Nizza, lo sradicamento forzato dell’italianità

«Storie e Letterature di Nizza e del Nizzardo (e di Briga e di Tenda e del Principato di Monaco)», un libro pubblicato da «Settecolori» (giunto fulmineo alla seconda edizione). Scritto per dimostrare che «Nizza non era così francese come si vuol far credere» da Giulio Vignoli, già professore di Diritto Internazionale all’Università. Vignoli, un benefattore d’italianità: da anni compiendo viaggi, raccogliendo testimonianze dirette, si occupa delle nostre minoranze all’estero e di lingue minoritarie (qui scopriamo che il dialetto monegasco è genovese, quello di Mentone ligure). Suoi testi fondamentali: «I territori italofoni non appartenenti alla Repubblica Italiana»; «Gli italiani dimenticati. Minoranze italiane in Europa»; «L’olocausto sconosciuto. Lo sterminio degli italiani di Crimea» (ricerca con Giulia Giachetti Boico) presentato nel 2008 al Ducale.
Il pamphlet è una buona occasione per capire lo sradicamento violento e forzato d’italianità, la congiura francese del silenzio, perdurante se certa intellighentia nizzarda ha «bandito» Maurice Mauviel, docente all’Università Paris-Descartes, per l’intenzione di trattare della letteratura italiana di Nizza.
Vignoli ricostruisce la storia, ci ridà i nomi e l’opera degli scrittori italiani del Nizzardo, iniziando con Ludovico Lascaris nel 1300 per un totale di 123 scrittori. Nel 2000 sono solo due: Reinat Toscano ed Alain Roullier Laurens guida di un movimento autonomista-indipendentista. Questi ha edito in francese «Nizza Contemporanea» di Enrico Sappia e «Nizza 1792-1814» di Giuseppe Andrè (in Francia inaccessibili). Il libro di Andrè, del 1894, riguarda le vessazioni dei soldati francesi sui montanari (Les Barbets) nascosti sulle montagne delle Alpi Marittime ai tempi della prima cessione, 1792, alla Francia. Nizza si era liberamente data nel 1388 ai Savoia con l’impegno di quest’ultimi di non cederla mai ad altro Stato, ma con la Rivoluzione fu occupata dai francesi e tornò sabauda nel 1814 con la Restaurazione.
L’indipendentista Alain oggi denuncia i brogli del plebiscito del 1860, rivendica la fondatezza dei «Vespri Nizzardi», tre giorni di manifestazioni popolari del 1871, con assalto della prefettura al grido INRI: «I Nizzardi Ritorneranno Italiani».
L’odierno movimento indipendentista ristabilisce verità su Garibaldi, nato a Nizza nel 1807 (da Domenico di Chiavari e Rosa Raimondi di Loano), mentre le celebrazioni ufficiali del bicentenario lo hanno violato e falsato. Garibaldi, quando dopo il plebiscito fu messa la mordacchia, disse: «Se Nizza e Corsica sono francesi, io sono tartaro».
La storia degli italiani a Nizza nel libro viene indicata con parole come «sradicamento violento», «genocidio culturale», «pagine di storia strappate e verità taciute». Si racconta di roghi di carte degli Archivi per distruggere la loro memoria, conservata dalle lapidi al cimitero. Ricorre l’espressione «dalla sera al mattino» riguardo la soppressione nel 1860 dell’italiano nelle scuole e nella pubblica amministrazione, e la stessa espressione per la chiusura nel 1895 del giornale «Il Pensiero di Nizza» di Andrè.
Una riflessione: questo decisionismo francese nasce dalla loro grandeur storica. Per la centrale nucleare Superphoenix, anni settanta, i contestatori francesi vennero caricati come sacchi su camion dalla gendarmerie, non come i nostri No Tav.

(ilgiornale.it)

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