Malta e Sicilia, isole gemelle legate da una incredibile comunanza storica

E’ notorio quanto le due isole abbiano una vicenda storica fortemente accomunata e intrisa di una vicinanza che non ha eguali. Proprio per questo abbiamo deciso di intervistare il prof. Brincat, Direttore del Dipartimento di Italiano dell’Università di Malta

Malta ora fa parte dell’Europa, ma è sempre stata parte attiva della storia del vecchio continente. Anzi la sua storia ha spesso determinato quella europea. Non fosse altro per la sua strategica posizione geografica. Da qui la necessità di conoscerla meglio avvalendosi di uno studioso particolarmente interessato ai collegamenti fra Malta e Sicilia: il Prof. Brincat dell’Università di Malta.

Lei è il Direttore del Dipartimento di Italiano dell’Università di Malta. Quindi, è un prezioso testimone sullo stato dell’arte delle relazioni fra l’Isola dei Cavalieri e l’Italia… Credo che si possano definire eccellenti…

“Effettivamente i nostri rapporti sono eccellenti. Sul piano politico la nostra percezione è che fra tutti i paesi dell’UE l’Italia è il paese che ci ascolta di più e che è sempre pronto a darci una mano. La lunga serie di trattati di cooperazione, non solo culturale ma anche economica, è il risultato concreto di questa solidarietà politica.”

Certo la contiguità geografica può essere una “ratio” apparente per definire questo sincretismo fra i due Paesi, ma credo che altre siano le ragioni… Quali a suo giudizio?

“La contiguità geografica non può essere sottovalutata. La distanza è di appena 93 km dalla Sicilia sudorientale, tanto che nelle giornate chiare, particolarmente verso il tramonto quando si accendono le prime luci delle strade, la Sicilia si vede. Io stesso l’ho vista alcune volte. In certi giorni si vede addirittura l’Etna. Questo fatto ha determinato il popolamento di Malta e Gozo. I primi abitanti sono venuti dalla Sicilia, come prova l’archeologia; anche gli Arabi hanno conquistato l’isola dopo aver preso tutta la Sicilia tranne Siracusa, e perfino gli Inglesi erano interessati a prendere la Sicilia inizialmente, ma poi si sono accontentati di possedere Malta. I contatti demografici sono stati fortissimi. Se la popolazione delle isole maltesi si è moltiplicata a un ritmo che non si è registrato in nessun’altra isola del Mediterraneo, da 5.000 intorno all’anno 1000 a circa 200.000 nel 1800, il fatto è dovuto allo sviluppo delle isole dai tempi dei Normanni al periodo dei Cavalieri, i quali ne fecero una città stato (oggi siamo in 400.000). La migrazione in entrambi i sensi è attestata dai cognomi. Un’occhiata alle insegne dei negozi o all’elenco telefonico di Malta rivela che la stragrande maggioranza dei cognomi sono di origine italiana. Il sito http://www.gens.labo mostra che tutti i cognomi maltesi sono presenti in Sicilia, inclusi quelli coniati a Malta. I nostri tre cognomi più comuni sono Borg (con g palatale), Camilleri e Vella.”

Quali le caratteristiche precipue della Cultura maltese? Oltre all’apporto della Cultura italiana ci sono altre presenze importanti…

“Le testimonianze più importanti sono ovviamente quelle preistoriche, ma sembra che la continuità si sia interrotta più di una volta. I Fenici hanno lasciato il tempio di Tas-Silg e centinaia di tombe sparse per l’isola, dei Romani abbiamo alcune ville, dei bagni, iscrizioni e la domus dove sono esibite sculture e mosaici di ottima fattura, i Bizantini hanno lasciato molte catacombe, gli Arabi hanno lasciato la base della nostra lingua, i Siciliani l’artigianato, i Cavalieri ci hanno regalato l’arte e l’architettura barocca nonché l’italiano come lingua alta, e dagli Inglesi abbiamo ereditato le istituzioni contemporanee e il bilinguismo, che ci conviene perché la loro lingua è oggi diventata d’uso internazionale.”

Possiamo definire Malta come un caleidoscopio della Storia del “Mare Nostrum”?

“Tutte le potenze che hanno attraversato il “Mare Nostrum” si sono fermate qui. Ma forse i casi eccezionali riguardano i Cavalieri e gli Inglesi, perché i primi possedevano solo Malta e la governarono per 250 anni (e respinsero l’assedio ottomano), mentre gli Inglesi nel Mediterraneo avevano basi solo nel promontorio di Gibilterra, a Malta e a Cipro (e respinsero l’assedio nazi-fascista).”

Quali gli aspetti più importanti dell’influenza della nostra Cultura a Malta?

“La mentalità, la religione cattolica, l’architettura, la musica, lo stile di vita, che comprende la cucina popolare e l’abbigliamento, e anche lo sviluppo della lingua, perché oggi non meno del 62% del lessico del maltese è di origine siciliana e italiana.”

I rapporti fra Malta e la Sicilia sono stati sempre “particolari”… E’ ardito definire questi rapporti come relazioni fra sorelle?

“La metafora sembra confermare l’ipotesi di due comunità nate diverse, benché geneticamente imparentate. Il rapporto è ben più complesso perché si è evoluto come una separazione (gli emigrati originari) e allo stesso tempo un intreccio di due comunità diverse (i discendenti dei vecchi immigrati e quelli nuovi). Io preferisco vederci un’infinità di rapporti individuali, appunto perché sono gli individui che compongono la comunità. E non bisogna perdere di vista i maltesi che si sono stabiliti in Sicilia, benché questi siano meno appariscenti perché vengono assorbiti da una comunità molto più grande e sono sparpagliati su un territorio vasto. A proposito, i matrimoni misti sono frequenti anche oggi.”

Uno dei problemi che nel corso della presenza inglese contribuirono a creare uno stato di estrema agitazione sociale è quello dell’uso della lingua italiana… Perché tutto questo?

“Cercherò di evitare la solita interpretazione nazionalistica vittimistica, tra oppressori e oppressi. Era naturale che la Corona britannica non si sentisse a suo agio governando una comunità piccola ma tenacemente attaccata alla sua cultura italiana. Prima di tutto gli amministratori dovettero pubblicare tutte le leggi e gli avvisi in due lingue, e poi quando un cittadino britannico veniva portato davanti a un tribunale maltese per qualche misfatto non capiva niente durante il processo. Un altro aspetto della questione era che gli amministratori britannici erano convinti di agire per il bene dell’isola, cioè stavano applicando qui le misure che stavano introducendo nell’Inghilterra dialettofona e in Scozia, Irlanda e Galles, allora celtofone, perché associavano il progresso con la lingua inglese (i dialetti e il celtico erano considerati ostacoli al progresso civile e culturale). Ovviamente non capirono che una comunità, benché molto piccola, potesse non desiderare quel tipo di progresso e preferire mantenere la propria identità culturale. I maltesi colti, invece, lo capirono e si arroccarono attorno alla religione cattolica e alla cultura italiana che, con il loro prestigio plurisecolare e internazionale, facevano da scudo all’identità della piccola nazione. Può sorprendere la tenacia della difesa dell’italiano: per circa 70 anni, fino al 1936, al parlamento maltese gli imperialisti parlavano in inglese e i nazionalisti in italiano. Fu proprio questo “scudo culturale” che permise al maltese di standardizzarsi per salire al rango di lingua ufficiale nel momento opportuno, cioè nel 1934, quando la difesa dell’italiano divenne impossibile.”

Lord Strickland per fermare il dominio della Cultura italiana privilegiava il carattere fenicio di Malta e della sua Cultura. Tesi apparentemente “originale”, ma che contiene elementi di verità storica…

“La tesi era antica e sorse nel Cinquecento per un malinteso culturale quando alcuni eruditi come il francese Jean Quintin, associarono alcune iscrizioni fenicie con la lingua maltese. Nel Seicento lo storico maltese più autorevole del tempo aveva già capito che il maltese discende da un dialetto arabo che si parlava a Pantelleria e nella Sicilia sud-orientale dove, però, era già estinto. Molti maltesi rifiutarono la sua interpretazione perché non piaceva l’accostamento all’arabo, e soprattutto la definizione di dialetto, e allora si insistette sul mito fenicio perché i Fenici godevano la reputazione di essere un grande popolo. Tali idee erano comuni nel Settecento (cfr. gli Etruschi, gli antichi sardi) e la questione continuò a dibattersi fino all’Ottocento, malgrado le analisi di studiosi seri. Strickland la ripescò perché faceva comodo insistere sulle origini fenicie dei maltesi, perché li separava dai suoi vicini e soddisfaceva l’orgoglio nella propria identità unica e antica. Inoltre, aveva letto un libro in cui un inglese asserì che il popolo britannico era disceso dai Fenici, e questo proverebbe che Inglesi e Maltesi fossero geneticamente imparentati! Ma era un mito perché l’accostamento del maltese con il fenicio era sorto quando il fenicio/cartaginese non era stato ancora nemmeno decifrato.”

Ci può fornire alcuni elementi che accomunano la lingua maltese con l’italiano e/o il siciliano?

“La caratteristica più importante è il vocalismo, che è ancora produttivo: cioè appena un maltese, anche se analfabeta, ascolta un nuovo termine in italiano o in inglese di origine latina (per. es. globalizzazione o evaluation) lo trasforma conferendogli una veste sicilianeggiante (globalizzazzjoni, evalwazzjoni). Le consonanti sono produttive solo con riguardo a qualche raddoppiamento. La maggior parte dei termini artigianali (del falegname, del pescatore, del costruttore edile) sono di origine siciliana (mastrudaxxa; vopa, luzzu lu guzzu; mazkàn). Inoltre, il maltese conserva anche termini siciliani che si sono persi in Sicilia: dundjàn addu’ndianu; flixkùn flascuni ‘bottiglia’), e addirittura coniato o adattato alcuni altri termini (gelu ‘glassa’, brazzi ‘appliques’, bozza ‘lampadina’). Chi è interessato ai particolari può leggere il mio libro Malta. Una storia linguistica, Le Mani Genova, 2004 (430 pagine, 30 euro).”

Che ruolo può avere Malta come luogo di equilibratura fra l’Europa Mediterranea e l’Europa Continentale?

“Questa è una domanda politica e va rivolta ai politici. Io mi limito a esprimere il mio parere che il dialogo aiuta sempre a conoscersi meglio, e che questo è l’unico modo per superare i pregiudizi.”

(www.girodivite.it – Emanuele G.)

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