. Quest’ultimo, illudendosi di trovare un aiuto nel viso familiare, iniziò subito a parlare con lui in maltese, pur essendosi dichiarato inizialmente come ufficiale delle forze armate italiane, e confidando nel vecchio legame di amicizia arrivò a dire “Fortuna che ci sei tu”, aggiungendo ingenuamente alcuni dettagli relativi alla sua sfortunata spedizione. Warrington provvide subito ad informare i suoi superiori che quell’uomo, che gli era stato portato come civile, e che in virtù di questo status non sarebbe dovuto neanche passare dall’ospedale militare di Mtarfa, in base alle informazioni in suo possesso non si sarebbe dovuto trovare a Malta, bensì in Italia. Carmelo venne quindi portato nell’ufficio del dottore e interrogato immediatamente per diverse ore, prassi che si ripeté  anche nei due giorni successivi. Il giorno dopo il recupero del naufrago, giunsero all’ospedale gli uomini dell’intelligence britannica, dove Warrington li attendeva ansioso. Con loro erano presenti anche il capo della polizia dell’isola Joseph Axisa, ed il soprintendente Vivian De Gray, che vollero dal dottore un rapporto dettagliato su quanto Carmelo gli aveva ingenuamente subito rivelato, pensando di potersi fidare dell’amico. Qui il prigioniero venne sbarbato, cosa che contribuì a farlo riconoscere anche dal sergente Micallef, che prima della guerra era capo del nucleo addetto alla sorveglianza di quanti frequentavano il consolato d’Italia, tra i quali Carmelo era uno dei più noti ed era stato da lui stesso personalmente sorvegliato e pedinato. Tuttavia la sorte di Carmelo era comunque già segnata, a causa delle sue spontanee quanto ingenue rivelazioni al suo vecchio amico di infanzia, e a quelle poi comunicate al capo della polizia negli interrogatori successivi, in particolar modo in merito alla propria vera identità.

Carmelo Borg Pisani 10Dall’ospedale Carmelo verrà spostato e rinchiuso in un’abitazione privata di Sliema fino al 7 agosto, e quindi tradotto nel carcere di Corradino (Kordin), dove rimarrà nei mesi successivi, nell’attesa del processo, durante i quali verrà sottoposto a pressanti interrogatori per strappare quante più informazioni possibili. I servizi segreti britannici avevano comunque una fitta rete di spie in Italia che passavano informazioni di prima mano, oltre a numerose fonti più affidabili di prigionieri di guerra quale era Carmelo. Uno dei tanti fu Lamberto Negri, capitano di cavalleria addetto allo stato maggiore dell’esercito, che fu il comandante del Centro Militare G., presso il quale si erano addestrati i volontari maltesi che avrebbero partecipato alla liberazione dell’isola. Dopo l’armistizio, trovandosi a Madrid per conto dei servizi segreti italiani, si consegnò spontaneamente all’ambasciata inglese della capitale spagnola, e da qui venne portato a Gibilterra, dove fornì gli elenchi dei maltesi che durante la guerra avevano cooperato e sostenuto l’Italia. Alcuni di questi coraggiosi patrioti verranno processati a guerra finita, tra il 1946 e il 1947.

Nonostante i pressanti e sempre duri interrogatori, Carmelo non rivelò dettagli particolari se non alcune informazioni generali sul carattere della sua missione e sul lavoro del Comitato d’azione maltese che era stato costituito a Roma. Notizie comunque di poco conto, visto che, come già detto l’Inghilterra beneficiava e beneficerà di delatori ben più informati e affidabili. Il prigioniero inoltre non rivelò mai nulla riguardo il cifrario dei messaggi che avrebbe dovuto spedire in Italia, andato perduto nella mareggiata che gli sottrasse tutto il materiale e che venne solo in parte recuperato da un sommozzatore dietro incarico dei servizi britannici. Su questo codice fondamentale (per gli inglesi), Carmelo non si lasciò mai sfuggire una parola, e alle guardie che lo dileggiavano chiedendogli il perché del proprio comportamento rispondeva: “Voi per chi lavorate? Non per gli inglesi? E io lavoro per l’Italia”. Il giuramento prestato era più importante, ma era solamente la formalità con il quale Borg Pisani aveva solamente  “ufficializzato” l’amore per la propria Patria. Gli inglesi lo derisero spesso, e una volta che venne ridicolmente accusato di amare troppo gli italiani disse: “Ma certo che li amo. Da quando ho messo piede in Italia mi hanno trattato come fossi uno di loro. Non fanno distinzione tra il figlio di un lord e il figlio di povera gente, per tutti la stessa stima. Certo che li amo”.

Carmelo Borg Pisani 16Appare quindi chiara quale fu la puntuale risposta che Carmelo diede alle continue proposte di collaborazione avanzate dagli inglesi nel corso dei mesi antecedenti il processo. Un processo che nessuno aveva fretta di celebrare poiché non essendo ancora svanito il pericolo di un’invasione dell’arcipelago, la probabile sentenza di morte che il processo avrebbe comportato avrebbe potuto scatenare l’ira degli italiani, una volta occupata l’isola. Dopo la battaglia di El Alamein dell’ottobre del 1942, apparve chiaro che la ritirata delle forze dell’Asse era irreversibile, e che l’invasione maltese era definitivamente scongiurata. Fu così che si arrivò al fatidico giorno iniziale del dibattimento.

Il 12 novembre Carmelo Borg Pisani si presentò davanti alla Criminal Court, corte analoga a quella d’Assise italiana, che però non presentava i nove giudici popolari previsti dall’ordinamento, a causa dello stato di guerra. L’accusa era composta dal capo della polizia Joseph Axisa, Tommy Warrington (l’amico di infanzia) e Joseph Pace, ossia colui che recuperò Carmelo dalla grotta in cui era rifugiato, George Howard e Robert Castillo. Della difesa facevano parte gli avvocati Alberto Magri e Paolo Borg Grech, cugino di Carmelo. Il processo venne celebrato a porte chiuse, poiché il regolamento applicato a questo caso prevedeva il giudizio solamente di giudici togati (Sir George Borg, presidente della corte d’appello, Edgard Ganado e William Harding) e non a mezzo di giurati. In più, gli atti del dibattimento non vennero resi pubblici.

L’accusa rivolta a Carmelo Borg Pisani era articolata in tre capi:

1 – Incolpato di aver preso parte ad una congiura allo scopo di far cadere il governo di S.M. aiutando i nemici della Gran Bretagna, tramite la partecipazione alle attività del Comitato d’azione maltese e dichiarandosi disponibile all’arruolamento nelle forze armate italiane.

2 – Accusato di essersi arruolato nell’esercito italiano e di aver preso parte ad operazioni militari contro la Grecia, alleata della Gran Bretagna nel conflitto.

3 – Infine il terzo capo d’accusa menzionava il suo sbarco a Malta per trasmettere informazioni agli italiani al fine di favorire l’occupazione dell’isola.

La difesa tentò una debole obiezione sul primo punto dichiarando che Carmelo aveva effettivamente fatto parte del Comitato d’Azione maltese, manifestando sentimenti filoitaliani, e dicendosi disponibile all’arruolamento ma solo perché questo era l’unico modo per ottenere dal governo italiano il necessario per vivere. Questo primo tentativo non venne accolto, perché non c’era la possibilità di dimostrare che Carmelo fosse stato costretto con la forza a partecipare al Comitato, unica cosa che avrebbe potuto sostenere la tesi della difesa; in più l’offerta di arruolamento in un esercito straniero era di per sè un reato.

In merito al secondo capo d’accusa, la corte accolse l’obiezione della difesa che dimostrò che Carmelo, con l’arruolamento non aveva imbracciato le armi contro la Gran Bretagna né preso parte alle operazioni di occupazione della Grecia, avvenuta prima che l’imputato venisse spostato in quel teatro operativo. Tuttavia questo non scalfì l’impianto della corte che lo accusava di essere colpevole di essere entrato a far parte di un esercito nemico e di aver raggiunto in assetto di guerra territorio nazionale di un alleato degli inglesi, cosa che costituiva reato a prescindere.

Infine il terzo ed ultimo punto. La difesa propose una ricostruzione dei fatti alternativa: Carmelo aveva tentato di raggiungere Malta nell’unico modo possibile a causa dello stato di guerra e delle continue operazioni militari. Prova ne era il fatto che appena arrivato aveva buttato tutto l’armamentario in mare e aveva cercato di attirare l’attenzione per essere riportato a terra, rispondendo sempre chiaramente a tutte le domande poste negli interrogatori. La corte rigettò questa tesi, affermando che fu la mareggiata a sottrarre il materiale, e che se queste erano le intenzioni, Borg Pisani avrebbe cercato di comunicare appena sbarcato e non dopo due giorni.

Carmelo Borg Pisani 30La difesa tentò in ogni modo di scardinare l’impianto accusatorio senza riuscirci, poiché i testimoni dell’accusa erano rilevanti e ad alcuni di questi, in particolar modo al capo della polizia ma soprattutto all’amico di infanzia Warrington, Carmelo aveva rivelato dettagli che ne avevano compromesso la posizione. La sentenza era di fatto già stata emessa.

Il 19 novembre 1942, la Corte dichiarò Carmelo Borg Pisani colpevole, condannandolo alla pena capitale tramite impiccagione. Pare che solo due dei tre giudici avessero votato per la pena capitale, mentre il terzo avrebbe voluto risparmiare la vita all’imputato, il quale ascoltò il verdetto nella posizione di attenti e con il volto impassibile.

Carmelo accettò con serenità la sentenza, e trascorse i suoi ultimi giorni con due religiosi: suo fratello e don Antonio Cilia, vecchio amico di famiglia. Entrambi lo sostennero moralmente e cercarono di intercedere per lui presso il vicegovernatore che fu irremovibile nel condividere la sentenza. I familiari e qualche amico poterono fare visita al condannato nei giorni precedenti l’esecuzione, definitivamente confermata da Lord John Vereker Gort, governatore di Malta per il 28 novembre, e tutti poterono prendere atto della tranquillità con la quale Carmelo stava vivendo le sue ultime ore. Nei tre giorni precedenti il 28, trascorse il tempo in letture spirituali e in conversazioni di carattere storico e religioso con due frati cappuccini, e fu in queste occasioni che ebbe modo di confessare ad un terzo religioso, don Francesco Xuereb: “Non mi spiace di morire, ma sono amareggiato per la mancata invasione di Malta da parte dell’Italia”.

Quadro Carmelo Borg Pisani - L'attesaAncora lei, l’Italia, pensiero fisso persino nei suoi ultimi istanti di vita, impressi sulla tela che dipingerà nelle sue ultime ore dal titolo “L’Attesa” (in foto), in cui una donna in costume maltese, seduta in un angolo e debolmente illuminata, pensierosa e seria, rappresentante Malta, attende la liberazione da parte dei soldati d’Italia.

La questua che i frati facevano per ogni condannato a morte in tutta l’isola, fruttò in questa occasione una somma stranamente elevata. Il giorno prima dell’esecuzione Carmelo riuscì a far avere un santino con l’immagine di Sant’Antonio da Padova e firmato e datato sul retro, ad uno dei frati che conosceva, in una busta che recava la dicitura “On his Maiesty’s Service”, che il condannato aveva cancellato con un tratto di penna.

Alle 3 del mattino del 28 novembre 1942, i frati giunsero nella stanza di Carmelo per recitare le preghiere di rito. Alle 7 venne prelevato dalla cella. Sul cornicione esterno della porta, venne notata una scritta tracciata a carbone e in italiano che recitava: “I servi e i vili non sono graditi a Dio”.

Raggiunse la cappella della prigione dove, come da tradizione, si professò arciconfratello e venne confortato da padre Serafino Zarb. Da qui si diresse verso il luogo dell’impiccagione. Durante il tragitto i frati pregarono in silenzio, mentre Carmelo lo fece ad alta voce, scandendo chiaramente le parole, avanzando a passi lenti, le braccia incrociate, lo sguardo al cielo. Continuò a pregare anche quando il boia gli legò i polsi e i gomiti. Salì da solo i gradini del patibolo, dove venne bendato e legato alle ginocchia e alle caviglie, mentre recitava l’atto di contrizione. Gli fu messo il cappio al collo, e il boia azionò la leva. Carmelo Borg Pisani cadde per due metri, e trovò subito la morte. Erano le 7.34 di sabato 28 Novembre 1942.

Immediatamente venne innalzata sul pennone del carcere la bandiera nera, e nella vicina parrocchia di San Paolo ebbe inizio la messa funebre. Il corpo rimase appeso per un’ora, e quando le spoglie vennero recuperate, non vennero rintracciati sul suo corpo i segni di paura dei condannati, come confermò uno dei rosarianti che lo avevano assistito sul patibolo. La fede religiosa e la grande magnanimità di Carmelo avevano avuto la meglio sulla paura, sconfitta anche dalla consapevolezza di essere stato condannato per una giusta causa, quale era per lui l’aver lottato per liberare la sua Malta dal giogo inglese.

Carmelo Borg Pisani 09La notizia giunse in Italia solo molti giorni dopo, e con molte imprecisioni riguardo la fine di Borg Pisani.

Gli vennero dedicate un paio di copertine de “La Tribuna Illustrata”, e la Regia Marina iniziò subito le pratiche per la concessione della Medaglia d’Oro al Valor Militare.  Il 3 Aprile 1943 tutte le scuole d’Italia lo commemorano; la Camera dei Fasci e delle Corporazioni lo ricordò ufficialmente il 17 aprile. Il 4 maggio 1943 gli venne concessa la Medaglia d’Oro con una motivazione che presentava notevoli discrepanze con il reale svolgimento dei fatti, a testimonianza della persistente incertezza sulla fine del condannato. Si pensava che Borg Pisani fosse stato giudicato da un tribunale militare, mentre invece venne condannato da un tribunale civile, quindi non fu giustiziato tramite fucilazione, ma mediante impiccagione. Moltissime furono le manifestazioni, commemorazioni e stampe a lui dedicate.

A suo nome vennero intitolate borse di studio e vie in molte città come Genova, Livorno, Pisa, Bari, la Regia Accademia di Belle Arti a Roma, il collegio della Gioventù Italiana del Littorio-Estero di Buccine vicino Arezzo, la scuola allievi ufficiali della Milmart di Calambrone, dove era stata trasferita quella di Messina che Borg Pisani aveva frequentato.

Nel 1969 la motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare concessa a Carmelo venne finalmente corretta in merito alla modalità della sua esecuzione:

Carmelo Borg Pisani 32 (ingrandita)“Irredento Maltese e, come tale esente da obblighi militari, chiedeva ripetutamente ed otteneva di essere arruolato, nonostante una grave imperfezione fisica. Come Camicia Nera partecipava alla campagna di Grecia, durante la quale contraeva un’infermità cui avrebbe dovuto essere sottoposto ad atto operatorio, al quale si sottraeva per non allontanarsi, anche solo per pochi giorni, dal campo di battaglia.

Conseguita la nomina ad Ufficiale della Milizia Artiglieria Marittima, chiedeva insistentemente di essere utilizzato in una rischiosissima impresa di guerra, alla quale si preparava in lunghi mesi di allenamento e di studio, in perfetta serenità di spirito e in piena consapevolezza della gravità del pericolo.

Catturato dal nemico, riaffermava di fronte alla Corte marziale britannica di Malta la sua nazionalità italiana e, condannato all’impiccagione, saliva sul patibolo al grido di “Viva l’Italia”.

Fulgido esempio di eroismo, di fede, di abnegazione e di virtù militari, che si riallaccia alle più pure tradizioni dell’irredentismo”.

Malta, 28 Novembre 1942

Carmelo Borg Pisani 31La salma di Carmelo Borg Pisani venne seppellita nel cimitero del carcere di Corradino, dove riposa ancora oggi, sembra nella tomba n.3. Nel corso degli anni sono state avanzate diverse richieste di dare una più degna sepoltura ai resti di Carmelo, ma fino ad oggi, nonostante articoli di giornale, commemorazioni ed interrogazioni parlamentari non si è mai giunti ad una definitiva presa di posizione. I numerosi tentativi operati dalla Marina Militare, da privati cittadini, deputati e varie associazioni, rivolti alle istituzioni italiane al fine di collaborare concretamente con Malta per concedere all’eroe una sepoltura civile e un doveroso ricordo, non hanno avuto successo. Solo il tempo dirà se sarà possibile risolvere una volta per tutte il “caso” Borg Pisani.

Come Movimento Irredentista Italiano, ma prima ancora come semplici italiani, riteniamo che Carmelo Borg Pisani, maltese italiano, artista e soldato del Regio Esercito, irredento e martire dell’italianità di Malta, decorato con la più alta onorificenza, la Medaglia d’Oro al Valor Militare, debba essere universalmente riconosciuto e ricordato come merita, e che nel luogo dove riposa debba finalmente essere collocato un monumento degno della sua figura.

Siamo contrari al trasferimento dei resti in Italia, poiché Carmelo Borg Pisani, maltese di nascita e morto per realizzare il sogno di riportare l’isola nel materno abbraccio dell’Italia, deve poter riposare nella sua amata terra natale, con quella dignità e quel rispetto che non gli sono stati concessi negli ultimi 70 anni.

Malta, indipendente dal 1964, deve prendere una posizione definitiva riguardo Carmelo Borg Pisani.

L’Italia, non deve dimenticare uno dei suoi tanti figli sfortunati, che con il suo eroico sacrifico assurge alla gloria eterna insieme ai più grandi eroi della Patria quali Cesare Battisti, Guglielmo Oberdan e Nazario Sauro, con i quali condivise il grande amore per l’Italia, le difficili scelte, e la tragica fine.

F.B.

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