IL MOVIMENTO A BELLANTE (TE) PER IL CONVEGNO “ARRIVARONO I LIBERATORI”

img_20160917_1756103Lo scorso 17 settembre, il Movimento Irredentista Italiano è intervenuto al convegno “Arrivarono i liberatori – I crimini di guerra alleati nel meridione”. L’incontro, svoltosi a Bellante (TE), presso la sala consiliare del Municipio, ed organizzato insieme agli amici dell’Associazione Culturale Nuove Sintesi ed Unione Socialismo Nazionale, è pienamente riuscito. L’intervento realizzato dal Movimento si è concentrato nell’offrire ai numerosi presenti una disamina storico-politica dei crimini angloamericani compiuti nel Meridione d’Italia durante la seconda guerra mondiale. Cinque i punti di vista esaminati nell’affrontare il tema.

Primo aspetto chiamato in causa, il ritorno della Continua a leggere

SABATO 17 LA CONFERENZA “ARRIVARONO I LIBERATORI – I CRIMINI DI GUERRA ALLEATI NEL MERIDIONE”

ImmagineSabato 17 settembre, alle ore 17, presso la sala consiliare del Municipio di Bellante (TE), il Movimento Irredentista Italiano sarà presente all’incontro organizzato dagli amici dell’Associazione Culturale Nuove Sintesi dal titolo “Arrivarono i liberatori – I crimini di guerra alleati nel meridione”.

Nei due anni di guerra civile italiana, tra il 1943 ed il 1945, furono innumerevoli i crimini e le violenze che l’inerme popolo italiano dovette subire per mano degli eserciti alleati invasori. Stupri di massa, saccheggi, stragi, bombardamenti terroristici furono solo alcuni dei crimini di guerra che l’inerme popolazione italiana subì nel corso dell’avanzata degli anglo-americani lungo la penisola italiana. Le violenze, iniziate subito dopo lo sbarco in Sicilia del luglio ’43, dove gli alleati riportarono al potere la mafia che il prefetto Mori aveva eliminato, raggiunsero l’apice dopo lo sfondamento della linea Gustav del maggio ‘44, quando i soldati africani del corpo di spedizione francese, i famigerati Goumier, misero a ferro e fuoco il frusinate, scatenando un’ondata di terrore fatta di massacri, stupri e saccheggi che, ancora oggi, rappresenta una ferita aperta per quelle terre.

I crimini commessi non si fermarono qui. Nel nord Italia, gli anglo-americani portarono la morte dal cielo. Le città del settentrione sperimentarono, fino a fine guerra, la paura dei bombardamenti terroristici della RAF e dell’USAAF. Interi quartieri popolari, privi di qualsiasi obiettivo militare, vennero rasi al suolo al solo scopo di fiaccare l’animo della popolazione, di diffondere terrore, morte e distruzione, un destino che le città del meridione, emblematico il caso di Foggia, avevano già conosciuto prima della resa dell’Italia dell’8 settembre. Sul finire della guerra, inoltre, il nord-est italiano venne utilizzato dagli statunitensi come poligono di tiro per sperimentare le terribili bombe a farfalla, che diventeranno famose nei successivi conflitti di Corea e del Vietnam. Le famigerate “cluster bombs” non esplodevano una volta toccata terra, trasformandosi in autentiche mine che seminarono il terrore tra la popolazione civile anche anni dopo il termine della guerra, causando incidenti che provocarono vittime e menomazioni soprattutto tra i contadini ed i bambini.

In qualità di nazione sconfitta, l’Italia ha dovuto subire, e subisce ancora, la retorica di una vulgata storica volta unicamente ad indurre un perenne sentimento di colpevolezza, estremizzando colpe, vere o presunte, e nascondendo i crimini subiti. Su questa pagina della storia d’Italia, volutamente occultata sin dalla fine del conflitto al pari di quella delle stragi delle foibe, c’è ancora molto da dire.

L’incontro di questo sabato a Bellante avrà quindi un duplice obiettivo: raccontare le atroci sofferenze patite dai nostri connazionali per mano dei cosiddetti “liberatori” ma, ancora di più, rendere giustizia alla memoria di migliaia di italiani dimenticati.

Il Consiglio Direttivo del Movimento Irredentista Italiano

BOLZANO: COMMEMORAZIONE DEL TERRORISTA AMPLATZ. NOI RICORDIAMO I NOSTRI CADUTI: LA STRAGE DI MALGA SASSO (9 SETTEMBRE 1966)

Domani, 10 settembre, a Bolzano, avrà luogo una commemorazione dedicata ad Alois Amplatz, uno dei più noti terroristi altoatesini e responsabile, tra i tanti crimini, della tristemente nota “Notte dei fuochi” del 1961, durante la quale vennero compiuti 33 attentati, in uno dei quali perse la vita il lavoratore dell’ANAS Giovanni Postal. Saranno presenti sicuramente gli Schutzen ma, probabilmente, anche noti personaggi politici locali.

Oggi, 9 settembre 2016, ricorre il cinquantesimo anniversario della strage di Malga Sasso, una tra le più sanguinose compiute dai terroristi altoatesini. Cogliamo quindi l’occasione per ricordare a tutti chi furono i terroristi che insanguinarono l’Alto Adige negli anni ’60 e a cui, ancora oggi, come visto, molti inneggiano.

La casermetta di Malga Sasso sorgeva sulle pendici del Monte del Sasso, posto sulla destra orografica del fiume Isarco, a 1745 metri d’altezza, in mezzo ad un esteso prato circondato da boschi di conifere, poco distante dal passo del Brennero.

Secondo quanto si evince dalla sentenza n. 7/70 R. G., emessa dalla seconda Corte d’Assise d’Appello di Milano il 12 febbraio 1976, l’attacco terroristico fu ideato, organizzato e posto in essere da Georg Klotz con la complicità di Richard Kofler, Alois Rainer e Alois Larch. Secondo la Corte, nel corso della notte dell’otto settembre 1967, Georg Klotz sarebbe penetrato all’interno della casermetta della Guardia di Finanza di Malga Sasso e vi avrebbe introdotto una carica esplosiva innescata con un congegno ad orologeria, mentre i suoi complici lo avrebbero atteso poco distante dall’edificio militare.

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La caserma dopo l’esplosione dell’ordigno

Alle 11 del mattino del 9 settembre 1966, l’ordigno deflagrò. La terribile esplosione fece completamente crollare il muro maestro, spesso 60 cm, del lato esposto a nord/ovest in corrispondenza dell’ufficio e abbatté la parete divisoria fra l’ufficio e la cucina. Il tetto, eretto in lastre d’ardesia, volò via in corrispondenza della cucina, dell’ufficio e di una camerata. La soglia e la mazzetta della finestra dell’ufficio furono polverizzate, mentre l’inferriata fu scagliata a 18 metri di distanza. Le brande della camerata furono torte e scaraventate via. Alcuni detriti furono lanciati fino a 50 metri di distanza.

Nell’attentato perirono la guardia di finanza Martino Cossu, ventenne sardo di Lugosante in provincia di Sassari, Il vicebrigadiere altoatesino di lingua tedesca, Herbert Volgger, e il sottotenente Franco Petrucci.

Herbert Volgger fu investito in pieno dalla violenza dello scoppio e massacrato. Il sottufficiale fu trasformato in una torcia umana e proiettato dall’ufficio alla cucina attraverso il varco costituito dal divisorio abbattuto. Indosso gli erano rimasti, intorno all’inguine, solamente alcuni brandelli di tessuto dei suoi indumenti e il suo corpo, completamente carbonizzato, mostrava nella parte anteriore estesi crateri contenenti miriadi di schegge.

Cossu fu travolto dalla parete interna dell’ufficio che era piombata in cucina, rimanendo incassato fra il muro e la radio.

Il tenente Pertrucci fu avviluppato dalla fiammata ed abbattuto da un subisso di frantumi. Oltre la metà del suo corpo fu ricoperta da gravissime ustioni. Inoltre, riportò la perforazione centrale del timpano sinistro e la distruzione di quello destro. Fu portato immediatamente all’ospedale civile di Vipiteno, ma morì il 23 settembre, dopo due settimane di atroci sofferenze.

Per la strage furono condannati: Richard Kofler, alla pena di 23 anni e 6 mesi di reclusione per strage aggravata, detenzione di materie esplodenti e per calunnia aggravata; Alois Rainer a 23 anni e 6 mesi di reclusione per strage aggravata, detenzione di materie esplodenti e cospirazione politica; Alois Larch a 28 anni di reclusione per strage aggravata e detenzione di materie esplodenti. Klotz non fu condannato perché morì nelle more del processo, il 24 gennaio del 1976, stroncato da un attacco cardiaco mentre era latitante in Austria.

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Uno dei tralicci distrutto durante la “Notte dei fuochi” per la quale fu condannato il terrorista Amplatz

Per quanto riguarda la celebrazione di domani del terrorista Alois Amplatz è bene ricordare che costui fu uno dei più famigerati e spietati terroristi altoatesini degli anni sessanta. Capo della cellula terroristica bolzanina, Amplatz fu tra i responsabili della “Notte dei fuochi”, cioè la notte tra l’undici e il dodici giugno 1961, quando i dinamitardi compirono ben 33 attentati, tra i quali quello in cui morì dilaniato il lavoratore dell’ANAS Giovanni Postal.

Tra le miriadi di attentati compiuti da Amplatz, menzioniamo quelli compiuti contro case popolari a Bolzano i primi di agosto del 1963. Il terrorista, nella notte tra il tre e il quattro agosto, minò una gru all’interno di un cantiere in via Sassari. L’esplosione ne scagliò lontano il portello, pesante quaranta chili, che piombò come un missile contro il muro di una casa, sventrò una finestra e andò a schiantarsi all’interno dell’abitazione, con il rischio di uccidere alcuni degli inquilini. Non contento, andò in via Druso, dove piazzò una bomba all’interno del giro scale di un condominio in costruzione. L’ordigno, deflagrando, distrusse il giro scale, abbatté tre delle quattro colonne centrali dell’edificio e sbriciolò il solaio, posto tra le cantine e il piano terra. La staccionata delimitante il cantiere fu distrutta e i pezzi di legno mandarono in frantumi le vetrine dei negozi che si trovavano sull’altro lato della strada. Contemporaneamente, i cinque operai che stavano dormendo sulle loro brande all’interno del fabbricato in costruzione, furono sbalzati a terra dall’onda d’urto e ricoperti da calcinacci, pezzi di mattoni e schegge di vetro.

Mentre gli Schutzen commemorano meri terroristi, inviamo il nostro pensiero alle vittime della loro follia sanguinaria. A noi il compito di tutelarne la memoria, vilipesa dalle ricorrenti celebrazioni dei loro assassini, offesa resa possibile da uno Stato ignavo ed assente, al quale invece spetterebbe il compito di difendere la storia della nostra Nazione ed i nostri caduti.

Uno Stato che permette celebrazioni di terroristi separatisti, nonché l’intitolazione di vie agli stessi, è uno Stato destinato a morire.

A chi celebra dei comuni terroristi noi rispondiamo ricordando ed onorando i nostri caduti.

Il Consiglio Direttivo del Movimento Irredentista Italiano

8 SETTEMBRE

Non dimenticare. Mai. Questo è quanto il Movimento ha sempre sostenuto sin dalla sua costituzione.

L’8 settembre di 73 anni fa veniva resa nota l’ignobile “resa senza condizioni” che il governo Badoglio aveva firmato cinque giorni prima. Giorni durante i quali i vertici militari autori della disonorevole firma continuarono ad inviare i soldati italiani a morire, per tentare di arginare il famoso sbarco anglo-americano di Salerno, ben consci dell’inutilità di tale sacrificio. Ripetiamo: fu una RESA, non un armistizio.

Quel giorno venne ufficializzata la cessione della sovranità italiana (militare, politica, economica) agli eserciti alleati invasori. Quel giorno il re ed il capo del governo fuggirono da Roma lasciando centinaia di migliaia di soldati al fronte senza ordini, in balia della prevedibile reazione tedesca. Quel giorno la popolazione del confine orientale italiano venne abbandonata alla furia sanguinaria dei partigiani comunisti jugoslavi.

La tragedia che rappresentò l’8 settembre è storia nota. Ancora oggi l’Italia sconta le conseguenze di quella sciagurata e vergognosa resa incondizionata. L’indipendenza e la libertà per le quali centinaia di migliaia di patrioti lottarono, immolandosi, durante il Risorgimento, nelle guerre d’Indipendenza, nella Grande Guerra, vennero vendute allo straniero, firmando al buio una resa destinata a segnare il futuro dell’Italia in ogni aspetto della vita della Nazione.

Un giorno da ricordare per quello che rappresentò e per ciò di cui, a 73 anni di distanza, è ancora espressione. Un giorno in cui, tuttavia, il tricolore deve comunque garrire al vento. A mezz’asta o con un drappo nero, ma sempre e fieramente esposto, a perenne memoria della nostra storia, del coraggio dei nostri fratelli che, per difenderlo dagli invasori inglesi, americani e slavi, in quei tragici giorni di settembre, in barba ad un re, un governo ed uno stato maggiore vili e codardi, scomparvero per sempre.

Il Consiglio Direttivo del Movimento Irredentista Italiano

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I CRIMINI DI GUERRA ALLEATI NEL MERIDIONE

Il prossimo 17 settembre il Movimento Irredentista Italiano sarà presente a Bellante (TE), dagli amici dell’Associazione Culturale Nuove Sintesi, per affrontare il tema dei crimini di guerra alleati nel Meridione d’Italia durante la seconda guerra mondiale.

Stupri di massa, saccheggi, stragi, bombardamenti terroristici furono solo alcuni dei crimini di guerra che le inermi popolazioni del meridione subirono nel corso dell’avanzata degli anglo-americani lungo la penisola italiana.

Una pagina della storia d’Italia su cui c’è ancora molto da scrivere.

Vi aspettiamo sabato 17 settembre, alle ore 17, presso la Sala Consiliare del Municipio di Bellante (TE).

Il Consiglio Direttivo del Movimento Irredentista Italiano

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