ITALIANI CONTRO AUSTRIACI. I FATTI DI INNSBRUCK DEL 1904

La lotta degli italiani del Trentino e della Venezia Giulia per ottenere l’apertura di un’università italiana a Trieste raggiunse il culmine nel 1904, durante i “Fatti di Innsbruck”.

Sin dal 1848 al Reichstag di Vienna, per bocca di Pietro Kandler, maggiore storico triestino del diciannovesimo secolo, il tema dell’apertura di un’università italiana a Trieste era argomento di discussione. Nel corso del tempo la legittima battaglia per l’università italiana divenne oltretutto questione di principio, in quanto tra le varie nazionalità componenti il multietnico impero asburgico, quella italiana si vide discriminata a fronte delle aperture dell’università croata a Zagabria (1873), dell’università ceca a Praga (1882) e della presenza dell’antica università polacca a Cracovia e di quella più recente a Leopoli. Le cattedre italiane parallele, pure presenti in alcuni casi, non soddisfacevano la crescente esigenza della comunità italiana di una propria università in lingua. La sempre più massiccia presenza di italiani nelle università di Innsbruck, Graz e Vienna venne costantemente sottolineata dagli studenti per richiedere nuovamente l’apertura di un’università a Trieste (sintetizzata nel famoso motto “Trieste o nulla!”) o, perlomeno, una suddivisione linguistica della facoltà della città austriaca, vista come tappa verso il traguardo dell’ateneo nella città giuliana.

Il governo austriaco, temendo che un’università italiana in terra austriaca potesse Continua a leggere

IL MOVIMENTO IRREDENTISTA RENDE OMAGGIO AL COMANDANTE LUDOVICO CENSI

dscf1074Lo scorso 2 Novembre, in occasione della festività dei defunti, una delegazione del Movimento Irredentista Italiano si è recata presso il cimitero comunale di San Severino Marche (MC), cittadina tra l’altro pesantemente colpita dal recente sisma, per deporre un omaggio floreale tricolore ed effettuare una manutenzione alla tomba del leggendario Comandante Ludovico Censi.

Nato a Fermo il 21 maggio 1895, Ludovico Censi combatté nella Grande Continua a leggere

La Voce Irredentista n.37

Simbolo MIRI definitivoPubblichiamo il 37° numero de “La Voce Irredentista”, bollettino informativo del Movimento Irredentista Italiano.

Gli articoli all’interno:
– No alla pulizia etnico-culturale della comunità italiana in Alto Adige
– Italiani contro austriaci. I fatti di Innsbruck del 1904
– Da Via Togliatti a Via Tandura
– “Apostolo del Lavoro. Eroe della Patria”. In ricordo di Filippo Corridoni
– L’Impresa di Pola

All’interno, oltre all’editoriale, anche le abituali rubriche “Il lavoro del Movimento” e “Stoccata finale”.

Clicca qui sotto per leggere la Voce.

La Voce Irredentista n. 37

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Buona lettura.

Il Consiglio Direttivo del Movimento Irredentista Italiano

 

 

NO ALLA PULIZIA ETNICO-CULTURALE DELLA COMUNITÀ ITALIANA DELL’ALTO ADIGE

Non passa giorno che la comunità italiana dell’Alto Adige non si veda mortificata. L’attacco alla toponomastica italiana tramite il voto di scambio tra governo ed SVP (Sì al referendum del 4 Dicembre in cambio della cancellazione di migliaia di toponimi italiani), il “depotenziamento” dei monumenti, l’eliminazione di qualsiasi simbolo che in qualche modo richiami all’italianità e, per ultimo, l’ipotesi di acquisto del quotidiano “Alto Adige” da parte dell’Athesia (leggasi Svp), mirano alla cancellazione di ogni traccia della presenza culturale italiana nella provincia di Bolzano.

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Il Monumento alla Vittoria di Bolzano deturpato dall'”anello luminoso”.

Dopo l’”inanellamento” di una colonna dell’Arco piacentiniano, è arrivato l’annuncio che a breve sarà “depotenziato” anche il bassorilievo di piazza del Tribunale, raffigurante Mussolini a cavallo, su cui sarà fatta campeggiare la scritta “nessuno ha il diritto di obbedire”. A tal proposito non si può non chiosare che asserire che nessuno abbia il diritto di obbedire sia come affermare che tutti hanno il dovere di non obbedire, e ciò sembra abbastanza antidemocratico. Inoltre, tale frase, per una sorta di eterogenesi dei fini, non contrasta assolutamente con l’altra che si vorrebbe criticare. Infatti, se analizziamo la frase “inquisita”, “credere, obbedire, combattere”, si evince facilmente che il presupposto per l’”obbedire” e il “combattere” è il “credere”, senza il quale non è richiesto né obbedire, né combattere. Sarebbe come dire che un sacerdote cattolico non debba obbedire ai comandamenti e alle gerarchie ecclesiastiche anche se ha fede, cioè crede, nella propria religione e nella Chiesa di Roma.

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L’ultima novità è la proposta della Svp di sostituire i «simboli fascisti» che troneggiavano sopra i pennoni di piazza della Vittoria, prospiciente l’omonimo Monumento, cioè la lupa capitolina ed il leone di San Marco, con delle colombe.

Non si capisce invece perché gli italiani dovrebbero continuare ad allietarsi della presenza di relitti asburgici, come il monumento a Walther von der Vogelweide o quello a Teodorico, situato nella piazza prospiciente “Palazzo Widmann”, che rappresentano una provocazione ancor maggiore di quella presunta dei cosiddetti “relitti fascisti”. Difatti, se i monumenti “italiani” sono una testimonianza storica in quanto contestuali all’epoca in cui vennero costruiti, quelli “tedeschi” rappresentano una vera provocazione, giacché edificati in un’epoca decisamente posteriore ai fatti storici descritti e sorti al fine di promuovere un’azione di propaganda filo asburgica, esclusivamente per dimostrare una superiorità della “stirpe” germanica. Non si capisce nemmeno perché gli italiani dovrebbero inebriarsi della presenza di nomi di strade intitolate a terroristi separatisti e della continua celebrazione di dinamitardi che mettevano bombe nelle case degli italiani, o deliziarsi della vista del “pollo” asburgico quale emblema della Provincia bolzanese, mentre di converso i tirolesi non possono convivere nemmeno con i tricolori sui rifugi alpini o con i toponimi italiani.

Come ha detto qualcuno, a furia di tirarla la corda si spezza e, di conseguenza, da parte italiana sarebbe il caso di denunciare finalmente il nefasto ”Accordo Degasperi-Gruber”, a maggior ragione considerando il fatto che quest’ultimo, nel tempo, è stato sempre eluso e ripetutamente interpretato a senso unico a danno della comunità italofona.

Il Consiglio Direttivo del Movimento Irredentista Italiano

“SUDTIROLO”: LA MISTIFICAZIONE

14193643_325878411096599_1617570711_nIl cosiddetto “Südtiroler Heimatbund” (“lega della patria altoatesina”) ha annunciato che a novembre farà affiggere a Roma un migliaio di manifesti recanti la scritta “Il Sudtirolo non è Italia”, per ribadire che la maggior parte degli altoatesini tedescofoni vogliono l’autodeterminazione e la secessione dell’Alto Adige dall’Italia.

A parte la bizzarria dell’affermazione, c’è da dire che il termine “Südtirol”, indicato per definire il territorio compreso tra il crinale alpino e Salorno, è completamente inventato perché storicamente non è mai esistito un tal territorio, con una propria autonomia politica o amministrativa, prima del 1927 quando l’Italia creò la provincia di Bolzano separata da quella di Trento. Infatti, il termine “Südtirol” fu usato per definire il trentino e per ribadirne la tirolesità dopo che i trentini, nel 1848, guidati dalla loro borghesia urbana, proclamarono il “Los von Innsbruck”, per staccarsi dal Tirolo ed essere annessi al Lombardo-Veneto.

Facciamo un passo indietro e riportiamo brevemente, ad uso e consumo degli austriacanti de noantri, la storia dell’Alto Adige, chiamato sin dall’antichità “La terra lungo l’Adige e tra i monti”.

Inizialmente, l’odierno Alto Adige Continua a leggere